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Sull'utilità ed il danno dell'istinto in politica

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Faccio copia e incolla da Facebook, dove Ti ho già scritto a febbraio,
sia in privato che in pubblico, il mio personalissimo, piccolissimo
ed insignificante parere.
Con qualche impercettibile modifica.


È per l'immensa stima che provo nei Tuoi confronti,
seppur non conoscendoci, che Ti scrivo e che mi permetto
di darTi del Tu.
Amo la politica nello stesso senso in cui la intendi Tu.
Ma ho sempre avuto il terrore di farla e infatti
non l'ho mai fatta, perché ho sempre visto le istituzioni
così lontane e diverse da quello che dovrebbero essere,
da non avere la forza di avvicinarmi ad esse per cambiarle,
soprattutto per il fatto di sentirmi solo a pensare queste cose.
Da quando Ti ho "conosciuto" e mi sono innamorato, politicamente,
di Te, della Tua storia e del Tuo straordinario pragmatismo,
quella paura è diminuita.
È diminuita perché grazie a Te non mi sono sentito più solo,
ho scoperto qualcosa di nuovo, che sentivo simile a me come
nient'altro prima. Non parlo in termini di competenze, nelle
quali sono un'inutile formica al Tuo fianco, parlo di passione
e razionalità e umiltà di pensiero, di prevalenza dei dati reali
rispetto ai sentimenti personali, per quanto essi nobili.
Come ho sempre detto ad amici e conoscenti, ritengo di aver
imparato più Economia da Te che duranti i miei anonimi percorsi
di studio universitari.
Ti ringrazio a prescindere perché grazie a Te ho ritrovato
la speranza nella politica.

Questa speranza però sta pian piano morendo.
Forse è già morta.
Purtroppo mi sto rendendo conto di come forse l'Italia non Ti
meriti, non meriti di cambiare in meglio come Tu hai provato a fare.
Tutti noi abbiamo le nostre colpe in questo, me compreso.
Penso che Tu sia troppo avanti per far si che gli italiani
Ti capiscano, e lo penso davvero.
Non sono pronti per capire.
Lo dico perché, estremamente proporzionato alla mia piccola
esistenza, noto questo anche in me.
La gente non ci capisce, non è pronta e matura per farlo.

In TV vedo e sento delle cose gravissime nella loro disonestà,
che ottengono applausi a scena aperta, mentre la barca sta
imbarcare gli ultimi litri di acqua prima di affondare.
I voti sono proporzionali alle balle che si dicono.
I politici captano il sentimento che sta nella pancia della gente,
e lo cavalcano.
Se quel sentimento ci può portare alla rovina non importa,
l'importante è cavalcarlo per avere consenso ed utilizzarlo per
i propri scopi personali, aiutare se stessi e gli amici in primis.

Mi chiedo allora se valga la pena Fermare il Declino.
Perché, parliamoci chiaro Michele, dopo la puttanata di Giannino,
la festa è finita prima ancora di iniziare, e ricominciarla è impossibile.
Negli errori che hai citato, manca a mio avviso il più importante,
il peccato originale della tua avventura da pioniere degli invisibile
(parlo dei liberal-democratici italiani): essersi intestarditi
su un marchio, quello di Fare, già etichettato come "Quelli della
Laurea di Giannino, ah ah ah che sfigati!!!".
E una volta che hai un'etichetta, è praticamente impossibile togliersela.
Questo è l'errore!

Nella mia vita alterno momenti di ottimismo a momenti di
tragica rassegnazione nell'osservare un'Italia che sembra
meritare il proprio declino.

Stai combattendo (hai combattuto) una guerra persa che non meriti
di perdere.
"Noi" siamo l'esempio di un paese strano.
Ancora in molti osannano Giannino, e non ne capisco il motivo.

L'Italia è forse questa?
Temo di si.

Grazie comunque per quello che mi hai dato, tantissimo,
che sarebbe ora provare a mettere in campo per davvero.
Sei una risorsa immensa per l'Italia, purtroppo ad oggi
ancora sprecata.
La mia ultima speranza, da ingenuo sognatore, è che almeno Renzi
Ti coinvolga seriamente in un processo davvero riformatore.

Sei un grande