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Le quote di Bankitalia: la solita porcata

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Mi scuso per la mia risposta, mi dispiace ma in questi giorni l'argomento mi ha portato una certa dose di frustrazione.

Ho guardato quello che lei aveva scritto riguardo alla valutazione e, a mio parere, applicare dei multipli borsistici (come il price/earning) ad una Banca Centrale è fuorviante. Ancor più fuorviante se i soci non sono i veri proprietari degli asset della banca (per quello che ho scritto che quello della banca d'italia non è un dividendo), ma gli viene riconosciuta di fatto una percentuale sulle riserve (non un vero riconoscimento degli utili).

A mio parere, il pagamento assomiglia piuttosto alla cedola di quello che nel mercato finanziario viene chiamato bond ibrido. Una sorta di intercapedine tra equity e debito, che a tutti gli effetti però è strutturata come un bond e come tale viene valutato e analizzato. Unica complicazione, la cedola crescente e la perpetuità. Ho detto già in altri commenti che secondo me la crescita del 5% è compatibile con la fisiologica crescita delle riserve, che avviene a prescindere dal livello assoluto del dividendo.

Sarà anche ipocrita, ma a prescindere da quello che uno desidera (dividendi simbolici come sostiene giustamente alessandro riolo? dividendi raddoppiati come forse farebbe di nuovo Fazio?), lo status quo ha un peso notevole. Anche perché è il direttorio a decidere il dividendo, non sono io, ed è facile che se questo è il livello attuale di distribuzione, questo rimanga anche per il prossimo futuro.

Agganciandomi alla sua citazione di Taleb, autore che mi sta molto cuore, riconosco un tail risk che potrebbe sovvertire completamente questa valutazione delle quote, sa qual'è? Per esempio un nuovo governo, nella prossima legislatura, che riprenda in mano la materia in modo meno favorevole alle banche. Ma come lei sa, visto che apprezza anche lei Taleb, il bello dell'incertezza è che colpisce quando meno ce lo aspettiamo, quindi sarebbe ben difficile cercare di incorporare scenari di questo genere nella valutazione. Diciamo allora che sono €7.5 miliardi (la stima più 'ragionevole' che può essere fatta oggi) consci del fatto che è una stima soggetta a molta fragilità.