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L’insostenibile pesantezza dell’euro?

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 Nel sistema di bretton Woods i cambi erano fissi, rispetto al dollaro - la banca centrale si impegnava a vendere/acquistare valute ad una parità prefissata. I singoli paesi potevano modificare le parità svalutando (p.es. la sterlina nel 1967 - credo anche la lira ma non mi ricordo quando) o rivalutando (il marco) in caso di squilibri strutturali della bilancia dei pagamenti. Squilibri temporanei erano invece risolti con prestiti del Fondo Monetario Internazionale

refuso

Francesco Lippi 13/4/2014 - 17:02

ho chiaramente sbagliato a digitare, intendevo dalla fine di Bretton-Woods. 

Complimenti x l'articolo che ho parimenti letto sulla voce info,finalmente da qualche parte si comincia a trattare sistematicamente la questione dell'uscita dall'euro con argomentazioni pro e contro. Non mi e'chiaro un punto,quello relativo alla perdita del potere d'acquisto dei salari quando si svaluta. Io so che c'e'perdita di potere d'acquisto quando i prezzi salgono e i salari rimangono fermi. Invece nell'articolo si sostiene che nel 1992 la svalutazione non genero'aumento dei prezzi,pero'si sostiene che ci fu lo stesso perdita di potere d'acquisto,perche? Perche'aumentarono i beni esteri,ma non tutti comprano i beni esteri! Quindi il ragionamento sarebbe limitato solo a quelli che acquistano beni esteri,ma non a tutti i consumatori,quindi l'effetto e'stato molto limitato!

in una grande economia (come la nostra) tutti  consumano un po' anche dall'estero.  Forse non lo sanno (alcuni beni sono componenti di altri, o sono utilizzati da chi le offre un servizio come il meccanico). Quindi,  a meno che stiamo parlando di un autarchico che vive e consuma solo e unicamente i beni della sua isola (ma ce ne sono pochi, a giudicare dalla contabiltia nazionale). 

Una svalutazione rende piu cari gli import (per molti di noi  un  computer Apple, una TV  Sony, una auto Toyota, una chitarra Martin etc, ...)   e ci induce a spostarci su beni di qualita inferiore (un computer.... Olivetti? una TV Mivar, una auto Fiat, una chitarra Eko, etc etc) , quelli prodotti a casa. Di solito questa scelta peggiora il benessere del consumatore, altrimenti l'avrebbe fatta, a maggior ragione, quando il cambio non era svalutato. 

e anche gli autarchici più convinti faranno fatica a trovare benzina e gas prodotti in val d'aosta :-)

la benzina è tutta accise, se ritornassimo a una Banca d'Italia collegata con il Tesoro (che può acquistare debito o produrre soldi a comando) si potrebbe diminuire l'accisa a volontà, stampando poi soldi con moderazione. Come la Fed - con un occhio all'inflazione, con lo scopo di tenere su la massa monetaria e la velocità del denaro: qui si ciancia e si ciancia ma se vi guardate i grafici M1 M2 M3 sono a terra e la velocità del denaro sta crollando, abbiamo dei grossi problemi. E' ovvio che abbiamo un'amministrazione pubblica inefficiente con dirigenti in sovrannumero mangioni e corrotti, ma, ammesso di avere le palle per cambiare sistema, occorrono almeno 20 anni (sono in realtà troppo ottimista: abbiamo un sistema di governo con 1000 comandanti, quindi non basteranno nemmeno 200). Se andiamo avanti 20 anni in questo sistema monetario e con queste politiche monetarie, fra 20 anni le industrie italiane e la pmi italiana che tanto fastidio dà ai tedeschi, saranno tutte chiuse, sarà tutto chiuso, l'amministrazione sarà forse diventata efficiente ma non ci sarà più niente da amministrare.

E' ovvio che abbiano un sistema politico corrotto e quindi...facciamogli gestire anche la Banca d'Italia!

Non vi basta quello che è successo al Monte dei Paschi ? o al Credit Euro? O come si chiamava quella della Lega.

Più che "No Euro" bisognerebbe abbreviare e chiamare il movimento: "N'Euro"?

Si dice, riguardo agli effetti di breve termine:

[...] una svalutazione del 30% del cambio nominale farebbe crescere il PIL fra lo 0,3 e l'1%.

Si parla di crescita reale espressa in valuta domestica, giusto?

Poi, sotto, ipotizzando che i prezzi interni non crescano:

A fronte di un aumento della competitività delle imprese si registrerebbe una diminuzione del potere d'acquisto dei lavoratori, dovuta al fatto che le importazioni diventerebbero più care.

Questo vuol dire che il PIL misurato in PPA andrebbe comunque a calare? Si può azzardare una relazione tra svalutazione e inflazione/calo di PIL in PPA (una relazione empirica di massima, tipo sopra)?

Grazie

NO

Giovanni Vera 15/4/2014 - 00:34

Si parla di crescita espressa in termini reali (http://it.wikipedia.org/wiki/Prodotto_interno_lordo#PIL_nominale_e_PIL_r...). Ciò che calerebbe non è il Pil PPA, ma il Pil nominale espresso in una valuta straniera.

Vorrei provare a capire meglio, se possibile.

Diciamo, assai teoricamente e in ottica superfissa, che domani si esce dall'€, si entra nella L e che la transizione non è per niente traumatica per la tenuta del sistema finanziario, etc. Diciamo che il cambio passa immediatamente da 1L = 1€ a 1L = 0.75€ e che i prezzi in L dei beni e servizi italiani rimangono stabili. Ultima ipotesi generale, la botta di competitività fa sì che in un anno si vendano più beni e servizi italiani nella misura dell'1%.

Adesso, due scenari:

1 - Siccome le importazioni non si azzerano, il prezzo del paniere di consumo tipico sale rispetto a quello della neo-eurozona, diciamo del 10%. In questo caso leggerò su Wikipedia, con riguardo all'anno della svalutazione:

a) PIL reale = +1%;

b) PIL in L = +1%;

c) PIL in € = +1% -25% = -24% circa;

d) PIL in PPA = +1% -10% = -9% circa (?).

2 - Le importazioni si azzerano perché se serve compriamo il pc italiano invece di quello tedesco, il petrolio italiano invece di quello tedesco, etc. e il rapporto tra il livello dei prezzi italiani in L e quello dei prezzi in eurozona in € rimane costante. Però, come suggerito nel post, sto comprando roba che prima non avrei comprato... Quindi, secondo me, a), b) e c) rimangono come nello scenario 1. Il PIL in PPA invece?

d) PIL in PPA = +1% ?

Cioè: tutta la perdita di "potere d'acquisto" (è giusto chiamarlo così?) la leggo nel PIL espresso in valuta estera (c)?

Thanks again

beni esteri

Aldo B Aldo 29/4/2014 - 14:07

Questa tua supposizione sui beni esteri è tutta da provare. Gli italiani sono pesantemente esterofili e a parità di prezzo acquistano estero perché sono convinti che "fa più fico", indipendentemente dalla qualità (sony apple o mivar tutto in Cina è prodotto, dalle stesse fabbriche; per le auto, i tedeschi si riforniscono di brevetti e di componentistica in Italia, e una Golf, tecnicamente, è pesantemente inferiore a una Giulietta, checché ne dicano gli amici esterofili - chiedete a un ingegnere, e potremmo andare avanti ancora per molto...). Inoltre molti beni esteri sono prodotti facendo dumping: non solo quelli Cinesi ma anche quelli della Cina d'Europa, la Germania, che comprimendo i salari, in modo effettivo svaluta. E' un problema allora per noi non svalutare mentre quelli che dovrebbero rivalutare (potrebbero farlo grazie al grande avanzo commerciale) invece svalutano. Insomma un'Unione dovrebbe essere che ci aiutiamo fra noi, non che i più forti approfittano. La Cina con noi non ha nessun obbligo morale di non fare dumping, la Germania (se vuole da noi un comportamento virtuoso) invece sì. Purtroppo, se è vero che abbiamo i nostri difetti, è anche vero che siamo in una posizione difficile da sostenere; non solo non abbiamo risparmiato acqua quando era possibile, ma i nostri amici che ne avevano già tanta ce ne hanno portata via. Ora possiamo dire finché vogliamo che ci siamo comportati male e che bisogna razionare e usare meglio l'acqua, ma ormai ce n'è così poca che o otteniamo trasferimenti, o ci stacchiamo dai nostri cari amici e ritorniamo ad essere autorizzati a cercare acqua altrove. Oppure duri e puri moriamo di sete - questo è il sentiero che stiamo seguendo ora.

Grazie della risposta,NoisefromAmerika mi piace molto perche'a differenza di altri pur ottimi giornali on-line ( e'giusta la definizione,non ne sono sicuro!) tipo la voceinfo,l'inkiesta,etc,gli autori,in questo caso il Prof. Lippi,interagiscono con i lettori per cui dal confronto si imparano molte cose. La discussione sull'uscita dell'euro mi interessa molto,per cui ne approfitto x porre un altro paio di questioni emerse leggendo altri post sull'argomento. Un altro argomento/esempio che i fautori dell'euro exit sostengono e'il caso della Corea del Sud,ossia di questo paese,abbastanza simile al ns economicamente parlando( nel senso che importa molte materie prime) che sarebbe uscito dalla recessione grazie ad una forte svalutazione competitiva praticata alla fine degli anni 90, e che sarebbe diventato la sesta economia del mondo. Che ne pensate? Poi viene anche citato il caso Argentina. Per quanto concerne la svalutazione del 92 della lira non seguita dall'aumento dei prezzi,secondo me cio'accadde anche perche'in quegli anni ci fu la cosidetta "politica della concertazione",ossia la collaborazione tra forze sociali ( sindacati ed imprese) x controllare sia i salari,sia i prezzi. Forse fu anche per questo che i prezzi non aumentarono nonostante la forte svalutazione della lira. In pratica aumento'l'export grazie alla svalutazione,ma cadde la domanda interna (perche'i salari rimasero semibloccati), infattila crescitA del Pil fu bassa,meno dell'1% annuo.

per quanto ne so, cioè poco/pochissimo, sui due casi vorrei dire:
1) corea del sud. la corea del sud ha effettivamente svalutato aggressivamente, ma ha accompagnato la cosa con riforme draconiane, che hanno avuto costi sociali pesantissimi. in ogni caso, il tessuto imprenditoriale è estremamente diverso da quello italiano.
2) l'argentina è la storia di un fallimento che procede da quasi un secolo. le storie sulla sua crescita, basate sui dati di inflazione "ufficiali", poi smentiti dallo stesso governo, sono effettivamente una misura dell'insipienza di chi la prende a modello.

La corea del sud cresce ininterrottamente da decenni, ha avuto una crisi nel '97 ed una nel 2006, ma non ci son grandi discontinuita'. Vedi questo grafico (in scala lineare).

L'equivalente argentino porta effettivamente acqua alla svalutazione: a parte gli ultimi anni il trend e' piu ciclico che crescente. Pare pero' che da qualche anno il governo tarocchi le statistiche (almeno quelle sull' inflazione, e' reato pubblicare stime diverse da quelle governative) e che stia per arrivare un altro crollo. Vedremo.

no, l'effetto riguardò tutti i lavoratori. d'altronde se aumenta il prezzo dei beni importati, in un'economia come la nostra, che compra all'estero gran parte dei beni strumentali ed intermedi, da qualche parte bisogna recuperare rispetto ai competitor.

Lo storico dei dati

 Lo storico dei dati

difatti, dopo il 1992 i salari reali italiani continuano a perdere potere d'acquisto fino al 1995

2012 prezzi costanti e NCU

28 280 28 539 28 672 28 227 27 859 27 354