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Le quote di Bankitalia: la solita porcata

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A latere

floris 4/2/2014 - 22:41

Rileggendo il vecchio articolo ( 2007) di Seminerio sulla B'dI, già allora si prospettava che il riacquisto da parte della banca delle quote avrebbe comportato un costo considerevole per le casse dello stato, e a tal proposito si rimanda ad un articolo di Vella e Pisauro del 2005 su La Voce dove si parlava della questione rivalutazione.
L' articolo è interessante perché si fa qualche ipotesi sul metodo opportuno, ma a mio avviso anche per un altro particolare. Si parla del fatto che le singole quote fossero iscritte al bilancio delle varie banche per valori assai disomogenei ( come oggi ), ma  prendendo buoni quei dati e questi, in maniera assai diversa da oggi. Carige passa dai 41 euro a quota nel 2005 ( presumo )ai 73000 di oggi, Bnl ai 13k ai 4500 di oggi.
A me questo punto sembra fondamentale, perché credo che l' argomento che Bd'I si dovesse ricomprare le quote al valore nominale originario/con piccole rivalutazioni si scontri col fatto che lo stesso ente non abbia mai obiettato a valutazioni ben piu sostanziose iscritte a bilancio dai vari istituti, nonostante fosse fra gli organi preposti a farlo ( sempre se ho ben capito ).
Credo insomma che ciò dovesse implicare il fatto che la Bd'I fosse d' accordo con l' ordine di grandezza in questione, ma non essendoci una valutazione ufficiale si potessero accettare anche forti variazioni fra istituto e istituto.  E ciò comporta il  non poter rimangiarsi la parola da un giorno all' altro dando un basso valore alle quote per ricomprarsele.
Ora però sembra che i vari istituti negli anni abbiano variato sostanzialmente il valore a bilancio delle loro quote. Al netto delle varie fusioni fra banche etc, che senso ha ciò?
Chi ne sa di più ( il che è assai facile ), mi illumini o mi corregga se ho detto castronerie.

ne so meno

dragonfly 5/2/2014 - 00:23

Ora però sembra che i vari istituti negli anni abbiano variato sostanzialmente il valore a bilancio delle loro quote. Al netto delle varie fusioni fra banche etc, che senso ha ciò?

mi sembra che il tuo sconcerto derivi da quell'imprinting maledetto che ci fa distinguere fra prezzo e valore. in realtà, mancando un qualunque prezzo, cioè transazione di quote regolata per contanti fra parti non correlate, il valore, con buona pace di periti, saggi e stregoni, è sempre molto opinabile. tutto quel pasticcio di quote da ridurre al 3% con l'ingresso di nuovi soci e che poi ha finalità solo dilatorie, esprime il disperato desiderio di un futuro prezzo di mercato, il solo che possa esprimere un valore indiscutibile. ma è un pio desiderio, è roba non commerciabile.