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Le quote di Bankitalia: la solita porcata

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Io invece le rispondo qui anche perché questa versione del suo commento è più completa rispetto alla parte che ha tagliato e incollato a commento del post di Federico).

Penso che ormai gli elementi di fatto siano stati ormai tutti messi in chiaro, grazie anche ai tre ottimi post (compresi i molti commenti interessanti e i relativi link) che hanno permesso di chiarire anche punti rimasti fuori dal dibattito sugli altri media.

Ad esempio ormai siamo tutti d'accordo, mi sembra, nel considerare "gli anni Novanta alla radice del problema" (rubo la definizione da un commento di Giovanni Federico), come dimostra in modo solare la figura 2 del post Lippi-Brighella.

Restano soltanto possibili divergenze di opinione sui motivi sottostanti alle decisioni prese nel tempo, (cito ancora Federico: dabbenaggine o decisione politica cosciente?) e sulla relativa valutazione costi-benefici laddove lei mette in luce i (a mio avviso pochi, ma capisco la sua attitudine di "darsi uno scopo") punti potenzialmente positivi della recente rivalutazione, mentre Andrea Moro (il cui commento si vede di là, da Federico) sottolinea gli aspetti di creazione di uno status quo ormai irrimediabilmente orientato in un senso favorevole alle banche e non all'erario. Con i miei occhi da profano il mio atteggiamento (ammesso che importi a qualcuno) è molto più portato al pessimismo espresso, con molta più cognizione di causa rispetto a me da Andrea Moro, che non alla possibilità prospettata da lei di giocarsi ancora la partita, anche perché mi sembra piuttosto macchinosa la procedura da lei descritta per uscire dal guaio in cui ci siamo cacciati (soprattutto a partire dagli anni '90) che lei prospetta e descrive.

Ho letto con attenzione l'articolo di Mucchetti che, se vogliamo, conferma quello che immaginavo: già all0ra, nel 2006, si prendeva per lo meno in considerazione una ipotesi di trasferimento delle quote allo stato molto aggressiva ("solo" 800 milioni). E dall'altra parte, allora, nonostante fosse recentissima (meno di dieci anni) l'impennata dei dividendi, alcune banche ipotizzavano un controvalore di 40 miliardi! Sarebbe curioso vedere in base a quali calcoli.

Rispetto al suo intervento sottolineo che il 6% massimo di dividendo previsto dal nuovo statuto è sul "capitale in senso stretto" (rivalutato) e non più sulle riserve.  E che, come sottolinea la stessa Banca d'Italia nel suo documento  del 4 febbraio che "i 7,5 miliardi della rivalutazione sono già nel bilancio di Banca d'Italia. Erano iscritti come fondi di riserva, ora entrano nel capitale sociale".

Grazie per il cortese e utilissimo confronto!