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Nibor Dooh: prendere ai poveri per dare ai ricchi, ovvero lo strano caso del Dottor INPS.

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  • Capisco il punto di vista ma per certi versi credo sia vero l’esatto contrario. Il problema risiede nella composizione eterogenea della “gestione separata” alla quale contribuiscono sia parasubordinati che partite iva non appartenenti a un ordine professionale. Il suo ragionamento penso si possa applicare bene ai primi. Le partite iva spesso si trovano invece a competere con altri professionisti iscritti agli ordini ma operanti in ambiti di loro non esclusiva pertinenza. Per esempio , se cerchiamo un webdesigner freelance potremmo imbatterci rispettivamente in: 
  • - Ingegneri o Architetti iscritti all’albo che contribuiscono per il 14% sul reddito e 4% sul fatturato. 
  • - Artigiani, 21% circa. 
  • - Autonomi, 27% circa. 
  • Prevedo l’emergere nei prossimi anni del consulente-artigiano (molto chic, riecheggia anche Sennet), qualcuno tra l’altro capita già d’incontrarlo

Non capisco quale cosa significhi "esatto contrario". Quale sarebbe la controindicazione a portare, per tutti, la contribuzione ad una percentuale P del reddito calcolata in modo tale da rendere il totale dei contributi uguale a quella dell'anno prima?

E' una questione di equita': al momento attuale i lavoratori dipendenti stanno trasferendo risorse ai pensionati attuali tramite risparmo forzato remunerato sostanzialmente a tasso zero (attualmente, negativo in termini reali) pari al 33-34% del loro reddito. I lavoratori autonomi/partite iva/etc  invece contribuiscono molto meno.  

Ho usato l’espressione “esatto contrario” perché quello che si prospetta è secondo me palesemente iniquo, infatti non si chiede di contribuire maggiormente a tutte le partite iva ma solamente a quelle della “gestione separata”; sotto rappresentate non essendo afferenti né a ordini professionali né ad associazioni di categoria di un certo peso sono politicamente molto deboli, il soggetto ideale per far cassa.
Inoltre alla maggiore contribuzione non mi risulta che corrisponderebbe l’acquisizione di quei diritti tipici dei lavoratori dipendenti (che forse valgono qualcosa di più di quel 6% che differenzia le due gestioni).

Non sono un economista, chiedo quindi scusa se sto per dire una bestialità, ma il buco INPDAP non sarebbe più equo appianarlo con la fiscalità generale?

Andrea diciamo che nel mondo ideale dovrebbero essere i singoli individui a scegliere a chi dare i soldi, visto, appunto, che l'INPS i tuoi soldi te li ridà con rendimenti negativi, mentre il più scafesso dei gestori di fondi monetari tira su molto di più, ovvero si stanno costringendo le piccole partita IVA a contribuire alla pensione di chi avrebbe diritto a molto meno, ma transeat.
Il punto è che non solo devi dare all'INPS una percentuale del tuo guadagno a fondo perduto, ma lo devi fare anche con un "minimo fisso". Ovvero, guadagni o non guadagni l'INPS vuole da te € 3.400,00 annui, che nel caso di molti lavoratori a progetto con P.Iva sono oltre la metà del guadagno, perchè magari hanno un contratto semestrale non rinnovato.
Tra l'altro anche il mondo delle professioni "autonome", ovvero con cassa propria, tipo gli avvocati, si sono subito adeguati all'INPS con il risultato che i giovani avvocati non riescono ad avviarsi in proprio per gli altissimi costi connessi con la contribuzione previdenziale.
Proprio su nFA lessi un post interessantissimo, secondo cui i giovani e i neo entranti nel mondo del lavoro dovrebbero pagare meno contributi degli altri, proprio per favorirne l'inserimento. Invece l'INPS in primis sta facendo l'esatto opposto.