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Sull'utilità ed il danno dell'istinto in politica

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Caro Michele,
Bella e sincera autocritica la tua, in linea col tuo carattere ruvido anche con te stesso.
I tuoi errori tuttavia non nascono con la campagna elettorale per le europee, ma molto prima. Per le europee non mi sento di dire che hai commessi veri e propri errori, perchè non avevi e NON AVEVAMO altra scelta.
Correre da soli non era una scelta praticabile, e qui sta il punto :  se non eravamo in grado di raccogliere 150'000 firme, ed è vero, è certo, come avremmo mai potuto raccogliere oltre un milione di voti ? Non potevamo.
Il partito non c'era già più quando abbiamo deciso di correre. 3000 iscritti in tutta Italia, di cui solo 2000 votano al Congresso (???) con 700 iscritti nella sola Lombardia, di cui 300 a Milano e su questi 300 soltanto il 10..15% risponde alle sollecitazioni della sua Direzione Regionale ? Ho cercato di dirtelo e comunque era tardi : già in corsa.
Ho corso con te sino alla fine, sino all'ultimo giorno. Ho fatto a Milano quello che potevo con i pochi volontari, consapevole della fine annunciata, come quei soldati che partono all'assalto sotto il tiro delle mitragliatrici, sapendo in cuor loro che è finita.
Non essendo per fortuna una guerra fisica, sono ancora vivo.
E torniamo agli errori, quelli veri. FARE era già in agonia PRIMA delle elezioni, già prima del Congresso. Come è potuto accadere ? Sono queste le domande a cui devi dare risposte, solo per te stesso, non per altri. Io le conosco queste risposte, e ti ho lanciato in più occasioni degli allarmi, ma non li hai ascoltati. Pazienza. Nulla è perduto, sino a che c'è vita. Torna al tuo lavoro, per ora. Curati le ferite dello spirito.
Altri proseguiranno da dove tu hai iniziato.  Il germe del grano impiega tempo a germogliare.  Con immutato affetto. Franco