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Come e perchè preoccuparsi della disuguaglianza

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lacune da colmare

beppyz 17/12/2014 - 12:19

parlando da profano (non ho tempo e modo di verificare), non mi sembra che ci siano modelli che legano consumo di risorse naturali e distribuzione di reddito a livello micro... tuttavia volere è potere! so che ci son dei "modellini" che stimano quanto è "sostenibile" lo stile di vita di un singolo individuo (basati su questionari che verificano se ci si muove in bici/mezzi pubblici/auto, quanta carne si consuma, e via dicendo), il livello di consumo di risorse pro capite (semplificabile con le risorse energetiche) è un dato facilmente rintracciabile su internet (mi era passato per le mani il report per il 2013). combinare i due elementi per avere una proxy della prima variabile del potenziale modello penso sia un giochetto da ragazzi. Tuttavia, penso anche che sia un esercizio abbastanza inutile in fondo... i dati a livello macro sono abbastanza chiari da tempo e non penso sia necessario fare molte riflessioni: è fatto noto che il 20% della popolazione mondiale consumi circa l'86% delle risorse...

comunque, il vero problema della sostenibilità (almeno per ora) è che cerca di approcciarsi all'economia secondo la struttura di quest'ultima: ad ora quello che si cerca di fare è "contabilizzare" la sostenibilità: da quello che vedo a lavoro mi sembra ci sia un tentativo di cercare di allungare l'orizzonte temporale per valutare il ritorno economico di un investimento di carattere sociale, di creare misuratori dedicati tipo il SROI e cinfrusaglie simili. Secondo il mio modesto parere, l'approccio dovrebbe essere il contrario, dovrebbe essere l'economia che si "ridisegna" per considerare il tema della sostenibilità (penso che il caro vecchio Malthus fosse meno sprovveduto di quanto si pensi), del resto di questo l'economia dovrebbe trattare: di allocare le risorse nel miglior modo possibile, non solo orizzontalmente (tra "co-esistenti") ma anche verticalmente (tra generazioni), giusto???

l'argomento "disuguaglianza" - come molti altri che ricorrono su nFA - è argomento etico, prima di tutto, subito dopo sociale, infine politico. Solo marginalmente economico.
Confesso che cascano un po i cojoni pe terra nel sentir sostenere che chi "si preoccupa" delle disuguaglianze sociali è animato da "invidia". Par di sentir berlusconi.
Ha ragione Brusco: la sostenibilità ambientale non è proporzionale al coefficiente di Gini. Anzi, si possono immaginare mille esempi come quello pensato da lui, per cui vale il contrario.
La disuguaglianza sociale è un problema per altre ragioni. Lo è perché crea discriminazione, perché gli individui/gruppi che hanno acquistato un privilegio, meritato o non meritato che sia, poi tendono a conservarlo anche per uso delle generazioni successive. Quindi si conserva, creando impedimento alla mobilità e all'avenzamento del merito. Lo è preché spacca il corpo sociale in caste, quindi inquina il sentimento collettivo. Lo è perché crea odio. E quindi produce tensioni, che facilmente sfociano in contrasti e anche in spargimenti di sangue.
Ma si, diciamolo via, lo è perché fondamentalmente ingiusta. "Ingiusta" in quanto contraria non a una qualche controversa teoria della virtù (palma dixit), ma quel senso elementale ed ancestrale di Giustizia che hanno anche i babbuini

http://www.focus.it/temi/il-senso-di-giustizia-delle-scimmie290217-1447

Gli uomini sono animali razionali, disse un tizio una volta. Ma prima ancora sono animali gregari che vivono in gruppo; e quindi del gruppo devono saper capire e accogliere almeno le regole essenziali.
E la prima fra queste, la regola zero, è quella che impone a tutti i membri di spartirsi le risorse disponibili nella misura più equilibrata possibile.

consiglio un'interessante articolo dal The Guardian, ognuno libero di trarre le proprie conclusioni...

http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/sep/02/limits-to-growth-wa...