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Sintomi e cause del declino (I): tre esempi

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... e a tutti i pensionati volenterosi come voi.

Seguo con affetto i vostri interventi, notando una similitudine con gli hobby che con energia e dedizione coltiva anche mio padre, pensionato come voi.

Dato che i freddi numeri della statistica alle volte lasciano il tempo che trovano ed alimentano solo polemiche che alla lunga diventano sterili, vi chiedo il favore di "riscaldarli" con dei casi reali. Solo aneddoti forse, ma che ci permettano veramente di capire come vanno le cose.

Ecco il mio appello.

Voi che avete versato contributi per quarant'anni e che, grazie ai potenti mezzi messi a disposizione dell'INPS, potete verificare il vostro estratto conto contributivo, verificate quanti contributi avete versato. Poi prendete il vostro assegno mensile e moltiplicatelo per le mensilita' che percepite e, con i dovuti scongiuri, per gli anni che le tabelle della vita media vi riconoscono. (Io vi auguro una lunga vita e tanta salute!).

Potrete calcolare cosi' il rendimento del vostro investimento previdenziale (che tasso di interesse vi ha fruttato). Potrete cosi' rendere veramente costruttiva questa discussione.

Scusateci se dal canto nostro non possiamo fare altrettanto, oltre alla mancanza dei dati, infatti siamo costretti a perdere tempo lavarando per portarci a casa uno stipendio, accantonare una magra pensione contributiva per un incerto futuro ed infine pagare anche quell'investimento che a voi rende cosi' bene.

Buon lavoro!

versare i contributi previdenzali non è assimilabile ad un piano di accumulo capitale e successiva(dopo la prima "rata") remunerazione. E' un obbligo di legge. Sarebbe bene, oltre a perder tempo a lavorare spendere qualche minuto in riflessioni preventive(la scrittura).

Saluti.

insomma: nel retributivo, il mio  esagerato rendimento del montante, essendo i contributi obbligatori mi è stato riconosciuto a mia insaputa. e se adesso trovo chi è stato, passa un guaio!

ah, il multiforme genio italico non smette di stupire il mondo.

Prendano una polizza vita con rendita vitalizia garantita e clausole di reversibilità certifcate a vs. scelta(sate onesti) ed effettuate comparazioni "mature" prezzando i diversi rischi delle due "rendte". Scoprirete che i coefficienti inps non sono così "esagerati".
Sorprendetemi...

l'argomento "versamenti obbligatori non sono assimilabili etc", e anzi si propone un pieno confronto fra assimilati, come richiesto da karl hieronimusquellocheè.

Davvero sarebbe bene perder qualche minuto in riflessione preventiva.

i contributi «non sono tasse, ma un risparmio forzoso per il consumo differito».

Oggi per fare chiarezza mi aiuta il presidente dell'INPS (che onore!), che al Corriere spiega come potro' calcolare anche io quando prendero' un giorno di pensione, salvo futuri interventi correttivi o incidenti di percorso (perdita del lavoro etc...).

Nel frattempo posso solo aspettare i numeri dei Sigg. Ernesto e Vincesko, per cui la pensione non e' una previsione ma e' gia' realta'.

A voi l'onere della prova, sorprendeteci tutti.

Coraggio, non e' difficile!

Sia il caso li tiri fuorii lei a corredo della chiosa a Sua firma: "Scusateci se dal canto nostro non possiamo fare altrettanto, oltre alla mancanza dei dati, infatti siamo costretti a perdere tempo lavarando per portarci a casa uno stipendio, accantonare una magra pensione contributiva per un incerto futuro ed infine pagare anche quell'investimento che a voi rende cosi' bene." Di mio Le ho semplicemente fatto notare che, per valutare un investimento, è necessario (buona norma) utilzzare un benchmark (comparabile); Prenda una polizza che garantisce una rendita vitalizia e confronti, con attenzione al rischio implicito(in entrambi i casi), con pensione statale contributiva assmilabile. Solo in questa maniera il Suo commento "rende così bene" potrà essere validato. Un saluto,

Dimenticavo..non sono in pensione,  gli stipendi li pago(ultimamente intaccando la mia disponibiltà personale) e sono sul mercato tutti i giorni come migliaia di micromprese a lottare per rimanere in piedi.

bene

giovanni federico 18/4/2015 - 17:21

se lei ritiene che le pensioni corrispondano più o meno ai contributi versati , sarà sicuramente favorevole ad un passaggio immediato e generalizzato al sistema contributivo, salvo casi eccezionali (salari molto bassi, pochi anni di contribuzione etc.) di integrazione al minimo - da definire come forme di assistenza

PS ovviamente, il rischio dei contributi statali è minore di quello di qualsiasi polizza privata e quindi la rivalutazione dovrebbe essere minore. Che ne dice del rendimento dei titoli di stato?

Prof...

Sig.Ernesto 18/4/2015 - 19:42

ci pensi bene..le faccio un esempio banale: se una rendita vitalizia Generali è più rischiosa di una rendita statale come dice Lei..come interpreta questo articolo (e nella fattispecie il taglio precedente e successiva conferma del rating sul leone di trieste perchè troppo sensibile al rischio paese)? Ci pensi su, buon weekend :)

http://www.repubblica.it/economia/finanza/2015/02/13/news/generali_s_p_c...

@Karl: avevo malcompreso il suo elaborato; scrivete in maniera orribile (che io non possa capire è un'eventualità probabilisticamente immisurabile, servirebbe un novello von Leibniz e qui non ne vedo...;) )

Buon we anche a Lei!

Egr. Sig. Ernesto,

Lei fa confusione. Il mio invito a mettere sul piatto i numeri dei contributi e delle pensioni era rivolto al sig. Vincesko, che si era dichiarato pensionato. Successivamente lei si è inserito sostenendo inizialmente che:

versare i contributi previdenzali non è assimilabile ad un piano di accumulo capitale e successiva(dopo la prima "rata") remunerazione. E' un obbligo di legge.

Le ho risposto con le parole di Tito Boeri: «i contributi non sono tasse, ma un risparmio forzoso per il consumo differito». Ora lei ha corretto il tiro, e me ne rallegro, invitandoci a confrontarne l'effettiva reddititività rispetto a bechmark assicurativi. Argomento a mio avviso secondario.

Come ho già avuto modo di scrivere, per ora i contributi li posso solo pagare e per sapere quanto sarà il mio assegno pensionistico dovrò aspettare l'apposita applicazione di INPS disponibile dal 1° maggio.

I pensionati invece hanno numeri stabili e certi su cui fare i calcoli, per questo rinnovo l'invito già fatto al sig. Vincesko, che ha già risposto ad altri post ma non al mio. Sicuramente starà elaborando i dati.

Inserisco un commento adesso perché non vi sia sospetto di voler deviare il discorso.

Questo sopra è un richiamo alla necessaria sintesi, per potersi creare un giudizio equilibrato. La quale sintesi risulta tuttavia comunque una violenza che si perpetra sempre alla luce di qualche presupposto, che non è di per se un male ma bisogna almeno esserne consapevoli.

Dal punto di vista contabile appare chiaro che un calcolo statistico, in proiezione media, sui valori complessivi da percepire e sui contributi versati, se evidenzia uno scavalcamento dei primi sui secondi corrisponde ad un furto ovvero ad un'elemosina, e io non trovo altri termini. Si potrebbe certamente dire che la ricchezza prodotta nel tempo ha determinato crescita, sviluppo del paese ecc., ma tutto questo è già contabilizzato nella rivalutazione delle quote versate, dunque è sempre possibile, in linea di principio, determinare la quota media spettante di diritto, secondo ragione. Ma se al termine di qualunque generoso calcolo si trova ad esempio che mediamente uno che ha versato 100, percepirà 200, significa senza dubbio che ci dovranno essere 10 persone che oggi devono versare 110, per poter percepire domani 100. E se queste 10 persone oggi sono poi quei giovani malcapitati delle partite iva che guadagnano al massimo 1000 euro, spaccandosi la schiena nei call center, dovendone versare 400 di contributi per poter pensare infine di percepire una pensione miserabile dopo una vita di stipendio miserabile, reggendo sulle proprie spalle il nobile principio dei “diritti acquisiti” da altri prima di essere persino nati, come chiamare tutto questo? Anche Vincesko deve convenire che si tratta di una usurpazione ributtante, e proprio nel rispetto dei suoi stessi presupposti di giustizia che ha più volte voluto per se ricordare. Non vale infatti in questa eventualità nessun tipo di ragionamento comparativo, quand'anche perfettamente documentato, e questo anche se l'Italia fosse il paese più efferato del mondo in fatto di pensioni. Il punto resterebbe che la necessità di coerenza complessiva supererebbe sempre qualsiasi tipo di struttura sperequata anche se fosse la meno sperequata del mondo. Né, seguendo lo stesso principio, si può concedere, come altri sostengono, il persistere di pensioni d'oro o d'argento, ma anche di bronzo, per il solo fatto che il conteggio complessivo delle entrate recuperabili è irrisorio: il furto è furto anche se si tratta di 10 euro, e a nessuno è concesso di rubare. E poi a chi?, a giovani sacrificati che devono mantenere nonni ingordi, questa è una cosa insopportabile.

Un aneddoto curioso e che mi viene alla memoria mi fu raccontato spesso da mio zio ingegnere, il quale essendo di vecchia costituzione rientra sotto la definizione del mio professore di fisica del liceo quando, non potendone più di domande, diceva di non essere un ingegnere che dovendo prendere il treno per Milano impara a memoria l'orario di tutti i treni d'Italia, ebbene lui appartiene a quella vecchia gloriosa guardia, ma prima di questo era solo un ragazzo sciagurato come tanti altri nel disperato dopoguerra. Pare che un passatempo feroce della sua banda di ragazzacci fosse quella di acciaccare un povero vecchio più di quanto quello stesso vecchio fosse stato acciaccato dalla vita. Si trattava di canzonar ben bene il malcapitato per il fatto che egli, non avendo famiglia e non essendosi sposato, si era costretto ad una vita di risparmi e di stenti in previsione di una vecchiaia almeno tollerabile. Ma ora che si era fatto vecchio e aveva concesso tutto il suo gruzzolo ad una famiglia che lo accudiva, ecco che lo Stato aveva iniziato a passargli una pensione. “Vecchio fesso”, gli dicevano, “hai passato tutta la tua vita senza comprarti neanche un pacchetto di sigarette, e adesso vedi che è stato tutto inutile?!”. Quello pare che dopo aver sopportato le beffe lungamente un giorno reagì dicendo (miglioro solo qualche pesante parola dal dialetto stretto): “E che cavolo ne potevo sapere io, che lo Stato era così fesso che mi dava i soldi quando io non gli ho dato niente?” Trovo notevole pensare che un pover'uomo di bracciante, senza né arte né parte, chiedendosi veramente se la sua vita era stata una inutile beffa sia arrivato a pensare: “E che ne potevo sapere che lo Stato era così fesso?”

Forse è tutto qui il riassunto del problema: come si può giustificare una vita di operoso lavoro se infine si concedono eccessivi privilegi? E questo possa servire da riflessione a chi la fa troppo facile con le generalizzate ridistribuzioni “keynesiane”, virtuose e autogiustificantesi. Attenzione però! Da questo aneddoto, che trovo straordinario, si può riflettere anche al contrario. L'idea della istituzione della pensione ha proprio lo scopo di liberare risorse quando il braccio è forte e di permettere di essere oggi un individuo attivo nel mercato perché non ci si deve preoccupare eccessivamente di quando il braccio non sosterrà più. Una collettività eccessivamente spaventata del futuro è inservibile per qualsiasi attuale progetto.  È sempre un problema di equilibrio.