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Le quote di Bankitalia: la solita porcata

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posso darti la mia lettura, con un certo sprezzo del ridicolo (l'anonimato serve solo a questo) il decretino non è il trionfo del bildenberg e delle banche private padrone del mondo. è un rattoppo affrettato e tecnicamente mal concepito(ad es. anche nel punto del limite del 3%  in mancanzi di qulunque mercato delle quote) per  alcuni problemi, piccoli, di finanza pubblica, talmente scassata però da non permettere altro. le due banche italiane che ne ricavano indubbi benefici, se la passano male e sono per certo una sentina di vizi, ma avrebbero potuto benissimo aspettare altri mesi o anni. (la questione della rivalutazione delle loro quote è carsica, compare e scompare da almeno 15 anni).

non ci sono trame complesse, ma piccolissimo cabotaggio politico che tira a campare.

la malafede, la porcata,  allora non è nella portata del provvedimento, ma nella  volontà di NON riformare l'assetto proprietario e la corporate governance del sistema bancario italiano. questi sono ciechi e stolti, la questione per loro non esiste neanche.

Concordo

amadeus 31/1/2014 - 18:10

Il problema di fondo è che la classe politica italiana è da anni attovagliata con le banche in un perenne scambio di favori, basti ricordare che senza l'aiuto del sistema bancario il debito pubblico italiano non potrebbe esistere (chi aiuta il Tesoro a collocare i titoli pubblici?). Alla fine è assai probabile che i banchieri, abituati a far di conto più dei politici, siano quelli che più guadagnano, perlomeno in termini economici, dallo scambio di favori.

Nel caso specifico le banche pagheranno una 'modesta' imposta sulle plusvalenze mediamente realizzate mediante la rivalutazione, così il Tesoro incassa i quattro spiccioli che consentono di 'scavallare' il 2013 senza rimangiarsi l'abolizione della 2^ rata dell'IMU. In cambio dovrà ordinare alla banca centrale di pagare alle banche dividendi ben maggiori di quelli correnti: tutti soldi sottratti alle entrate future. L'importante è guadagnare tempo, salvando le chiappe e sperando che le cose migliorino al più presto. Aspettativa chiaramente infondata perchè la classe politica nulla fa per ottenere tale risultato.

20 volte i dividendi correnti, ovvero circa 1.5 miliardi di euro sarebbe stata una cifra assai più ragionevole e in linea con i parametri di mercato, tenuto conto dei diritti del Tesoro sugli utili di quello che per legge è un Istituto di diritto pubblico.