Titolo

La prescrizione dei reati in Italia: un'analisi delle problematiche al di là delle polemiche

3 commenti (espandi tutti)

Ogni proposta sensata, come quelle di Axel, si scontrerebbe, come ben dice Pigi, con il giudizio della Corte Costituzionale, che userebbe l'indipendenza della magistratura - sancita dalla Costituzione - come una clava, interpretandola in modo assurdamemnte (a mio parere) esteso. Al cuore di tutto sta questo punto: l'independenza della magistratura e' una garanzia che mira ad elevare la qualita' del servizio che la magistratura offre al paese (servizio talvolta noto come "giustizia")  o che mira ad elevare la qualita' della vita dei magistrati? Domanda retorica. La Corte ovviamente prende questa seconda interpretazione. Non se ne esce. La Corte Costituzionale e' di gran lunga il piu' grande ostacolo alla razionalizzazione del sistema istituzionale italiano. 

è un principio inteso a garantire i cittadini dal potere politico, impedendogli di condizionare i giudici. Nei fatti, è talvolta usata dai giudici per rendersi superiori a qualsiasi altro potere, in primis al legislativo.

Tutti gli Stati civili hanno una corte costituzionale o, almeno, ammettono la judicial review degli atti del potere legislativo e del potere politico; la corte costituzionale italiana non solo non è un'eccezione, ma neppure è espressione della magistratura ordinaria.  

Tutti gli ordinamenti liberali prevedono l’indipendenza del Giudice. L’Unione europea, in una sua decisione quadro che dovrei mettermi a cercare, prevede che gli Stati debbano garantire altresì l’indipendenza del Pubblico Ministero. Che quest’ultimo debba essere indipendente, al pari del Giudice, è perfettamente logico, laddove basta controllare politicamente il PM per impedire che certi fatti finiscano sul tavolo del Giudice. In sostanza, l’indipendenza non è una questione di efficienza del servizio, bensì di uguaglianza delle persone davanti alla legge e di controllo e bilanciamento di poteri, come ha già evidenziato Luciano Pontiroli.

Il principio per cui il Giudice debba avere un reddito congruo alla propria funzione e tale da renderlo immune da tentazioni di farsi blandire in modo più o meno lecito non lo ritengo sbagliato. Esso, comunque, non è incompatibile con un sistema diverso di carriera. Difatti, già adesso, il magistrato, nei primi dodici anni di carriera, percepisce uno stipendio sicuramente congruo, né vi sono contestazioni in ordine alla sua entità. Quindi se lo stipendio dei primi dodici anni non è lesivo dell’indipendenza, non si vede perché successivamente vi debbano essere degli scatti per anzianità.

La magistratura sostiene che la carriera per anzianità derivi dalla Costituzione, in particolare, dall’art. 107, comma 3, Cost. secondo cui: 

I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.

 Ora, questa norma dice tutto e niente, né il Legislatore costituente aveva immaginato una carriera uguale per tutti, tant’è vero che la carriera uniformata fu introdotta solamente alla fine degli anni ’60. Mi sembra quindi parecchio affrettato fare un processo alle intenzioni della Corte Costituzionale.

In ogni caso, se proprio si ritiene che la Corte Costituzionale si metterebbe di traverso, basterebbe, modificare la Costituzione. Ciò è già avvenuto con la modifica dell’art. 111 Cost. allorchè la Corte bocciò ripetutamente norme che impedivano l’utilizzazione di dichiarazioni di pentiti rese in assenza di contraddittorio, il legislatore stabilì il principio con norma costituzionale e da allora il problema è definitivamente superato