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Le quote di Bankitalia: la solita porcata

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In realtà la soluzione può essere piuttosto semplice:

a)     C’è il caso estremo, sfavorevole alle banche, in cui può essere rimborsato alle stesse solo il capitale iniziale rivalutato in base all’indice dei prezzi dal 1936 a oggi (ripristino del valore reale del capitale impegnato), partendo dal presupposto che le banche hanno comunque ricevuto fino ad oggi un compenso ‘running’ più che adeguato sotto forma di sostanziosi dividendi e quindi non dovrebbero chiedere altro.

b)    Se invece si parte dal presupposto che debba essere indennizzato anche il mancato guadagno futuro, ovvero il valore attuale dei dividendi futuri allora si dovranno restituire alle banche non più di 2 mld di euro, che, come è stato fatto notare, è una valutazione in linea con dei parametri ragionevoli di mercato. Una valutazione di 7,5 mld è chiaramente una forzatura, ovvero una porcata.

Il punto importante però è un altro. Da più parti si è detto, perché stava scritto nella legge del 2005, che sarebbe stato lo Stato a dover indennizzare le banche azioniste. I fatti odierni dimostrano che:

i)              le leggi si cambiano (infatti non c’è più menzione di indennizzo statale)

ii)             in ogni caso anche l’indennizzo di cui al caso a) sarebbe stato tranquillamente sopportabile anche per le disastrate casse dello stato italiano

iii)            la soluzione adottata prevede, nella sostanza che sarà la Banca d’Italia a ricomprarsi le proprie quote che eccedono il 3% con un esborso di almeno 4 mld

Quindi la domanda da porre è: perché la Banca d’Italia non si è ricomprata direttamente le proprie quote pagandole con le riserve ad un prezzo ragionevole (valutazione complessiva di 2 mld ca.) ? Tra l’altro il prezzo ragionevole è in linea con la valutazione che in media le stesse banche davano delle quote. Questa è una informazione di importanza capitale ed è, in ultima analisi, la misura del regalo. Quindi la risposta ovvia è che la plusvalenza mediamente realizzata dalle banche è la migliore misura del ‘regalo’. E’ tutto piuttosto semplice. La complessità serve solo a confondere.

 

le proprie quote? Forse perché, secondo la legislazione vigente prima del decreto in questione, non avrebbe avuto ragione né interesse a farlo, visto che il capitale sarebbe stato trasferito allo Stato.