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Lettera luterana sul vicino oriente, II

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E lo confermo. Chiederlo direttamente sarebbe stato scortese, e la mia volontà era quella di smorzare la polemica. Nel merito non è ovviamente scritto che uno studioso cattolico - o islamico o shintoista - sia da considerare fazioso in quanto cattolico, islamico, shintoista.
Ma queste sono catalanate, Luponti. Un islamico che scrive di Islam è già per questo sospetto, com'è ovvio che sia. Nel caso del celebre saggio di Weber, si osserva come dal tempo della sua uscita sia stato oggetto del fuoco concentrico di orde di "confutatori", tutti cattolici, e tutti immancabilmente impegnatissimi a "dimostrare" la fallacia dei nessi individuati da Weber; ma tutti, in misura diversa e per i non addetti ai lavori, vieppiù dimenticati. C'è pure una morale in questo.

Posso bene riconoscere limiti a una estremizzazione draconiana delle tesi di Weber. Estremizzazione che non è di Weber, però: nel suggerirLe di rileggere il sullodato saggio non intendevo tanto fare polemica, quanto farle vedere come tutti i limiti, i distinguo, le obiezioni e le precisazioni pensabili siano già contenute in esso, fornite dallo stesso Weber. Tuttavia se si usano (faziosamente) distinguo ed eccezioni per negare l'intuizione fondamentale, allora non ci si muove di un passo. Le schematizzazioni, le "generalizzazioni", nella Storia come in qualunque altra disciplina, servono per focalizzare i tratti essenziali.

In questo dibattito lanciato da palma c'era, fino dal titolo, l'aggettivo "luterano". Mi sono appoggiato a questo per introdurre le implicazioni etiche del processo storico in atto, muovendo dall'assunto implicito Weberiano di fondo: non il nesso fra etica protestante e "capitalismo", che qui non è interessante, ma il fatto che le etiche (e le confessioni che le contengono) non siano tanto "sovrastrutture" come le intendeva Marx, ma siano forze storiche attive.

E soprattutto il fatto che la Modernità, nel suo significato esteso, quello indicato da Le Goff, è un raggiungimento della Coscienza occidentale, prodotto da due secoli di lotte sanguinose e guerre di religione. Medioevo e Modernità sono Forme della Coscienza.
Hegel direbbe Forme dello Spirito. Non amo Hegel ma questa definizione l'accolgo.
L'evoluzione della Coscienza medievale in Coscienza Moderna ha avuto ovviamente più di una causa efficiente. Ma, fra le molte, primaria fu la Riforma Protestante.
Secondo lei, cosa distingue, in essenza, il Medioevo dalla Modernità? Forse che non c'è alcuna distinzione?

COSA è Moderno, dunque?

in breve

palma 20/10/2014 - 18:07

nulla, dato un fatto che non e' soverchiamente difficile da constatare. Si fa qui riferimento al fallimento dell'illuminismo vero, non e'vero che una volta che tutti leggono Newton la smetteranno di credere a varie sciocchezze. Il papa piu' moderno del secolo 20simo (Giovanni Paolo il 2ndo) era perfettamente in graod di guidare la guerra calda contro l'Urss in Polonia -e vincerla-- & esser seriamente convinto che Maria Vergine avesse deviato una pallottola.

Su queste sono sciocchezze di Croce (il "barocco" l'era del "romantico" etc. che vengono dedotti guardando lo stile dell'angiolo della chiesa di Pescasseroli)

andiamo...

Se è a questo che si riferisce con le parole "fallimento dell'Illuminismo", allora certo, avete ragione, Lei e Jurgen Habermas.
Ma questo progetto è purtuttavia partito, ed ha prodotto un qualcosa. Che è già un qualcosa di riconoscibile, almeno nei suoi tratti essenziali, come il non-finito michelangiolesco.

Non serve che tutti leggano Newton, ma non sarebbe male, e mio avviso, che tutti riconoscessero una volta per tutte la Modernità cosa sia: per incompiuta che sia, questa figura dello spirito è l'unico antidoto che si conosca alla peste intellettuale del Medioevo.