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La metafora degli stagisti

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Certamente la capacità di sapersi reinventare è fondamentale nel mondo attuale.
Però io credo che il problema nella società moderna e soprattutto in quella del futuro prossimo sia ben più serio del semplice reinventarsi per stare al passo con i tempi.
Cerco di fare alcuni esempi.
Prendiamo youtube. Un servizio usato da milioni, se non miliardi, di persone in tutto il mondo, nel quale chiunque può condividere video su qualunque cosa. Parliamo di milioni di video. Ecco, tutto questo immane servizio è garantito da un team di impiegati che se non sbaglio si aggira sulla sessantina di persone.
Ora prendiamo amazon. Non so quante persone lavorino per amazon, ma comunque anche qui abbiamo un servizio disponibile in tutto il mondo dove chiunque può acquistare oggetti ad un prezzo mediamente più basso che nei negozi tradizionali. Mi domando quanti negozi tradizionali stiano soffrendo a causa di questo servizio. E la mia non è una critica del tipo "amazon danneggia i negozi tradizionali, quindi è sbagliato". No, è solo una osservazione.
Ora prendiamo gli ebook. Praticamente, data la capacità dei supporti di memoria magnetica, una persona potrebbe tenere l'intero scibile dell'umanità in un ebook, rendendo quindi supeflui bibliotecari, editori, stampatori, distributori, ecc.
Questi sono tre esempi distinti di come l'economia digitale stia radicalmente cambiando il mondo nel quale viviamo in una maniera mai vista prima nell'intera storia umana.
Come questi cambiamenti influenzeranno il mondo del lavoro nessuno ancora lo sa, ma pare che famosi analisti come Brad delong comincino a chiederselo ultimamente, e sembrano piuttosto preoccupati. Cercate "technological unemployment" su google e troverete parecchi spunti interessanti.

Condivido iltuo intervento anche se lo trovo un po' OT. L'articolo verte sul "reinventarsi" e fa affermazioni condivisibili. Tu parli di come il mondo si sta evolvendo e, secondo me, l'argomento meriterebbe una profonda riflessione.

A prima vista potrebbe sembrare una riedizione del panico tra i filatori all'apparire dei primi telai meccanici. Io credo, come te, che sia qualcosa di diverso e più profondo. Come questo influenzerà il "lavoro" come lo intendiamo oggi è qualcosa che meriterebbe molta più attenzione ma sembrano tutti troppo immersi nel samsara del cambiamento per rendersi conto dello stesso.

nei prossimi anni un'enorme quantitá di lavori tradizionali (dai bancari ai contabili ai commessi) sparirá e quelli che intendevano svolgere quelle attività dovranno necessariamente dirigersi altrove 

Certo, loro si dovranno preparare ad andare altrove ed è l'argomento del film ma comunque non ci sarà altrove per tutti loro e non potrà mai più esserci ed è l'argomento di Zanutto.

Non ho usato l'esempio dei filatori a caso: non siamo più nella situazione degli albori della rivoluzione industriale dove la miopia impediva di vedere che la nuova tecnologia non uccideva posti di lavoro ma ne creava di nuovi (la "torta pià grande" di uno dei tuoi primi post su nfA). Non sto nemmeno usando il modello superfisso, almeno non credo.

Qui per quanto le nuove tecnologie possano allargare la "torta" non sarà mai sufficiente per dar lavoro a tutti i "commensali" ma, allo stesso tempo, i "commensali" devono aver un lavoro o meglio un "reddito" per poter comprare la loro fetta di torta, altrimenti il sistema non va avanti.

Nel futuro prossimo assisteremo ad un cambiamento radicale del Lavoro e della società. Tantissimi lavori (operai, impiegati) ed opportunità (piccoli negozianti, trasportatori, taxisti) andranno a sparire. Il processo è gia in atto, le tecnologie ci sono già, è che non abbiamo imparato ancora a sfruttarne tutte le possibilità (e poi ci sono dei tempi tecnici).

Pensare come sarà questo futuro è oltre le mie capacità ma, allo stesso tempo, è interessantissimo ed è un processo che sta succedendo sotto i nostri occhi.

http://www.economist.com/news/briefing/21594264-previous-technological-i...

A leggerlo sembra preoccupante.

IMVHO reinventarsi è una delle risposte al problema.

  1. http://www.futuretech.ox.ac.uk/sites/futuretech.ox.ac.uk/files/The_Futur...
  2. 4 caratteristiche dei lavori a minor rischio di rimpiazzo da parte delle macchine:
  3. Percezione. Quella umana,  inarrivabile per i computer in termini di profondita' ed ampiezza, soprattutto in ambienti di lavoro non strutturati.
  4. Manipolazione. Gli esseri umani gestiscono oggetti irregolari molto meglio dei robot. La manipolazione delle macchine e' inoltre limitata dalla loro difficolta' nel pianificare i movimenti per spostare degli oggetti da un posto all’altro.
  5. Creativita'. L’abilità di avere idee  (poesie, teoremi, ricette, trucchi) e di creare artefatti (come sculture e macchinari) nuovi e giudicati di valore richiede conoscenze ampie, da combinare in modo sensato. Il concetto di 'valore' di un’opera creativa e' mutevole, e pertanto difficile da ingegnerizzare.
  6. Intelligenza sociale.  Quest’ultima racchiude abilità di negoziazione, persuasione e cura.
  7. Gli algoritmi riescono a riprodurre alcuni aspetti dell’interazione umana, ma sono ancora ben lontani dal riconoscere i sentimenti umani e quindi a rispondervi coerentemente, anche con un puro testo.

E questo e' Keynes. Giornalisti Italiani mai pervenuti. Gli economisti sono tutti fuggiti.

barriers to ENTRY dai tempi di Galileo Galilei (che non cito a caso. Anche Dante ok...)  e 'telemaco' vs. Maxwell

notte notte

Keynes - Possibilita' economiche per i nostri nipoti”, 1933

la scoperta di mezzi per economizzare l’uso del lavoro sarà più veloce rispetto alla creazione di nuovi usi del lavoro.