Titolo

Sull'utilità ed il danno dell'istinto in politica

1 commento (espandi tutti)

uno:  Il commento di nfAustralia mi aveva fatto pensare a PW, al fatto che non si possa "non comunicare" e che la negazione non viene spesso percepita e che quindi bisognerebbe volgere sempre la comunicazione in forma positiva. Cose che ho imparato leggendolo. E, pensando a PW,  mi era venuta in mente questa sua frase: the suicide arrives at the conclusion that what he is seeking does not exist; the seeker concludes that he has not yet looked in the right place. Che calzava a pennello con quel che volevo dire a nfAustralia ma, dopo aver messo il titolo e scritto il commento, mi son dimenticato di mettere la frase!

Comunque non farti sorgere dubbi perchè, devo confessare, mia moglie spesso mi minaccia: "Io tutti quei libri di PW te li butto via, tanto li hai letti e non hai imparato niente!". Credo che voglia comunicarmi che non sono molto bravo a comunicare :-)

due: credo anch'io sia così.  Per quel poco che ne capisco io: a parole son tutti contro le ingiustizie ed i privilegi ma la situazione italiana è tale che ogni minoranza crede di avere un qualche "privilegio" a scapito delle altre e, quando si tratta di riformare veramente, la paura di perdere il presunto privilegio frena il desiderio di cambiamento. Una specie di divide et impera. Però è un problema per tutti i partiti non solo di Fare. Problema che, credo, si possa aggirare in fase di propaganda o inventandosi un capro espiatorio come fa la Lega (soluzione che io schifo ma nondimeno esiste) o concentrandosi su uno specifico target ed ergendosi a suo referente politico.