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Il fisco e il lavoro delle donne italiane

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Condivido la precisazione che ha fatto Andrea. Vorrei aggiungere un paio di cose.

Purtroppo il basso livello (per presenza territoriale e alto costo) dei servizi all'infanzia in Italia, rende molto importante il trade-off tra lavorare fuori casa (e pagare una baby-sitter o un asilo) e restare a casa. Noi, nel nostro esercizio, ci focalizziamo sulle detrazioni per dimostrare che (anche cominciare da) una loro diversa configurazione potrebbe avere degli effetti importanti su questo trade-off.

Resta comunque, a mio avviso, importante sottolineare che anche il lato della domanda di lavoro  (le imprese) deve essere considerato nel quadro che si sta studiando. Per esempio un incentivo all'assunzione (part-time, per esempio) potrebbe venire da un abbassamento del costo di lavoro finanziato dalla diminuzione/riconfigurazione delle detrazioni.  

Ringrazio entrambi delle risposte e, causa limite ai commenti, rispondo qui a tutti e due (sia mai che scopro il senso della vita nelle prossime 24 ore e non ho la possibilità di condividerlo :-) )

Il problema e' che devi scambiarli con ore di lavoro, ed e' questo il motivo per cui le famiglie "reali" come dici tu, con due figli a carico, preferiscono (spesso) che la mamma resti a casa (...) Molte famiglie si trovano attorno a quel margine per cui la differenza di poche centinaia di euro fa la differenza nella scelta fra lavorare e non lavorare.

Capisco l'ipotesi ma ad esempio: la tabella 2 considera i 6T€ al netto della retta d'asilo, quindi ore di lavoro risparmiate per la madre. Non insisto perchè non ho dati a supporto della mia tesi però rimango scettico sul fatto che questo sistema di detrazioni sia disincentivante per un numero "consistente" di famiglie. Può avere il peso ipotizzato in alcuni casi ma non riesco a vederlo come "nodo" della questione. Questo non cambia il fatto che il sistema potrebbe (e dovrebbe) essere migliorato, in particolare se in combinazione con interventi sull'offerta di lavoro come dice Stefania qui:

Resta comunque, a mio avviso, importante sottolineare che anche il lato della domanda di lavoro  (le imprese) deve essere considerato nel quadro che si sta studiando. Per esempio un incentivo all'assunzione (part-time, per esempio) potrebbe venire da un abbassamento del costo di lavoro finanziato dalla diminuzione/riconfigurazione delle detrazioni. 

A proposito di questo punto:

Purtroppo il basso livello (per presenza territoriale e alto costo) dei servizi all'infanzia in Italia, rende molto importante il trade-off tra lavorare fuori casa (e pagare una baby-sitter o un asilo) e restare a casa. Noi, nel nostro esercizio, ci focalizziamo sulle detrazioni per dimostrare che (anche cominciare da) una loro diversa configurazione potrebbe avere degli effetti importanti su questo trade-off.

L'ho sempre pensato anch'io ma recentemente ho scoperto, con mio grande stupore, che in Germania i costi e la presenza di servizi per l'infanzia non è molto dissimile da quella che trovo nel nord Italia (cioè: fa schifo uguale :-)). Parlo di scoperta empirica, cioè ne ho parlato con colleghi/e ed ho visto che pagano e sacramentano e hanno difficolta a trovare posti all'asilo più o meno come da noi. Forse la grossa differenza con noi, che magari annulla il trade-off, è negli aiuti alle famiglie con figli (che mi sembrano decisamente più alti).

PS

Un' altra cosa che mi ha stupito è che gli stipendi femminili sono sensibilmente più bassi di quelli maschili (ad occhio un 20%) eppure il lavoro femminile è comunque più diffuso che da noi.

Provo a convincerla con i dati. Ho ripreso i dati EUSILC 2012 che ho usato per la tabella 1.

Ho cercato le coppie sposate che si trovano in una situazione simile a quella dell'esempio nella colonna 2 della tabella 2, cioè che hanno un reddito inferiore o uguale a 24.000 euro e dove la moglie non lavora. Ora, queste famiglie sono il 26,5 per cento di tutte le famiglie con coniugi di età compresa tra i 25 ed i 60 anni. Se considero le famiglie che hanno figli a carico, queste rappresentano il 22,2 per cento del totale di coppie sposate.  Penso che siano delle percentuali piuttosto importanti.

Sicuramente, ma io non sto "contestando" che siano tante le famiglie nella situazione descritta. Io sto "contestando" che queste famiglie rinuncino a 6T€ e, quindi, che lo facciano a causa delle detrazioni. Mi sembra poco plausibile sulla base della mia esperienza. La mia sensazione è che lavori part time come quello descritto siano semplicemente pochi (un esempio di quello che intendo si veda  qui, a pagina 214, anche se è roba vecchia, e qui) e questo mi sembra dovuto a come la tassazione grava sul datore di lavoro, più che sulle detrazioni. Al riguardo trovo molto interessante l'appunto di Alessandro Riolo sul nero e la sua risposta.

Ripeto: non contesto la necessità di ripensare le detrazioni solo che, per aumentare il lavoro femminile, mi sembra sia prioritario, e porti maggiori benefici, agire sugli incentivi/esternalità delle aziende.

E' solo una mia idea e mi dispiace parlare per ipotesi con chi invece il problema lo studia veramente come lei, ma non è per fare discorsi da bar solo per imparare.

A proposito ringrazio anche Andrea Moro per il paper che leggerò il prima possibile.

Rinunciano ai 6K non solo in base alle detrazioni ma in base a detrazioni + fatica di lavorare. Non dimenticare che se rinunci ai 6k stai a casa. 

C'e' sicuramente un problema di costi fissi nel generare lavori part-time, il che impone alla fine un salario orario inferiore. Il problema e' che spesso a questi si aggiungono costi sindacal-burocratico-fiscali che rendono piu' costoso l'avere due gemelli identici a 4 ore l'uno che uno solo a 8 ore.  

Rinunciano ai 6K non solo in base alle detrazioni ma in base a detrazioni + fatica di lavorare. Non dimenticare che se rinunci ai 6k stai a casa. 

Sì, consideravo anche questo nella mia ipotesi.

A titolo di esempio, questo paper usa dati americani, la policy e' di dare un tax credit (cioe' una tassa negativa) a donne con redditi bassi. L'effetto sulla partecipazione femminile e' di diversi punti percentuali. Il massimo credito pero' e' notevole, quasi 4mila dollari per chi ha redditi da 9 a 15mila circa (nel 1999), e a scalare per chi ha redditi inferiori o superiori a quelle soglie.