Titolo

Il fisco e il lavoro delle donne italiane

5 commenti (espandi tutti)

Le donne sono meno occupate degli uomini.
Ci credo.
Ma se la scelta è libera, non vedo dove sia il problema.

Chi ha deciso che bisogna abolire la specializzazione dei ruoli in una famiglia?
E che la tradizionale specializzazione è prodotto di una "cultura sbagliata", anziché essere naturale e spontanea?
E che dobbiamo incentivare il lavoro di un sesso disincentivando contemporaneamente l'altro (giocoforza)?

Ricordo uno dei fondamenti dell'economia: la "mano invisibile" di Smith altro non è che la specializzazione. Perché vogliamo ostacolarla?

E come si concilia questo approccio con un un diritto di famiglia che ha come unica giustificazione il supporto della famiglia tradizionale? La cosiddetta "pensione di reversibilità" ha come unica giustificazione il fatto che, a causa della separazione dei ruoli, se il coniuge che lavora scompare, l'altro non ha di che mantenersi.

E allora? Che fine fa questo concetto? E tutta la giurisprudenza sull'assegnazione dei figli alla madre? Cancelliamo tutto?

E' chiaro, piuttosto, che il diritto di famiglia necessita di una integrazione, ovvero della definizione di "famiglia", perché quando tale diritto fu concepito,  la sua struttura sembrava ovvia. Ora non lo è più, e sarebbe meglio ricordarla, salvo arrivare ai demagogici nonsensi odierni. Ma questo è un altro discorso.

E allora? Che fine fa questo concetto? E tutta la giurisprudenza sull'assegnazione dei figli alla madre? Cancelliamo tutto?

ti dovresti aggiornare, la giurisprudenza (anzi la legge) in materia è cambiata dal 2006.

L'"affido condiviso" significa solo che la responsabilità del figlio è (formalmente) condivisa.

Non che il luogo in cui abita è condiviso o in dubbio. Questo spetta sempre alla madre, salvo casi eclatanti legati a droga, prostituzione, carcere etc. Con tutto ciò che questo aspetto si porta dietro, ovvero il mantenimento etc., le scelte quotidiane ma anche  quelle importanti.

Senza contare poi gli assegni di mantenimento anche in assenza di figli.

In ogni caso, giovedì scorso ho divorziato da mia moglie con affido esclusivo a lei (solo per evitare liti legali - tanto non serve a nulla).

Rovescio quindi a te il tuo poco gentile commento finale.

Infine, non c'entra nulla con il concetto che ho espresso, che si oppone al tentativo forzare con incentivi (a cui corrispondono inevitabilmente disincentivi) fiscali, ovvero arbitrari privilegi e discriminazioni, una propria visione dell'organizzazione sociale.

E che, per di più, prescinde dalle garanzie che il diritto di famiglia ha istituito per difendere uno dei coniugi. Quello che allora veniva considerato per definizione (purtroppo non espressa chiaramente) non autosufficiente.

Cacciari, non ho capito bene cosa ti sia successo, ma non è più il caso in cui "spetta sempre alla madre". Non spetta proprio nulla. La legge 54/2006 ha modificato le norme del codice civile (art. 155 e seguenti) che regolano l'affidamento del minore in caso di separazione o divorzio prevedendo come regola generale l'affidamento condiviso. La regola generale è l'affidamento a tutti e due. L'eccezione è l'affidamento esclusivo a uno dei due.

Prima del 2006 l’art. 155 prevedeva che: “Il giudice che pronuncia la separazione dichiara a quale dei coniugi i figli sono affidati...”. 

Oggi l’art. 155 bis  prevede: “il giudice può disporre l’affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore”.

La differenza è sostanziale e non formale.

Secondo l'Istat fino al 2005  l’affidamento esclusivo dei figli minori alla madre è stata la tipologia di gran lunga prevalente, cioè circa l'80% degli affidamenti era alla madre. Nel 2011 gli affidamenti esclusivi alla madre sono scesi all'8,5%, mentre quelli condivisi sono stati il 90,3% .

Stabilita la regola generale e la diffusione statistica di questa regola in merito all'affidamento a tutti e due i genitori, rimane il problema della coabitazione o residenza del minore che comunque deve essere in linea con questo principio generale di condivisione. Il giudice precisa le modalità specifiche di esercizio della potestà congiunta e della "genitorialità"   definendo luoghi e tempi della presenza dei figli presso ciascun genitore. Oggi infatti non si parla più di "diritto di visita" come nel caso di avvidamento esclusivo precendente al 2006.

Fine dell'aggiornamento.

Sign. Cacciari, mi pare che l'intervento degli autori sia diretto a rimuovere distorsioni create dalla tassazione, cosa che piacerebbe ad Adam Smith. Vorrei però ricordare che Smith non conosceva il concetto di capitale umano, difficile da accumulare lasciando una bella fetta della popolazione a casa.