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Capire la questione Euro

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Forse ti riferisci al fatto che chi parla di uscire dall'Euro non propugna l'idea con lo scopo di recuperare quella piccola parte del signoraggio che non viene incamerata dagli stati, ma ha ben altro in mente. Ma è in tema, nel senso che la cessione della sovranità monetaria ha tra i suoi effetti anche quello di delocalizzare il signoraggio. Questo fatto per mio gusto è eticamente discutibile, in sé, al di la della misura. Se anche un solo centesimo del reddito da signoraggio finisse nelle tasche di privati, quello sarebbe un centesimo rubato. Perché non mi pare accettabile il dire "ci hanno messo i soldi". Ci hanno messo i soldi su cosa, sull'acquisto di un divano: le banche centrali non prestano a interesse partecipando al rischio d'impresa, non offrono nessun tipo di servizi bancari. Non puoi aprire un conto alla Banca d'Italia o alla BCE, non hanno neppure uno sportello. All'inizio furono miste, ma si parla di due secoli fa. Le rendite che producono oggi sono pure rendite di posizione, dovute al fatto che detengono il diritto, esclusivo, di stampare moneta. Sai che bravura. Ora, dato che godono di questo privilegio per gentile concessione degli Stati (cioè nostra) per me devono "retrocedere" per intero agli Stati questa rendita di posizione. Trovo inaccettabile che distribuiscano dividendi, fosse anche in misura simbolica (che poi tanto simbolica non è). Se qualcuno, un secolo fa o più, "ci ha messo dei soldi", beh, si accontentasse delle rendite intascate fin qui, e anzi ringraziasse che non gli si chiedono indietro.

Comunque non è questo il punto, qui non siamo del tutto fuori tema ma siamo ai margini del tema. Il punto secondo me sta nella terza osservazione precedente. Non è colpa dell'Euro, dici. Ma colpa di cosa? Della crisi del debito sovrano, e delle sue conseguenze. D'accordo. Viene da dire: di che è la colpa, dunque? Ma lasciamo perdere per ora, parliamo delle conseguenze. La crisi del debito, e le strategie per fronteggiarla, sono il punto. Piuomeno, grossolanamente parlando, ci sono (forse) tre strategie possibili.

Una è stampare soldi per rimborsare il debito. A questo dovrebbe servire "uscire dall'Euro", nell'idea di chi vorrebbe recuperare la sovranità monetaria. E' l'opzione contro cui ti scagli tu (e sono con te).

Una è non rimborsarlo affatto. Il Default. Che poi può essere disordinato, o controllato, oppure parziale e allora si chiama "rinegoziazione" o "ristrutturazione". Ci sono mille varianti e sfumature, ma nel succo questo è. Pure questa opzione è chiaramente sanguinosa nelle conseguenze. Anche qui siamo d'accordo.

Ma la terza qual'è? La terza è rimborsare il debito a rate (rientrare nel target del 60% di rapporto Debito/PIL in venti anni, a bordate del 5% all'anno, e rispettando sempre il 3% di Deficit/PIL: il Fiscal Compact). Sarebbe a dire continui aumenti di tasse, e continui tagli di spesa, a ogni finanziaria, per venti anni. Ogni volta lo scaricabarile delle colpe, ogni volta proteste sempre più violente, e ogni volta la solita penosa rissa dei capponi di Renzo, tra tagliatori di spesa e aumentatori di tasse, combattuta a suon di stime di comodo del moltipilicatore fiscale e del moltiplicatore della spesa, e di bestemmie sul muso. A questa via mi pare tu proponga di aggiungere la dismissione di alcuni assets destinando il ricavato all'abbattimento del debito (trascurando le conseguenze su costo e qualità dei servizi, e sul loro controllo, di queste dismissioni) che però permetterebbero, secondo quanto dici, di ridurlo solo del 20%. Forse che questo non è sanguinoso?

La obiezione/domanda che mi pongo, e ti pongo, è: siamo sicuri che questa via sia praticabile? E se lo è, siamo sicuri che sia migliore della altre due? Le considerazioni che mi portano a dubitarne sono così tante, che ti rimando alla prossima puntata, perché non mi basta una giornata per fare l'elenco.

 

 

Esiste una quarta possibilità: riforme strutturali che rendano un po' meno difficile creare ricchezza in italia, a partire da risposte rapide sui permessi e da una giustizia civile rapida ed efficiente. Alla fine i tedeschi con questo ci hanno più o meno pagato la riunificazione. Perché noi non ci possiamo ripagare il debito?

Se esiste una riforma strutturale in grado di far ripartire la crescita e risolvere così tutti i problemi, la si faccia, chi vuoi che non sia d'accordo. Io volevo arrivare ad una conclusione diversa, cioè alla critica ad un sistema che è sostenibile (forse) solo a condizione che si cresca all'infinito, cioè che è sostenibile se e solo se è insostenibile. Mi ricorda il paradosso del Barbiere.

Ma si andrebbe fuori tema, vero, un'altra volta. Qui dico solo che se la burocrazia nell'ottenimento dei permessi, e la lentezza della giustizia civile, rendono più difficile creare ricchezza in Italia, non è solo perché si sono stratificati negli anni regolamenti ridondanti e inutili, o perché i magistrati sono dei vagabondi. La mole di passaggi normativi, fiscali e burocratici richiesti per iniziare una attività è resa necessaria dalla.. diciamo così, attitudine alla furberia ed all'imbroglio dell'italico costume. E la mole di processi civili che ingolfano i tribunali è conseguenza dello stesso difetto. A questo aggiungo che mettere mano ad una qualsiasi "riforma della giustizia", con una classe dirigente corrotta e in odore di criminalità come abbiamo tuttora, è perlomeno sconsigliabile, visto che non possiamo illuderci che questa non cercherebbe di sfruttare l'occasione per rendersi impunibile, più ancora di quanto non lo sia già adesso.

Il primo intervento che s'ha da fare è un bel repulisti. Se vogliamo somigliare alla Germania, più che rubargli un Kohl o una Merkel dovremmo rubargli Martin Lutero.

La regione più ricca della Germania è la Baviera, profondamente cattolica. Inoltre la Germania ha (quasi) sempre avuto governi con l'appoggio democristiano. La cattolicissima Austria è pure una delle nazioni più ricche del mondo ed ha un apparato statale di tutto rispetto. Io non sono cattolico ma sta menata che i paesi civili ed industriosi son solo quelli con l'etica protestante luterana non la sopporto più. Sará che la raccontava pure Berlusconi che "essendo di Milano" l'etica protestante c'è l'aveva anche lui (!). Carlo Cipolla fece notare, scherzando ma non troppo, come lo stesso atteggiamento commerciale venisse chiamato da storici nord europei: "avidità e assenza di scrupoli commerciali", se compiuto da Veneziani, o "esempio di etica protestante ed encomiabili campioni di protocapitalismo" quando compiuto dagli olandesi. 

Mi scuso perché sono andato fuori tema ma, secondo me, non è che son Luterani, è che son crucchi e lo erano già ai tempi di Tacito :-) 

 

La religione è un aspetto della cultura ma non l'unico e non necessariamente quello principale e fondante del carattere di un popolo. Anzi, sempre secondo me, è il popolo che sceglie la religione (o gli aspetti della religione) che più si confanno alla sua cultura non il contrario. 

 

Quando in Baviera troverò san jhoan rotonden con il santuario di vater Piö allora cambierò idea :-)

 

 

rothbard

marcodivice 15/5/2014 - 20:32

 sta menata che i paesi civili ed industriosi son solo quelli con l'etica protestante luterana non la sopporto più

anche rothbabard la pensa così

 

e, nel mio piccolo, anch'io.

Poi il Checcacci ci riprende!

Dico solo che l'idea che lo sprito del capitalismo si fondi nell'etica protestante non è mica un originalata di nasissimo, lo hanno già notato in diversi prima di me. Anche prima di Weber, ci aveva fatto caso Voltaire, ma prima ancora lo avevano notato pure i contemporanei.

Che non si possa ridurre tutto a questo, siamo d'accordo. Ma non credo che si possa liquidare la cosa col dire "sta robba mi ha stufato": sarebbe come dire "mo' basta co la tabellina del sette ripetuta sempre uguale, mi ha annoiato: via, famo che 7x7  fa 128".

@Corrado: prima di andare fuori tema (se ti interessa, ne discutiamo altrove) osservo che anche il cattolicesimo ha sfumature diverse, ognuna con peculiare matrice storica. Quello bavarese e austriaco nel secolo passato si è vestito in camicia bruna, e si è confrontatato duramente con l'anima berlinese striata di calvinismo. Per fortuna è stato sconfitto. Ma dal lato del culto del lavoro e dell'efficienza, anche prima di ciò, si era giovato della cacciata dei Gesuiti di Cecco Beppe, come quello triveneto della stessa operazione da parte del fratacchione servita Paolo Sarpi. Quello Toscano si giovò della iniezione di mentalità Gianenista del vescovo di Pistoia Scipione dei Ricci e di Francesco Secondo. Quello svizzero di Febronius, e forse di resti Zwingliani. Quello Piemontese e Ligure, dell'influenza Ugonotta francese. Eccetera, non percorro tutta la mappa religiosa d'Europa dopo Westfalia, per non esagerare. Il cattolicesimo romano, e peggio ancora quello borbonico spagnolo dell'italia meridionale e di tutto il sudamerica, è intriso del lassismo gesuitico e produce le conseguenze che vediamo. Di peggio, nel mondo, c'è solo l'islam.

In generale, hai ragione tu quando dici che la religione non è l'unico aspetto della cultura, fondante il carattere di un popolo: vero, ce ne sono anche altri. Non sono d'accordo, invece, quando dici che non è quello principale. Lo è sempre stato. Forse non lo sarà più in futuro: almeno in occidente, la sua influenza è notevolmente ridotta. Ma se studiamo il carattere attuale dei popoli, è al passato che dobbiamo guardare.

Gli esempi che fai sulle sfumature del cattolicesimo sono corretti ed era quello che intendevo dire con la battuta su "San Giovanni Rotonden". In Baviera son cattolici ma in modo diverso che in Puglia. Il motivo (per me) è che altri aspetti della cultura e della storia di un popolo influenzano la religione che quel popolo sceglie, ed il modo in cui quel popolo la interpreta, ben più che il contrario. A vantaggio di questa tesi faccio notare che sincretismo religioso, ampiamente usato dagli evangelizzatori, è in fondo una pragmatica accettazione di questo fatto.

Se si osserva, cio avviene anche con religioni come ebraismo o islam (che pur combatte in maniera più "feroce" i tentativi di laicizzarsi dei propri adepti ma un libanese non è come un talebano).

La mia tesi per dirla con una battuta è: i tedeschi non sono così, perchè Lutero è nato in Germania, ma Lutero è nato in Germania perchè i tedeschi sono così. Io scommetterei che fosse nato in Italia lo bruciavamo come abbiamo fatto con Savonarola o con Dolcino (... e fosse nato a Muenster magari lo impiccavano nel duomo).

Questo solo per chiarire bene la mia tesi (poi non ho la verità in tasca e solo quello di cui son convinto io). Mi scuso ancora per il fuori tema... che poi è relativo, dato che il NO EURO sembra tanto la nuova religione emergente :-)