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La prescrizione dei reati in Italia: un'analisi delle problematiche al di là delle polemiche

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Riguardo alla prescrizione, trovo che l'unica soluzione ragionevole sia quella di accertarla in sede di udienza per il rinvio a giudizio, e se non siano scaduti i termini si procede poi con il processo fino a sentenza definitiva.

Le ragioni che spingono a inserire l'istituto della prescrizione, che lei ha ricordato molto bene, nulla hanno a che fare con la ragionevole durata di un processo.

Una volta che il processo inizia deve arrivare a conclusione, anche per dare certezza del diritto, e la durata del processo deve essere ragionevole a prescindere da quanti anni siano passati dalla commissione del reato.

Mi ritrovo completamente nel parere dell'ANM. E quindi nel DDL del M5S.

Piuttosto vi sono ragioni di interesse pubblico a stabilire per alcuni reati, penso a quelli di corruzione, che i termini di prescrizione decorrano da quando il reato è segnalato anzichè da quando viene commesso.

I perchè sono molteplici, ma è evidente che l'interesse dello Stato nel perseguire questo reato è elevato, e che solitamente corrotto e corruttore siano cointeressati a non far trapelare il patto scellerato, soprattutto se andato a buon fine.

Lo Stato deve quindi poter perseguire la corruzione anche a distanza di anni. In pratica il corrotto non dovrebbe mai sentirsi tranquillo solo perchè la magistratura non ha avuto notizia del reato.

Ricordo che chiesi in una conferenza a Trento a Piercamillo Davigo perchè non si facessero queste due semplici modifiche (che lui riteneva indispensabili a combattere la corruzione).

La risposta, più diplomatica del mio sunto qui di seguito, fu che chi legiferava era in conflitto di interesse. Per cui difficilmente avrebbe proposto queste misure.

Cosa confermata dalla proposta del PD che lei riporta. Fare qualcosa, ma non poi così drastica da non consentire, a chi ha buoni avvocati, di arrivare a usufruire comunque dell'istituto della prescrizione. E senza affrontare il problema della difficoltà di avere notizia di reato per episodi di corruzione.

La seconda questione  quella dei giudici distaccati. Ossia quei giudici che invece che tenere processi, sono in forza a ministeri, autorità o altri organi dello stato.

A mio avviso in realtà già è grave che vi siano giudici in organi legislativi o esecutivi. La separazione e l'indipendenza del giudice comunque ne soffrono.

In ogni caso andrebbero da subito ad aumentare gli organici se tornassero in tribunale.

Non ne ho visto traccia nell'articolo. Sono così pochi da essere irrilevati per rendere ottimali un numero significativo di sedi di tribunale?

i giudici distaccati in ministeri e/o all'estero e/o presso altre istituzioni, non sono tantissimi. Le ultime cifre che conosco parlano di circa 200 magistrati c.d. "fuori ruolo". Molti sono effettivamente in istituzioni utli, ed esempio al ministero della giustizia o alla corte costituzionale, trattasi di esperienze utili sia all'amministrazione cui sono destinati sia all'amministrazione della giustizia, poichè questi magistrati estendono il loro bagaglio culturale.

Vi sono poi collocamenti fuori ruolo abbastanza discutibili, quali, ad esempio quelli relativi a posti creati ad hoc presso vari ministeri o presso le più svariate istituzioni internazionali. 

uno dei grossi problemi è costituito dal fatto che molti di questi posti vengono coperti con metodi assolutamente non trasparenti a chiamta diretta (ad es. il ministro chiama il magistrato tizio a suo capo di gabinetto e/o altro).