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Sull'utilità ed il danno dell'istinto in politica

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Cari tutti,

cominciamo con una riflessione di pancia: quanti di noi (e quanti italiani) vorrebbero avere un leader politico, un ministro o anche solo un sindaco capace di venire fuori con una analisi così lucida e franca?

Penso molti. Perché saremo anche dei cialtroni, che non disdegnano persino di farsi governare da cialtroni, ma quando le cose si mettono male e serve mettercela tutta per venirne fuori ci si guarda intorno e si cerca della gente così.

Noi (e dico Noi, che ci troviamo qui a discuterne) ne abbiamo di gente così. Sicuramente anche più di uno. Il primo obiettivo di Fare deve essere proprio raccogliere, valorizzare e fare conoscere a tutti il meglio delle risorse umane a disposizione di questo Paese.

Forse il problema delle ultime elezioni è stato anche che erano perse in partenza. Molti piuttosto che perdersi in un voto “di bandiera”, e metterci ancora una volta la faccia dopo la scottata dell'ultima volta, hanno preferito non votare (vedi analisi sui flussi). Ma non è detto che la cosa debba per forza ripetersi. A patto che il voto sia percepito come utile ed in grado di contribuire a fare qualcosa. Come?

 

Guardiamo avanti.

Analisi e Strategia.

  • 1) Il bipolarismo, o meglio lo schema maggioritario, sembra ormai un fenomeno consolidato. Si devono ancora fare i conti con il M5S Un anomalia quasi tutta italiana, anche per la sua difficile collocazione nell'arco costituzionale.
  • 2) Per un medio-lungo periodo il centrodestra potrebbe trovare difficoltà nel costruire il consenso che gli permetta di tornare ad essere competitivo con il PD di Renzi.
  • 3) Il PD e Renzi, passata la fola elettorale, si troveranno ad avere a che fare con i soliti e ben noti problemi dell'Italia. Dall'economia alla riforma dello Stato. Al momento il programma genericamente presentato, e mai vagliato da un voto diretto, non sembra all'altezza delle ambizioni riformiste vantate.

E se il Partito che non c'è per ora non avesse ragione di esserci? Mi spiego, affinché si possano affermare le idee del Manifesto è necessario avere un veicolo elettorale?

Le risorse necessarie per mantenere una macchina che possa solo ambire ad avere una rappresentanza stabile entro un sistema maggioritario, è a dir poco proibitivo per un partito di nicchia. Diciamocelo una volta per tutte: portare il Liberalismo alle masse forse è possibile, ma probabilmente è anzitutto inutile. Pensare di cambiare le cose raccogliendo direttamente il consenso è quantomai complicato, oggi più di un anno fa. Qualcuno sopra diceva che ormai Boldrin nei dibattiti si trova a dare ripetizioni di fondamentali dell'economia ai sui interlocutori. Credere che con i loro elettori si possa fare di meglio è velleitario. Pensare invece di informare ed educare la popolazione sui temi fondamentali (economia, statistica, matematica, fisica, tecnologia...) richiede tempi e risorse proibitive, che forse solo un serio programma di governo potrebbe mettere in atto.

È la trappola della Democrazia: il potere è in mano al popolo che però non possiede le conoscenza per poterlo esercitare correttamente.

Di qui non si passa, e allora?

Come altri ricordavano, alcune idee del manifesto cominciano a circolare, altre come Non più alto del Colle sono state saccheggiate tout court.

E se questa fosse la strada? Produrre nuove idee, vagliarle, discuterle, diffonderle e vigilare sulla correttezza della loro attuazione.

Questo per dei professori dovrebbe essere più abbordabile che non gestire un partito o la campagna elettorale.

Già, ma come evitare di rimanere marginali in un Paese dove i think tank e le fondazioni sono solo il rifugio per politici trombati?

Tattica

Anzitutto continuare ad esserci, a comunicare, a farsi sentire. Non diventare un pensatoio chiuso nelle vellutate stanze di un antico palazzo romano. Ne rincorrere il consenso della rete in stile M5S. Non abbiamo bisogno di migliaia di sfegatati che copiano da wikipedia le definizioni che incollano nei post, se abbiamo i 10 che quelle definizioni le scrivono nei loro libri di testo!

Affrontare le battaglie che si ha possibilità di vincere in proporzione alle forze di cui si dispone. Se non si dispone di un esercito di milioni di uomini e di forze aeree, non ci si impegna in una guerra di trincea o su vasta scala. Si costringe l'avversario (nemico e' troppo) ad affrontare una guerriglia su un terreno a lui ostico e che metta in luce le proprie doti.

Si mantengano per quanto possibile i comitati sul territorio, per raccogliere le istanze e per diffondere le idee. Se si presenterà l'occasione propizia, si potrà tentare il colpo di mano. Come avvenne per Pizzarotti a Parma per il M5S. Ma a quel punto non si facciano gli stessi errori: serve una classe dirigente preparata (e leale) che dimostri il valore della idee applicate alla realtà. Solo così si potrà accarezzare l'idea del salto di scala.

Dove e come cominciamo?

Da qui e ora. Come già osservato nel post, il forum di FARE risulta ostico e, a mio avviso, pieno di inutili discussioni e critiche povere di costruttività. Molto meglio uno stile come NFA da cui solo leggendo e' gia' possibile imparare, chiarirsi idee e discuterne.E dove comunque non e' proibito all'ultimo bischero, come il sottoscritto, di provare a lanciare il proprio sasso nello stagno.

Here's my 2 cents.

 

Serve però anche un canale di comunicazione di massa. Come a suo tempo il programma di Giannino su Radio 24. O un blog di successo come quello di Grillo. O apparizioni in TV come quelle di Boldrin, anche senza essere un partito in corsa. Problema di difficile soluzione, ma non impossibile, con tutta l'intelligenza che c'è qui.

Secondo me, pur dicendo cose condivisibili, commettete entrambi un errore di fondo. Bello grosso.

E' vero che Boldrin non può spiegare l'ABC dell'economia ai suoi interlocutori ogni volta, è vero che servirebbero radio/tv/blog a supporta, ma il problema è del partito non dell'elettorato o dei mezzi di comunicazione. E' sempre stato così per tutti e sempre sarà così.

FARE non è stato in grado di rendersi immediatamente riconoscibile, l'elettore potenziale deve essere in grado di capire subito:

1.Chi sei

2.Cosa vuoi fare

3.Che ci guadagno io elettore votandoti ("guadagno" in senso lato)

Se tu hai il miglior prodotto sul mercato e non riesci a venderlo è un tuo problema non dei clienti. Forse non sai spiegare i vantaggi dal punto di vista del cliente, forse non ti rivolgi al giusto "target", forse non hai creato il giusto packaging. Sono comunque tuoi problemi di comunicazione.

Non puoi spiegare le basi dell'economia ad ogni comparsata televisiva? Certo che non puoi e nessuno lo fa, anzi nessuno lo ha fatto mai.

Secondo voi Togliatti leggeva il "Capitale" a tutti i contadini dell'Emilia Romagna? Oppure questi hanno sentito lo slogan "la terra ai contadini" "basta sfruttamento dei lavoratori" e ne sono stati attirati?

Se non sei riuscito a "sedurre" nessun proprietario di radio, tv o giornale o nessun importante personaggio pubblico (industriali, opinion leader) ti supporta nonostante il tuo programma migliorerebbe la sua vita e quella del suo paese, qualche domanda su chi sei e come lo stai comunicando te la devi fare.

So che scritto così sembra durissimo, e mi scuso, ma Fare ha preso lo 0,75% pur avendo un programma valido e non avendo precedenti di malgoverno, quindi per me è chiaro che il problema nasce quando questo programma si vuole farlo conoscere: tutto quello che è strategi adi comunicazione va rivisto.

PS

L'obiezione che i liberali in Italia non sono tanti non regge. Saranno pochi ma non lo è la gente di buon senso.

Gente che ti può votare anche se non condivide completamente tutto (ad esempio non credo che tutti quelli che hanno votato Salvini , credano nella Lega perchè un 7% di cerebrolesi è parecchio. Lo hanno votato perchè si son detti "almeno capiscono che siamo contro l'Euro") Oppure penso che se una persona "sgradevole mediaticamente" come Monti, che si è distanta solo per aver tassato gli italiani tanto e male, è riuscita a portare a casa un 8% alle politiche perchè esisteva un potenziale elettorato di FARE che deluso dai partiti di destra, liberali solo a parole, vedeva in lui una controaltare credibile in un futuro governo con un PD Bersaniano (percepito come statalista) che veniva dato per vincente.

Non mi sfugge il fatto che esista un grosso problema di comunicazione. Semplicemente non avendo ne' idee, ne' esperienza in proposito, e volendo dare un contributo costruttivo, mi sono tenuto alla larga dalla faccenda.

Mi sembra che con l'esempio di Togliatti hai centrato bene il problema. Pero', putroppo a mio avviso, non si tratta di un problema di packaging che non esalta il prodotto. "la terra ai contadini" funziona come slogan perche' e quello che la gente voleva sentirsi dire. "Usciamo dall'Euro e vedrete che tutto si sistema" e' quello che molti vogliono sentire. O secondo voi vende meglio:

L'euro c'entra poco con la crisi dell'Italia e, più in generale dell'Europa del Mediterraneo. Il problema vero è la resistenza al cambiamento

Ricorro anche io ad un esempio.

Tutti sappiamo che se da stasera mangiamo il 20-25% in meno e se facciamo attivita' fisica, anche blanda ma continua, per un ora almeno tre volte la settimana, avremo eccellenti possibilita' di perdere peso.

Perche' allora tanto successo nelle librerie di nuove e mirabolanti diete che in alcuni casi addirittura consigliano di mangiare di piu'? Soprattutto prima delle vacanze?

Forse perche' alcune cose preferiamo non sentircele dire. Sappiamo che avere un certo tenore alimentare ci fara' sicuramente bene... ma costa fatica. Quello che vogliamo comprare non e' la ricetta per dimagrire, ma il sogno di poterlo fare senza sforzi.

Seguendo questo filo, sbattere in faccia la brutalita' dei numeri e della attuale situazione forse non fa prendere voti, ma illudere la gente migliora le cose? Farle credere che senza Euro e svalutando risolveranno i loro problemi?

Io ricette non ne ho, per questo sono qui ad ascoltare quale puo' essere la dieta giusta per me.

Astenersi pataccari!

sì, non è un problema di packaging o di leader carismatico, il problema è trovare una linea che convinca una parte consistente degli italiani così come sono. Certo, è importante istruirli ed educarli, ma questo è un altro discorso, pure cruciale, ma di lungo periodo.

Berlusconi l'aveva trovata e ha fallito miseramente, anche perché non ci credeva veramente. Grillo pure l'ha trovata, ma è una linea sbagliata e senza sbocco. Renzi l'ha trovata, qualche speranza ce la dà, staremo a vedere.

Fare non l'ha trovata, per ora. Forse non è possibile trovarla, forse bisogna cercarla ancora, come suggerisce Corrado Ruggeri.

E' chiaro che se ti limiti a cercare il minimo comun denominatore e a dire quel che la gente vuole sentirsi dire sei agevolato nel comunicare. La Lega ci campa da anni e così vari partiti "demagogici" all'estero ma questo non toglie che tutti gli altri partiti esistano ed utilizzino le stesse tecniche di comunicazione pur veicolando messaggi più complessi (e quindi con maggior difficoltà).

Il tuo programma se applicato darà dei vantaggi agli elettori ? Allora gli slogan devono evidenziare questi vantaggi, devono puntare a chi godrà di questi vantaggi  e devono essere didascalici e diretti. L'approfondimento sarà una fase successiva adesso serve attirare l'attenzione e soprattutto rendersi riconoscibili.

Lo slogan deve colpire a livello emotivo e non deve vergognarsi di farlo. Per intenderci "abbiamo grandi progetti per cambiare il futuro" non fa nessuna di queste cose, mentre Giannino che si presenta incatenato per simboleggiare la pressione fiscale, che lega le mani alle aziende italiane, sì.

"Più meritocrazia" è più una dichiarazione di intenti che uno slogan. Così come"siamo contrari ad un fisco centrale, difficile da controllare, e fonte di sprechi" è una dichiarazione di intenti mentre "basta tasse a Roma ladrona" è uno slogan (contro la la Lega si può dire di  tutto ma a slogan sono i numeri uno).

Non sono un esperto di marketing e comunicazione, quindi ho fatto più esempi di quel che potrei permettermi (e mi scuso) ma sono certo che la semplificazione burocratica e i risparmi fiscali cui punta il programma di Fare creino dei vantaggi all'elettorato che possono e devono essere resi in maniera più immediata.

La fase successiva (e qui mi ricollego a quel che dice Bercelli) è trovare veri alleati, vere simpatie. Alcune battaglie radicali sono state appoggiate anche da altri movimenti o da personalità pubbliche non radicali, questo sarebbe auspicabile (ed in parte è successo con "Non più alto del colle", questo sì un bello slogan) anche se è decisamente più difficile. Penso a cose come CGIA di Mestre, uno Squinzi, possibile che non si riesca a coinvolgerli ?

Per usare il tuo esempio: i libri per chi vuole dimagrire "senza fatica" si vendono bene, senza dubbio, ma esiste anche un mercato per i libri per chi vuole sapere come dimagrire "veramente". Magari si vendono meno ma si  vendono ad un pubblico che quegli altri non li vuole comprare più :-)

E mettendo titoli accattivanti (senza svaccare) si può vendere qualche copia in più, chessò "E' facile smettere di pagare tante tasse (se sai come farlo)".

5 TASSE INVECE DI 50

o qualcosa del genere verificando bene i numeri che ho buttato lì a caso -- includerei diabolici balzelli perditempo  come le marche da bollo. Quindi anche qualcosa come:

ABOLIRE LE MARCHE DA BOLLO E TUTTE GLI ALTRI BALZELLI CHE FANNO SOLO PERDERE TEMPO

Mentre gli slogan sull'oppressione fiscale, per quanto sacrosanti, sono purtroppo usurati da decenni di sterile propaganda berlusconiana e leghista, quelli sull'oppressione burocratica sono una prateria aperta.

my two cents