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Nibor Dooh: prendere ai poveri per dare ai ricchi, ovvero lo strano caso del Dottor INPS.

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La prima proposta è più che sufficiente e andrebbe seriamente sostenuta. Come ho scritto sopra la discriminazione introdotta dalla riforma Dini tra coloro che nel 1995 avevano maturato 18 anni di contribuzione e gli altri non sta in piedi e andrebbe seriamente portata davanti alla Corte Costituzionale per vedere se quei vecchi imparrucati avranno il coraggio di stare dalla parte della Costituzione oppure da quella  della loro età anagrafica (e relativi interessi pensionistici). Una applicazione del contributivo anche agli anni prima del 1995 sarebbe invece tecnicamente più difficoltoso. Detto in altri termini: a partire dalla riforma Dini la legge ha detto come si fa (anche se lo ha fatto in modo discriminatorio), prima no.

Se vale la prima la seconda non c'entra. Le due proposte si sovrappongono quindi hai le idee confuse e un tantino astiose. Se il principio è che si raccoglie (pensione) ciò che si semina (contribuzione) non si capisce perchè debbano esserci prelievi extra. Altrimenti si consegna già pronto alla Corte Costituzionale il pretesto per cancellare tutto. Non si rimedia ad una discriminazione introducendone un altra (altrimenti il rischio è che qualcuno venga penalizzato due volte). I prelievi in  base al reddito li fa già il fisco.

La privatizzazione del sistema pensionistico al momento attuale è impossibile poichè il sistema è a ripartizione (peraltro insufficiente), e i contributi vengono usati per pagare le pensioni. Peraltro ciò accadrebbe anche in un sistema totalmente privato che funziona a regime (ovvero che abbia superato la fase di pura accumulazione e paghi delle pensioni). Entrate ed uscite in aggregato si elidono, anche se sono in capo a soggetti diversi . E questo è il motivo per cui un sistema privato è inefficiente e costoso: infatti i privati si fanno pagare le commissioni su tutto il monte contributivo ricevuto mentre quello effettivamente gestito è solo il saldo tra entrate ed uscite (pensioni). Il sistema attuale che vorrebbe assegnare alla previdenza integrativa una quota intorno al 20/30 % delle pensioni attese è più che sufficiente per ottenere i benefici della maggiore efficienza allocativa della gestione privata del risparmio (almeno così si spera) senza sopportare un costo eccessivo. Il problema è che le pensioni calcolate con il metodo retributivo hanno zavorrato l'intero sistema, mentre se il sistema fosse stato contributivo sin dall'inizio l'INPS avrebbe ad oggi accumulato un sostanzioso attivo patrimoniale che avrebbe dovuto investire in attesa di pagare le pensioni.

Ammetto di aver messo troppa "foga" nel mio commento.
Il prelievo extra potrebbe essere ottenuto dalle categorie che maggiormente ne hanno beneficiato come i baby pensionati e diversi dipendenti pubblici, ma mi rendo conto che non sarebbe più di tanto possibile attuare una cosa del genere e non si potrebbe nemmeno prelevare da persone che ormai sono uscite da molto tempo dal mondo del lavoro.
Il sistema se va privatizzato lo si deve fare gradualmente, è chiaro. Allo stato attuale è difficile anche definire come iniziare; probabilmente lasciando libertà ai lavoratori di destinare 1/3 o una qualsiasi altra cifra minima all'INPS o all'eventuale fondo pensionistico alternativo di scelta.