Titolo

Sull'utilità ed il danno dell'istinto in politica

1 commento (espandi tutti)

   Devo dire che leggendo le confessioni di Boldrin, ho apprezzato la persona molto  più di quanto non abbia apprezzato il politico.  Sono pienamente d'accordo con Franco Puglia: iscritto a FARE sin da prima delle sfortunate elezioni "nazionali", ho seguito in diretta la "crisi" innescata da Gannino-Zingales ed il successivo tentativo di ricostruire il partito, che si è rivelato così maldestro, da accompagnarlo alla dissoluzione.   Dopo l'allontanamento di Giannino - che andava ragionevolmente messo da parte temporaneamente, ma non ostracizzato - era logico cercare di riunire le forze che erano ancora presenti: al contrario, vi è stata una scissione (cito il nome di Silvia Errico) che devo ritenere basata su personalismi, visto che non sono apparse palesi a noi della "base", le divergenze politiche.  La Direzione che in base allo statuto provvisorio era di sei od otto membri (se non ricordo male) è stata allargata a ventiquattro, imbarcando persone di varia provenienza.  Da qui in poi la Direzione è risultata sempre più scollegata dalla "base", che si impoveriva continuamente nel numero, e nell'entusiasmo di chi resisteva.  E' stato redatto da questa direzione uno statuto faraonico, degno, per numero di poltrone, concezione centralista e burocratica, del trascorso PCUS. Nel frattempo, quasi mai un comunicato stampa od uno scritto della Direzione illustrava la posizione del partito su fatti ed episodi della quotidianità politica. Cito tra tutti i referendum proposti dai Radicali, passato sotto il più assoluto silenzio di Fare. Il sito WEB d'altra parte, che avrebbe potuto rappresentare un luogo dove confrontare le idee, ospita un Forum, frequentato da un ristrettissimo numero di persone, più propense a scrivere battute piuttosto che ragionamenti. Pochissime le iniziative "locali", e quasi sempre scarsissimamente frequentate.  Arriviamo così al Congresso, indetto ai sensi dello Statuto "central-democratico".  La perla consiste nell'idea che i delegati sono incatenati alle mozioni; il grande capo presenta la sua - votata poi plebiscitariamente - pochissimi giorni  prima della chiusura dei termini. E' una mozione più simile alle confessioni da fare all'analista (paragonabili a quelle del post qui sopra) che ad un documento creato per tracciare una linea politica.  In effetti, l'idea di fare scomparire Fare è stata vincente.   Ora, io penso che scrivere proposte sensate ed immaginare che la gente corra a votare un gruppo di sconosciuti, sia quanto di più "impolitico" si possa immaginare. E' necessario lavorare, farsi conoscere, avvicinare persone ed associazioni, essere presenti sul territorio di appartenenza; sposare cause comprensibili ai più, disporre di strumenti di comunicazione. Un lavoro lungo, che richiede entusiasmo e dedizione da parte di tutti.