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Alcune letture su High Frequency Trading

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Il problema degli economisti, se ne hanno uno (senza polemica né) è che rifuggono i temi filosofici ed in particolare quelli morali, mentre cercano continuamente rifugio nella logica, forse sedotti dall'idea che la logica sia "oggettiva" e quindi possa sollevarci dal bisticciare. Ma la logica sta agli antipodi della loro disciplina, nella pila della Conoscenza, mentre la filosofia morale è lì accanto, anzi, spesso sovrapposta.

Questa interessante discussione è emblematica. Si parte da un tema iper-tecnico, come gli HFT, dopo due passaggi si è arrivati a discutere il problema del valore, che è un problema filosofico. Restiamo nell'esempio dei bagarini. Lasciamo perdere se sia legale e domandiamo: è etico il bagarinaggio? Crea utilità, o distrugge valore? Cos'è l'utilità? e cos'è il valore?  Il bagarinaggio è reso possibile dalla scarsità dei biglietti. Ma la scarsità dei biglietti è conseguenza della capienza troppo limitata dello stadio, come dice Andrea Moro, o dall'ammanco operato dai bagarini stessi, come dice il Sig. Ernesto? O entrambe le cose? L'ammanco speculativo, cioè la creazione volontaria di scarsità di una merce, fatta con lo scopo di farne levitare il prezzo, è una operazione moralmente lecita? Di quale merce parliamo? Assets finanziari? I biglietti della partita? O altro? Nei secoli passati, si faceva col grano. E' ancora lecito?

Il bagarinaggio è reso possibile dalla circostanza che ci sono dei compratori disposti a pagare il biglietto di più del prezzo di vendita. Perché mai, allora, i venditori ufficiali non aumentano il prezzo di vendita, fino al limite che i compratori possono accettare? Il prezzo non è determinato dalla legge della domanda e dell'offerta?

Evidentemente no, o non solo. Se il prezzo si lascia fluttuare come una variabile indipendente, forse esso si regolerà così, e così forse avviene nei mercati finanziari (anche se l'esempio degli HFT dimostra che non è perfettamente vero). Ma nel mondo reale, nella vita di tutti i giorni, il prezzo non è mai una variabile indipendente: esso è, o tenta di essere, una misura del Valore. E il Valore non è una trivialità: la sua definizione è un problema filosofico.

Senza tirare in ballo la filosofia etica, nella teoria delle decisioni razionali il valore viene modellizzato con l'utilità di Von Neumann–Morgenstern: una misura che  esprime l'ordine tra le preferenze di un agente razionale.

Nel caso dei bagarini, facendo assunzioni abbastanza realistiche sulle preferenze dei consumatori: che il denaro abbia per loro utilità positiva, mentre correre a prendere i biglietti prima dei bagarini abbia utilità negativa, è evidente che i consumatori sono danneggiati dal bagarinaggio.

Il problema di Andrea Moro e dei suoi colleghi economisti "turboliberisti" è che considerano l'economia come un insieme di transazioni indipendenti, ciascuna tra due agenti: se una transazione è volontaria allora (assumendo razionalità perfetta, informazione simmetrica, ecc.) porta beneficio ad entrambi gli agenti, quindi se lo stato la vieta elimina questo beneficio. Se sto per comprare un biglietto dal bagarino e in quel momento arriva il carabiniere e gli sequestra tutti i biglietti, perdo io lo spettacolo e il bagarino il guadagno e l'investimento. Quindi stato ladro difensore di monopoli, ecc. ecc.

Qual'è il problema di questo ragionamento?

Il problema è che anche assumendo che tutti gli agenti siano razionali, abbiano informazione simmetrica, ecc., le transazioni economiche non sono indipendenti l'una dall'altra. Il bagarino compra i biglietti in blocco perché si aspetta di rivenderli ad un prezzo maggiore. Il suo acquisto aumenta la scarsità di biglietti dal venditore originale, producendo quindi un danno a me anche se non ho preso parte a questa transazione. E' quello che si chiama esternalità negativa. Posso mitigare il danno di questa esternalità negativa comprando il biglietto dal bagarino, oppure provando a comprarlo prima di lui, ma in entrambi i casi la mia utilità sarà inferiore rispetto al mondo ipotetico dove i bagarini non esistono.


Veramente se voglio mitigare il danno e quello sport mi piace un sacco, mi faccio un abbonamento, che se vuoi è la situazione economicamente piu' vantaggiosa per la squadra e per il tifoso. Se poi di tanto in tanto non vado, perché malato o in gita fuori porta con la famiglia, amen. Ma l'abbonamento risolve il problema. Anche quello della coda.

Mi pare che il problema dei bagarini emerga solo perché c'è chi di tanto in tanto decide all'ultimo momento di voler vedere una partita ed è disposto a pagare una cifra pur di avere il posto (ma non di fare un abbonamento). Per queste persone e non per altre, il prezzo del biglietto puo' essere piu' alto, nel senso che sono disposti  a spendere di piu' (se non lo fossero non ci sarebbero bagarini).

Tuttavia mi sto chiedendo cosa c'entri il bagarinaggio con HFT. Mi pare che si stia discutendo (anzi si è quasi innescato un flame) su qualche cosa che ha attinenza prossima a zero con tema. Il trading ad alta frequenza non è (se ho capito bene) un accappamento di una risorsa limitata per rivenderla ad un prezzo piu' alto (dove il prezzo piu' alto è stato causato dall'accaparramento) ma una frenetica compravendita a livello di millisecondi, dove il guadagno è minuscolo ma ripetuto  nel tempo. Guadagno che è originato dalla rapidità con cui sistemi informatici automatici possono prendere decisioni di compravendita "osservando" il mercato e prendendo decisioni rapidissime ed automatiche.

Il problema è vedere se HFT distorce il mercato. Mi pare nel 99% dei casi no ma che in caso di grossa crisi (un classico venerdi' nero) i sistemi automatici di vendita possano causare un'amplificazione delle vendite in tempi ultrarapidi e mettere in difficoltà chi reagisce in tempi "umani", magari leggendo il giornale il giorno dopo.

A questo già oggi mi pare si reagisce bloccando i sistemi automatici in caso di forte ribasso (o anche forte rialzo) ma non so se è come cercare di chiudere la stalla dopo che i buoi (quelli piu' veloci) sono scappati. Occorrerebbe infatti che chi decide la chiusura sia ancora piu' veloce di chi fa HFT. Tasse sulle transazioni ed altre cose simili sarebbero ancora piu' distorsive, come abbiamo già discusso in tema di TT.

Come ci viene fatto notare sotto. Il tema qui erano gli HFT, che anche a me paiono essere qualcosa di diverso da un accaparramento di merci per farne lievitare il prezzo. Qui l'equivoco però era stato innescato dalo stesso autore del thread col suo esempio delle banane, che aveva richiamato l'esempio dei bagarini, a quello affine. Mi sono inserito perché mi era parso divertente notare come in due soli passaggi si fosse passati dal più tecnico degli argomenti al problema del Valore, un tema classico della filosofia morale, che non attiene solo al pensiero economico, attiene al pensiero in generale.

La teoria dell'utilità marginale non è la teoria del valore, è una teoria del valore. Ce ne sono molte altre, tutte possibili. Tra le molte, è quella più di moda, e forse è la migliore perché semplifica l'analisi dei processi decisionali. Ma mentre lo scrivo, sorrido, perché mi pare evidente in modo disarmante che fa acqua da tutte le parti. E credo che possa essere usata come esempio per mostrare quello che intendevo dire, sull'attitudine mentale di fondo di chi mastica economia: con quelle belle derivate parziali, quei bei limiti e quei bei funzionali, gli profuma di scientifico, di intelligente, di "razionale", di logico, e per questo gli garba; mentre nella sostanza è qualcosa di tanto scientifico ed esatto quanto la transustansazione. Perché è ovvia la soggettività dell'utilità (e qualcuno se ne è accorto), come la sua variabilità nel tempo e nello spazio; perché è evidente che dell'utilità non esiste una misura, perché non è quantificabile; perché utilità, piacere e dolore non sono marginalizzabili rispetto ad altre condizioni. Quell'essere "razionale" che sceglierebbe sempre nello stesso modo, se posto nelle stesse condizioni, non esiste, e non è questa una difficoltà che si supera con una media, perché quelle citate sono essenze il cui significato è relativo al soggetto. Sul tavolo ci sono una mela e una pera, e devi scegliere un frutto. Quale scegli, tu essere razionale? E' più razionale quello che sceglie la mela, o quello che sceglie la pera? E' quell'aggettivo, razionale, che fa ridere, perché maschera maldestramente la pretestuosità di chi lo pronunzia: le scelte, tutte le scelte ma in particolare le scelte morali, non si possono fare dicendo "calcoliamo!"; con buona pace di quel parruccone di Leibniz che pure ci aveva creduto.

Nel merito del tuo intervento, hai ovviamente ragione: è evidente che il bagarino crea un danno e che è un farabutto. Se una qualche teoria non riesce ad evidenziare questo danno, o addirittura lo tramuta in utiltà (sto ridendo di nuovo) forse è il caso di riconsiderare quella teoria.