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Renzi, lo sciopero RAI e la prova dei fatti

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Un'aspetto poi da considerare e' quello degli ammortizzatori per eventuali esuberi. Ricordiamo il trattamento privilegiato all'ultimo salvataggio alitalia: 7 anni di cassa integrazione pagati di tasca nostra. Giusto farsi carico dei disoccupati anche in mancanza di un sistema serio di protezione (come quello che andiamo proponendo oramai da anni), vediamo se questa volta Renzi ha il coraggio di farlo in modo equo e non offensivo della dignita' dei cassintegrati di aziende "normali". Le  premesse non sono le migliori. 

Questo è l'aspetto che più mi preoccupa dei "tagli alle spese" promessi da Renzi. Ho spesso la sensazione che quando parla di tagliare costi "eliminando enti inutili" , noi pensiamo veramente all'eliminazione di posti di lavoro che non servono, mentre lui sembra propendere per un restyling, tipo: "via il cartello Province, quelli che lavorano qui da domani lavorano per la Regione" oppure "ci sono 200 forestali di troppo? Vai con 200 prepensionamenti". Spero di sbagliarmi.

consenso

marcodivice 5/6/2014 - 14:23

approfitto del tuo commento per riproporre un tema che già si trattò qui, credo in un post di Zanella sula Grecia. Anche la miglior strategia politica di questo mondo ha bisogno di consenso per funzionare, altrimenti è dannosa e alimenta populismi o peggio.

con questo non voglio dire che non si debba tagliare la spesa o si debba continuare a foraggiare i carrozzoni.

non ricordo cosa ho detto a proposito della Grecia, ma sono sicuro (potrei sbagliarmi, qualcuno ha dati, opinion polls e simili?) che su vendita della RAI e abolizione del canone c'e' ampio consenso tra gli elettori.

ma su questo non c'è dubbio . come ho detto nel primo commento, il post è perfetto per cui sono per la vendita della rai.

mi riferivo ai licenziamenti. pensare di mettere in strada oggi migliaia di persone con poca o nulla assistenza da parte dello Stato, significa creare alba dorata e aprire la porta alla vittoria di un populista. più o meno di questo che si discuteva nei commenti sulla grecia.

Non capisco che senso abbia discutere di eventi puramente ipotetici. Davvero pensi che sia politicamente praticabile  "mettere sulla strada" migliaia di persone? Vedi cos'e' successo con l'alitalia. Io penso non sia nemmeno desiderabile, auspico solo che li si protegga in modo adeguato ed equo rispetto alle altre migliaia di dipendenti di imprese private che si sono trovati sulla strada. Che sia il sindacato a negoziare condizioni preferenziale per gli uni piuttosto che per gli altri lascia basiti. 

Andrea, Marco si sta riferendo a quello che ho scritto nel mio commento sopra non al tuo post.

Oltretutto fraintendendomi (ma ci sta perchè mi son spiegato male).

Marco non sono un sanguinario savonarola . Capisco benissimo che tra la teoria di 20000 statali in meno e la realtà di 20000 famiglie senza lavoro esiste un "abisso" che chi fa politica non può e nemmeno deve ignorare.

Ma esistono dei passaggi graduali, esiste il muoversi in una direzione, esiste il “faccio fin dove si riesce” ed esistono le operazioni di facciata.Il timore che esprimevo è che Renzi possa limitarsi alle mere  operazioni di facciata.

lieto di aver frainteso. su questo concordiamo.

ecco, parliamo di esuberi.

Io sono perfettamente d'accordo con la frase che vado a citare:

per ogni posto di lavoro inutile creato da un'ente pubblico secondo regole fuori mercato ha costi che gravano sulla parte produttiva del paese, eliminando un numero maggiore di posti di lavoro produttivi di ricchezza per tutti.

Dando questo per scontato, il problema esuberi non si pone perchè per ogni posto di lavoro pubblico "inutile" fuori mercato che viene eliminato, ne verranno creati un numero maggiore nel privato. Poi non è detto che la stessa persona sua quella che perde il posto e poi lo ritrova nel privato. Quindi giusto poter gestire casi singoli, riqualificandoli professionalmente (non solo quindi con sussidi economici).

Anzi, penso che il numero di posti "esuberanti" di un settore pubblico sia superiore al numero di posti che nello stesso settore puo' essere assorbito dal privato. I posti nuovio saranno in altri settori, con diverse professionalità. Quindi visto che in altri settori si renderanno disponibili risorse per investimenti ed assunzioni, il problema della riqualificazione degli adulti è determinante. Ed è, tra l'altro un business che puo' aiutare a fare PIL.

Dando questo per scontato, il problema esuberi non si pone perchè per ogni posto di lavoro pubblico "inutile" fuori mercato che viene eliminato, ne verranno creati un numero maggiore nel privato

Scusa ma scritto così sembri la caricatura di un liberista fatta da Vauro o da Robecchi.

Trascuri completamente il fattore tempo.

Ad esempio i 10500 forestali calabresi dove me li reimpieghi e in quanto tempo? Li vendiamo ai Belgi come minatori, come negli anni 50?

Con che soldi li riqualifichi professionalmente?

Trascuri che non si rende disponibile nessuna  nuova risorsa. I soldi risparmiati servono per il debito pregresso, son già spesi.

E anche fosse vero che si rendono disponibili nuove risorse prima che queste siano reimpiegate in modo da creare nuovo lavoro ci vuole tempo, bisogna sperare che non vengano usate male e nel frattempo i 10500 forestali (e famiglie) devono mangiare e pagare le bollette e prima di loro a spasso in cerca di lavoro ci sono migliaia di persone (il 18% in Calabria, 65% tra i giovani)

Nella pratica il problema esuberi si pone eccome ed è il problema principale da risolvere per riqualificare la spesa pubblica. Certo è un problema risolvibile che va risolto ( e se mai si comincia mai lo si risolve) ma approcciarsi ad esso dicendo che nemmeno si pone è un po' inquietante.

Ora magari io non saro' bravo a comunicare (anche mia moglie, onestamente parlando, me lo dice) ma condivido in pieno il giudizio della tua, così come lo hai rivelato in altro post. :-)
Consiglio di rileggere meglio il mio intervento, magari cercando di comprendere cose non dette ma per me (e per tutti) completamente implicite. Come il fatto incontroverttibile, per motivi fisici, che la riconversione del personale richiede tempo e risorse.

E' un colpo basso Francesco, da te non me l'aspettavo :-)

Però insisto: se tu, ad un commento in cui si invita a considerare come devono essere gestiti gli ammortizzatori  sociali per eventuali esuberi, rispondi scrivendo che "il problema esuberi non si pone" il fraintendere e pensare che la fai troppo facile, ci stà.

Cercherò di mirare più in alto e di spiegarmi meglio. :-)

Considero che il problema degli esuberi non si ponga (se avessimo ammortizzatori seri) perchè nel tempo necessario alla riqualificazione (che non è un tempo pari a zero) si vengono a formare gli spazi per nuove professioni. Diciamo che in un anno, massimo un anno e mezzo, il problema non è piu' un problema. Naturalmente do per scontato che di solito in europa gli ammortizzatori sono attorno a quel periodo (massimo sono 4 anni in Danimarca, se non erro) e da me in CH sono 400 giorni (520 se hai piu' di 55 anni).

Per "problemi" intendo i casi che esauriscono il diritto senza aver trovato un lavoro adeguato. Poi ovvio che in Italia, dove questi ammortizzatori europei non sono ancora in funzione (aspi, naspi qui si gioca cambiar sigle) la cosa è un problema ma davo per scontato che parlando di "ammortizzatori" si partisse dalle considerazioni su come la cosa sarebbe se ci fossero.

Caso mai mi pare che quello che è previsto in Italia sia che anche se cambiano le sigle, il pubblico impiego è fuori dalle tutele (cosa sbagliatissima, perché cosi' continua l'alibi della illicenziabilità), quindi mi chiedo tra l'altro come siano messi i lavoratori RAI. Sono considerati pubblico impiego o lavoratori privati?