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Capire la questione Euro

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@Tutti

Il link sottostante punta al sito della BCE, non di un blog o simili. E' scritto da

Vítor Constâncio, VICE-PRESIDENT of the ECB

http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2013/html/sp130523_1.en.html#/

Ecco la traduzione della parte che smentisce interamente l'articolo sopra:

[...]

 Cominciamo con la prima prospettiva riguardo le cause. La più vecchia narrativa della crisi, progressivamente corretta dagli accademici ma ancora popolare tra alcuni segmenti dell’opinione pubblica, recita all’incirca così: Non c’era niente che non andasse con il progetto inziale dell’unione monetaria europea, e la crisi è scoppiata per lo più perché diversi paesi periferici non hanno rispettato quel progetto – in particolare le regole fiscali e il Patto di Stabilità e Crescita – generando una crisi di debito sovrano. Questa è la storia “il problema è essenzialmente fiscale”, che può essere facilmente connessa ad altre 2: l’indisciplina fiscale ha portato a un surriscaldamento dell’economia, l’aumento di salari e prezzi ha implicato una perdita di competitività, e questo ha portato alla crisi da bilancia dei pagamenti.
Nonostante questa sia una storia internamente coerente, NON E' CORRETTA, specialmente per quel che riguarda il fattore scatenante della crisi.
Anzitutto, non c’è una forte correlazione tra il rispetto del Patto di Stabilità e Crescita di un membro dell’eurozona prima della crisi e il relativo spread richiesto dai mercati finanziari oggi. Per esempio, Germania e Francia non hanno rispettato tale Patto nel 2003-2004; mentre Spagna e Irlanda lo hanno rispettato più o meno pienamente fino al 2007.

[...]

 

Di conseguenza, l’afflusso di finanziamenti relativamente a buon mercato si è trasformato in una gigantesca esplosione del credito nei paesi ora sotto pressione. Come sappiamo, il credito non è stato perfettamente ottimizzato dai razionali agenti economici privati. Dal lato della domanda, in un contesto di bassi tassi di interesse, i consumatori e le aziende, aspettandosi una futura crescita, hanno anticipato i consumi e gli investimenti come dei bravi ottimizzatori temporali. Dal lato dell’offerta, le banche europee e i mercati finanziari non si sono comportati come la teoria di gestione del rischio prevedeva. Questo è quel che ha portato al surriscaldamento, pressione su stipendi e salari, perdita di competitività e grandi deficit delle partite correnti.


In secondo luogo, non c’è stato un aumento uniforme nell’indebitamento pubblico durante i primi anni della valuta comune nei paesi ora sotto pressione dei mercati finanziari.

[...]

Come mostra la slide 1, al contrario dei livelli del debito pubblico, il livello del debito privato è aumentato nei primi 7 anni dell’euro del 27%. L’aumento è stato particolarmente pronunciato in Grecia (217%), Irlanda (101%), Spagna (75,2%), e Portogallo (49%), tutti paesi che sono stati sottoposti a grandissimo stress durante la recente crisi. La crescita repentina del debito pubblico, d’altra parte, è iniziata solo dopo la crisi finanziaria. Nel corso di 4 anni, i livelli del debito pubblico sono aumentati di 5 volte in Irlanda e di 3 in Spagna.

@Giovanni Federico

Il mercato è costituito da due controparti: chi offre e chi domanda. Se riduco la domanda interna, anche l'offerta interna è costretta a ridursi. Difatti molte aziende che si rivolgevano al mercato interno hanno chiuso. Ma al di là delle parole lei continua sorvolare sul punto fondamentale:

perche "Monti ha ridotto la domanda interna"?
(se non per ribilanciare le partite correnti riducendo la domanda interna e dunque le importazioni ?)

@New Deal

Che la Spesa tedesca sia più bassa di quella italiana non mi sembra di averlo mai negato. Ho solo detto che molti paesi messi meglio di noi hanno una spesa più alta e quindi non esiste nessuna correlazione tra spesa pubblica e crisi, perciò non è riducendo la spesa pubblica che si esce dalla crisi. Tra l'altro di miliardi ne potremmo risparmiare molti di più se semplicemente non pagassimo i 125 mld che dobbiamo dare al MES in 3 anni. Circa 40mld all'anno quindi.

Sottolineo questo passaggio del vice presidente della BCE:

[...]

In secondo luogo, non c’è stato un aumento uniforme nell’indebitamento pubblico durante i primi anni della valuta comune nei paesi ora sotto pressione dei mercati finanziari.

[...]

al contrario dei livelli del debito pubblico, il livello del debito privato è aumentato NEI PRIMI 7 ANNI DELL'EURO del 27%.

[...]

Quindi che c'entra la spesa pubblica  (che tra l'altro è nella media )?

Il problema è il debito privato (estero), non pubblico, non è stata la cattiva gestione delle finanze statali, chiaro?

Debito privato estero che si è potuto accumulare grazie al deficit della bilancia commerciale e più in generale delle partite correnti!!

 

Vítor Constâncio dice bene quando da la colpa alle banche dei paesi creditori che hanno prestato ai paesi debitori senza valutare i rischi. Dimentica però che se non l'avessero fatto ora la Germania non avrebbe tutto quel surplus commerciale e avrebbe la disoccupazione che aveva 15 anni fa, la più alta d'Europa. Infatti perchè il settore privato si è indebitato con l'estero ? Semplice, per comprare i prodotti esteri che improvvisamente erano diventati più convenienti di quelli italiani (o spagnoli, portoghesi etc.).

Intanto l'articolo non è un un trattato sul debito, ma parla di valuta. Preciso comunque sul link postato sopra.

Questo è un discorso generale sulla periferia, ma non torna molto nel caso italiano. Infatti Constancio parlava in Grecia e non a caso nella slide 1 non prende ad esempio l'Italia.

Che il problema non sia SOLO il debito pubblico è vero: conta la massa debitoria totale. Si veda in proposito l'ottimo studio di Willem Buiter Debt of Nations da cui copio/incollo: 'The excessive indebtedness of the state is restricting its ability to use conventional fiscal stabilisation policy in many countries'

Quindi è falso che il debito pubblico NON sia un problema. Lo studio di Buiter è tra l'altro coerente con molti altri in letteratura, tra cui me ne vengono in mente alcuni di Rogoff e, se non sbaglio, anche di Alesina.

Lik allo studio di Buiter http://gallery.mailchimp.com/828d68d00a72b1ccb86169728/files/5849656_w_b...

Faccio notare che l'Italia NON ha avuto bolle speculative, al contrario di Grecia, Irlanda e Spagna. Qui ovviamente il debito privato e bancario ha avuto maggior importanza.

Il problema dell'Italia non è tanto il LIVELLO della spesa corrente, ma la sua CRESCITA. Pagando meno di interessi, l'Italia ha aumentato in proporzione la spesa corrente.

Si tratta di differenze tra grandezze di stock e flussi, che è una delle basi della comprensione delle dinamiche macroeconomiche (e la fonte della maggior parte degli errori di stima degli economisti, pare). Se il concetto non è chiaro si riferisca a quest'articolo della BIS:

http://www.bis.org/speeches/sp121109a.pdf

La spesa di altri Paesi è più alta perché hanno spesa da interesse, in proporzione, MOLTO più bassa e creano più ricchezza.

Prendere solo la spesa ex interessi sarebbe come comparare una famiglia che guadagna 1500 euro e paga rata mutuo di 700 con una che ne guadagna 2000 e paga rata di 400. Chiara la differenza? 

Comunque trova il riferimento che spiega anche le basi di scienza delle finanze (che ho semplificato con l'esempio sopra) qui:

http://noisefromamerika.org/articolo/fassineide-trilogia-parte-prima

Per concludere: il debito eccessivo dello Stato è un problema, in quanto inibisce la capacità dello stesso di agire con politica anticiclica in periodi di crisi, in cui indebitarsi costa di più agli Stati con maggior debito. 

Purtroppo non è facile spiegarsi con chi non ha le basi, ma neanhce si può quando si scrive un articolo di una-due pagine ripartire dal 'nome del Padre'...

Mi leggo la documentazione da lei indicata.

 Nel frattempo vorrei farle notare che nella Slide 1 l'Italia c'è eccome, nella terza riga.

http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2013/html/sp130523_1.en.pdf

Ultima cosa da non trascurare, come si vede sempre nella slide 1 il debito pubblico italiano negli anni dell'Euro è diminuito di oltre il 10 %.

Parlavo ovviamente del discorso, e non della slide. Non è stato, nel discorso riferito alla slide 1, commentato il caso dell'Italia.

Per il resto si legga Buiter, che le spiega bene e nello spazio giusto quel che ho provato io a spiegare sopra, ovvero: conta il debito TOTALE, non ultimo perché spesso, come spiega lo studio, questo cambia attribuzione, passando dal bilancio pubblico a quello privato o (nell'ultima crisi principalmente) viceversa.

Flussi e stock: ha capito o no che la spesa per interessi era diminuita passando dal 25% circa (picco) a meno del 10% del PIL, e che lo Stato ha aumentato più che proporzionalemnte la spesa corrente?

Faccio anche notare che il debito italiano è aumentato praticamente sempre; è diminuito del 10% su PIL, e non in termini assoluti, anche secondo la slide.

Prima di venire alla questione che segue, le consiglio la lettura di (personalmente, sintetizzerei il titolo con '' R&D!'')

Caratteristiche e mutamenti della specializzazione delle esportazioni italiane

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/temidi/td05/td559_05/td559/tema_559_2.pdf

Ora veniamo ai supposti (lemma non casuale) 125 miliardi...I vincoli europei sono rispettati se, si verifica almeno una delle seguenti 3 condizioni:

1) il differenziale rispetto al 60% e' diminuito negli ultimi 3 anni ad un ritmo medio di un ventesimo all'anno (backward looking) [scarico al volo il benchmark:2014debito_form4bis

ddt è il valore di soglia e dt è il rapporto debito/pil al tempo t. ]

2) le proiezioni di bilancio della Commissione indicano che la riduzione necessaria del differenziale si produrrà nel triennio che comprende i due anni successivi (forward looking). risparmio la formula

3) nell’applicazione del parametro di riferimento si deve tenere conto dell’influenza del ciclo sul ritmo di diminuzione del debito. Il ciclo economico ha effetto sia sul livello del debito pubblico che sul Pil

In breve: l'Italia e'... OK nel 2015 se il debito sara' sceso nel 2012--2013 (ipotesi 1),   o si sara' ridotto nei due anni successivi (ipotesi 2), oppure si sara' ridotto nel 2012-14 considerando sia il debito pubblico che il Gdp corretti per il ciclo (ipotesi 3)

In soldoni: nell'ipotesi piu' 'sfigata' (ultime previsioni Commissione), il limite inferiore dello 0.5% strutturale sarebbe violato nel 2015 salvo effettuare una correzione delll'indebitamento netto di 3 punti decimali di PIL (ossia 5 - cinque - miliardi di euro)

Again, il tema e' sempre: 1) debito pubblico troppo elevato rispetto al PIL ( a servizio del debito ca 80 miliardi di euro all'anno, ai tassi hyper flat di oggi), che impone di mantenere un avanzo primario sopra livello storico. 2X10_12, ma in lirette erano 15 zeri...) 2) bassa competitivita' dovuta alla scarsa produttivita' (: inefficienze P.a., sistema giudiziario, debole governance- auto-censura - corruzione, evasione fiscale, ritardi nello sviluppo del capitale umano- ecc...)

Chiudo: io non ho parlato di spesa. ho parlato di sprechi, il che e' ben diverso. ho anche parlato di R&d, valorizzazione ed internazionalizzazione dei distretti di eccellenza, ecc.

Personalmente, mi preoccuperei maggiormente di (i) come pagare le pensioni di domani, piu' che dei vincoli europei (: e non dico neppure che l'euro sia una 'costruzione perfetta' tale da non richiedere aggiustamenti) (ii) come creare posti di lavoro (iii) razionalizzazione della spesa pubblica inefficiente (: sempre, gli sprechi) e (iv) via IRAP.

Un esempio concreto: 20k al mese (netti) per alti funzionari della farnesina...Si faccia lei il 'benchmarking'..con gli omologhi Tedeschi

http://www.bundesfinanzministerium.de/bundeshaushalt2012/pdf/2011/epl05.pdf

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domanda interna

amadeus 16/5/2014 - 14:56

perche "Monti ha ridotto la domanda interna"?

(se non per ribilanciare le partite correnti riducendo la domanda interna e dunque le importazioni ?)

 

In realtà Monti non ha ridotto la domanda interna, ha semplicemente preso atto che una parte della cd ‘domanda interna,’ e segnatamente quella che in realtà era domanda estera, veicolata verso l’interno dal deficit pubblico e dalla promessa di interessi, non esisteva più.

 

Infatti se di solito lo Stato spende più di quanto incassa per alimentare la domanda interna e si indebita con gli investitori esteri (almeno in parte), il giorno in cui tali investitori gli fanno mancare il solito flusso di fondi a cui si è abituato, lo Stato è costretto a ridurre le proprie spese (o ad aumentare le tasse)  il proprio deficit e quindi la domanda interna. Cosa che ha fatto M. Monti (volente o nolente). A ciò si aggiunga il fatto che la bilancia delle partite correnti in quel momento era ancora in passivo, quindi l’Italia aveva bisogno di finanziamenti esteri anche per sostenere il proprio consumo (o gli investimenti interni). Solitamente  è probabile che, anche in presenza di un deficit  delle partite correnti, i creditori esteri preferiscano i titoli pubblici al credito commerciale, perché i primi sono crediti ‘in solido’ nei confronti di tutto il paese mentre il credito commerciale è un credito nei confronti di un singolo debitore.

 

In sintesi se un paese ha bisogno di finanziatori esteri per sostenere la propria domanda interna deve mettere in conto che tali finanziatori un giorno potrebbero tirarsi indietro a scapito della domanda interna che si voleva alimentare. Inoltre quando il flusso di capitali in entrata viene meno rimane però quello in uscita degli interessi da pagare, che, se vanno all’estero, ridurranno ulteriormente la domanda interna. I flussi passano e i debiti restano.

 

Morale: i creditori si aspettano che i debiti vengano pagati e i flussi che prima si sommavano, da un certo momento in poi potrebbero sottrarsi.