Titolo

Le quote di Bankitalia: la solita porcata

5 commenti (espandi tutti)

Grazie signori per vostra disamina con conclusioni annesse. A smontare sono capaci tutti. Adesso, cortesemente, volete illustrarci il vostro progetto? Come si sarebbe dovuta gestire l'operazione? O vogliamo dire che è giusto che Bankitalia continui ad avere quel ridicolo capitale? O facciamo solo i grillini? Su, attendo risposte.

volete illustrarci il vostro progetto? Come si sarebbe dovuta gestire l'operazione? O vogliamo dire che è giusto che Bankitalia continui ad avere quel ridicolo capitale?

La Banca d'Italia non ha mai avuto bisogno di alcun capitale sociale.

Io non sono mai stato contrario alla finzione prevista dalla legislatura precedente, almeno finché la ripartizione degli utili fosse rimasta anch'essa una finzione, un rimborso spese al livello pre-1997, 5 o 6 milioni di Euro da dividere tra tutti i partecipanti, sufficienti a ripagare le banche dalle spese che incorrono per motivi sociali.

Oggi che vedo le braccia delle banche completamente immerse nel barattolo della marmellata, il progetto può essere soltanto quello di estrarle. Quasi tutti gli utili e le riserve valutarie della BdI provengono da attività di monopolio. Che gli utili vengano quindi usati a favore di tutti i cittadini: ad esempio per finanziare la riduzione del debito pubblico.

P.S.: le banche non hanno mai avuto alcun diritto su quegli utili oltre il rimborso spese, dipendesse da me gli farei ripagare indietro fino all'ultimo copeco, a costo di doverle temporaneamente e parzialmente nazionalizzare se necessario. Approfitterei anche per spezzettarle, dividendo l'Italia in aree da 5 milioni di abitanti, ed imporrei che nessuna banca possa avere inizialmente più del 5% di filiali o depositi in una di queste aree, e impedirei qualsiasi fusione o acquisto che possa far superare quel limite (ma permetterei ovviamente la crescita organica). Sedi centrali distribuite in tutto il paese secondo criteri demografici, nessuna contcentrazione a Milano o Roma, nessuna fondazione, e capitale diffuso, quotato in borsa, e limite del 3%, diretto e indiretto, per ogni azionista.

e quindi commerciabili, in società separata da quotare, di piena proprietà dei soci. che perdono così futuri dividendi discrezionali e acquistano tutto il patrimonio.

O vogliamo dire che è giusto che Bankitalia continui ad avere quel ridicolo capitale?

questa frase mi sembra priva di senso e comunque il decretino non nasce certo da un'esigenza del genere. a mio avviso risponde a un'urgenza di cassa e alla volontà di non recidere i legami fra politica, banche e istituzioni.

In realtà la soluzione può essere piuttosto semplice:

a)     C’è il caso estremo, sfavorevole alle banche, in cui può essere rimborsato alle stesse solo il capitale iniziale rivalutato in base all’indice dei prezzi dal 1936 a oggi (ripristino del valore reale del capitale impegnato), partendo dal presupposto che le banche hanno comunque ricevuto fino ad oggi un compenso ‘running’ più che adeguato sotto forma di sostanziosi dividendi e quindi non dovrebbero chiedere altro.

b)    Se invece si parte dal presupposto che debba essere indennizzato anche il mancato guadagno futuro, ovvero il valore attuale dei dividendi futuri allora si dovranno restituire alle banche non più di 2 mld di euro, che, come è stato fatto notare, è una valutazione in linea con dei parametri ragionevoli di mercato. Una valutazione di 7,5 mld è chiaramente una forzatura, ovvero una porcata.

Il punto importante però è un altro. Da più parti si è detto, perché stava scritto nella legge del 2005, che sarebbe stato lo Stato a dover indennizzare le banche azioniste. I fatti odierni dimostrano che:

i)              le leggi si cambiano (infatti non c’è più menzione di indennizzo statale)

ii)             in ogni caso anche l’indennizzo di cui al caso a) sarebbe stato tranquillamente sopportabile anche per le disastrate casse dello stato italiano

iii)            la soluzione adottata prevede, nella sostanza che sarà la Banca d’Italia a ricomprarsi le proprie quote che eccedono il 3% con un esborso di almeno 4 mld

Quindi la domanda da porre è: perché la Banca d’Italia non si è ricomprata direttamente le proprie quote pagandole con le riserve ad un prezzo ragionevole (valutazione complessiva di 2 mld ca.) ? Tra l’altro il prezzo ragionevole è in linea con la valutazione che in media le stesse banche davano delle quote. Questa è una informazione di importanza capitale ed è, in ultima analisi, la misura del regalo. Quindi la risposta ovvia è che la plusvalenza mediamente realizzata dalle banche è la migliore misura del ‘regalo’. E’ tutto piuttosto semplice. La complessità serve solo a confondere.

 

le proprie quote? Forse perché, secondo la legislazione vigente prima del decreto in questione, non avrebbe avuto ragione né interesse a farlo, visto che il capitale sarebbe stato trasferito allo Stato.