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Nibor Dooh: prendere ai poveri per dare ai ricchi, ovvero lo strano caso del Dottor INPS.

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Bene

Nasissimo 11/3/2014 - 13:41

Chiaro per le domande 1 e 2. Mi manca una risposta alla domanda tre. La mia non era nemmeno un obiezione, era una domanda. Non so se sia possibile, passando al metodo contributivo, la circostanza immaginaria del contribuente che guadagna 100 all'ultimo stipendio e poi si ritrova di colpo a percepire 30 di pensione. Ditemelo voi. Se può accadere, ciò è sostenibile per le casse dell'INPS, ma o è anche per lui? La domanda era: quali conseguenze ha questa circostanza negli equilibri sociali?

Sulla filosofica: Lo so. Infatti non sono mica difensore della retributiva, a parte che per la considerazione precedente (mi pare che si tenda a trascurare un po' troppo le questioni non-economiche, in generale). Ma non era questo il punto. Il "filosofico" della domanda stava nella considerazione che il meccanismo (teorico) delle pensioni è un accantonamento di risorse per usi futuri. E' un risparmio. In linea di principio non c'è alcun bisogno che nuovi contribuenti provvedano a riempire le casse: queste dovrebbero essere già piene, coi contributi versati in passato dai pensionati dell'ora.

Nel meccanismo ideale, nel caso limite (filosofico, neh) in cui il tasso demografico si arrestasse di colpo a ZERO, ove non nascesse più nessun bambino, e non si iscrivesse più NESSUNO all'INPS, non si creerebbe nessuno scompenso, filerebbe tutto liscio. L'istituto pagherebbe regolarmente le pensioni ai pensionati attuali, coi contributi versati da loro, fino alla naturale estinzione del genere umano. L'ultimo pensionato riscuoterebbe la sua ultima pensione dalla mano dell'ultimo funzionario con gli ultimi spicci di cassa, poi i due vecchietti chiuderebbero l'INPS per sempre, e andrebbero insieme a bersi l'ultimo cicchetto.

Se non è così, se c'è bisogno per forza di trasfusioni di sangue fresco, c'è qualcosa che non torna. C'è puzza di schema piramidale.

E' così

marco esposito 11/3/2014 - 14:02

C'è puzza di schema piramidale.

Perchè non è chiaro ? L'INPS attuale è uno schema piramidale, tanto che sta fallendo. Per salvarlo si deve fare quallo che dico: eliminare lo schema piramidale e erogare in base ai contributi versati.

Sul metodo di calcolo della rivalutazione dei contributi: la L. Dini dispone che siano calcolati al tasso annuo dell'inflazione calcolata dall'ISTAT + 2,5%. Probabilmente questo sistema potrebbe generare degli altri buch(ett)i futuri, ma non era argomento del post.

ul metodo di calcolo della rivalutazione dei contributi: la L. Dini dispone che siano calcolati al tasso annuo dell'inflazione calcolata dall'ISTAT + 2,5%.

neanche per sogno! dove li hai pescati questi numeri? assomigliano un po'  alla rivalutazione del tfr, che è cosa ben diversa. cerca di essere più preciso, almeno tu.

Per la rivalutazion sulla base dell'inflazione (ultimi cinque anni, media mobile), vedi art. 6 della L. Dini (è linkata), la rivalutazione del 2,5% è stata aggiunta nella L. Fornero, se ti serve ti pesco l'articolo preciso.

2%

marco esposito 11/3/2014 - 17:47

Era il 2% e non il 2,5%, però era riferita alla quota di pensione calcolata ancora con il retributivo sotto la riforma Fornero (pensionandi con meno di 18 anni di età contributiva a i fini INPS nel 1996, anno di entrata in vigore della riforma Dini). Tra l'altro era pure a scalare, scendeva fino all'1% (non me lo ricordavo), quindi sorry ho fatto confusione andando a memoria (mai farlo, mannaggia alla miseria).

Quindi è esatta la definizione che nel contributivo vale il PIL nominale (che incorpora l'inflazione) degli ultimi 5 anni, a capitalizzazione anno per anno.

Marco, un altra cosuccia di rilievo che sta nel bilancio INPS è il saldo patrimoniale delle varie gestioni, da cui si evince che nemmeno le attuali aliquote contributive (tra le più alte al mondo)  pari al 33% sono state sufficienti a garantire l'equilibrio dei conti anche della gestione dei lavoratori dipendenti (al netto quindi delle ultime devastanti fusioni con INPDAP ecc.). Infatti il saldo patrimoniale è pesantemente negativo e, oltre ad essere compensato da quello dei lavoratori parasubordinati, è compensato ancor di più a livello patrimoniale dal saldo attivo degli altri contributi (malattia, maternità ecc) di natura puramente assicurativa che con le pensioni di vecchiaia e anzianità c'entrano assai poco. Ovviamente molti fanno finta di non vedere (a cominciare da Mastrapasqua), che si è preoccupato solo del saldo finale del conto patrimoniale.

Mi manca una risposta alla domanda tre. La mia non era nemmeno un obiezione, era una domanda. Non so se sia possibile, passando al metodo contributivo, la circostanza immaginaria del contribuente che guadagna 100 all'ultimo stipendio e poi si ritrova di colpo a percepire 30 di pensione.

Non esistono pranzi gratuiti. Se quel contribuente non ha messo da parte abbastanza, ci sará qualcun altro che dovrá pagare per lui. Ad oggi é quello che succede. Molti di quelli che sono andati in pensione con il retribuitivo stanno ricevendo 100 dopo aver pagato 30, mentre quelli che per ora lavorano stanno pagando 100 per ricevere 30. Ho un paio di amici che sono emigrati dall'Italia specificamente per questa ragione. Immagino non siano i soli.

l "filosofico" della domanda stava nella considerazione che il meccanismo (teorico) delle pensioni è un accantonamento di risorse per usi futuri. E' un risparmio. In linea di principio non c'è alcun bisogno che nuovi contribuenti provvedano a riempire le casse: queste dovrebbero essere già piene, coi contributi versati in passato dai pensionati dell'ora.

Ma questo é appunto il ragionamento del contributivo. Nella realtá le casse nel 1995 erano vuote proprio perché quei lavoratori non pagavano i contributi necessari ad ottenere i trattamenti previdenziali che la classe politica gli aveva regalato, facendoli pagare a chi sarebbe venuto dopo, per comprarne il consenso elettorale, e continuare a vivere nel lusso piú sfrenato alla faccia nostra.

Chi oggi lavora in Italia paga i contributi per la sua pensione contributiva ed i contributi per la pensione di qualcun altro andato in pensione con la retributiva. La soluzione proposta da Marco in questo articolo non é la piú pragmatica, ma é l'unica moralmente accettabile, io direi anzi l'unica costituzionalmente comprensibile. Altre soluzioni, come quella del Sig. Dini del 1995 o quella ancora migliore descritta da Andrea Moro nel commento piú sopra, sono piú realistiche, ma sono tutti compromessi morali, ed io aggiungerei costituzionali, perché fanno pagare ad altri un beneficio per alcuni, senza tenere in minima considerazione l'equitá di questo trasferimento, dacché il beneficiario é spesso molto piú ricco, sia nel momento del beneficio che durante la sua carriera lavorativa, di quanto chi é costretto ad elargirgli quel beneficio sará probabilmente mai in qualsiasi punto della sua vita.