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Stai pensando di frequentare un PhD in Economia? Cosa fare, cosa aspettarsi

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Informazione dettagliatissima e utilissima; di solito si naviga alla cieca, come un tempo. Dunque un grazie di cuore, perché non è facile trovare informazioni così organiche e veritiere, come vistosamente appare dai racconti in prima persona. Tuttavia, debbo dire, anche un poco scoraggiante, malgrado allevino un poco quei racconti di occasionali episodi di divertimento, e questo non tanto per la difficoltà degli esami o del costante impegno richiesto, perché una grande passione può mettere la benda su queste difficoltà, se non anche riconvertirle in stimoli, quanto sul fatto che malgrado tutta la preparazione richiesta, la competenza richiesta e pure riconosciuta e testimoniata da qualificati terzi e da esibire, e la passione da allegare e che deve essere da un lato fanatica e dall'altro no perché bisogna essere anche coscienti e consapevoli di tutto il resto del mondo che ci circonda e per finire pure creativi e fantasiosi e ambiziosi e onesti (se posso dire, sembra tutto anche un insieme di proprietà contrastanti se non proprio contraddittorie) e passare a pieni voti due ulteriori esami (GRE e TOEFL ), su tutto questo quadro, già terribile di per sé, aleggia infine lo spettro della frase “Non sperateci troppo: il processo di ammissione è affidato a fattori del tutto casuali”. Sembra a chi legge, in sostanza, non solo che si debba essere molto di più di Einstein che avrebbe certamente fallito su quasi tutta questa linea, ma che, comunque sia, essere pure l'Einstein dell'economia sarebbe solo un requisito necessario ma insufficiente, perché tutto quanto è sotto il segno dell'aleatorietà: “Il processo è affidato a segnali di abilità molto poco correlati”. Io ho riletto più e più volte tutto perché la cosa mi sta a cuore molto di più che se dovessi decidere per me stesso. Io decisi per la passione, e cascasse il mondo. Ma ora è mia figlia che vuole scegliere questa strada, e confesso che io sono atterrito per lei, perché è chiaro che se pure tutto girasse al verso giusto e dopo 5 anni di tundra e di vita spartana con un materasso per terra e sedia pieghevole e un cinema ogni 6 mesi, comunque: “Sperare di riuscire dopo 5 anni di studio a trovare posto nel paese X o, peggio, nella città Y, è pura follia.” e poi: “Ai pochi che riescono a trovare un'occupazione in una università ...”, cioè non si sa se e non si sa dove. Con tutto il rispetto e l'ammirazione, e anzi baciando le medaglie a chi è riuscito vivo dopo questo cerchio dell'inferno, come si fa a chiedere il supermassimo e ad offrire solo una probabilità, pure scarsa per giunta? Questo è pura contraddizione concettuale, è impossibile chiedere un impegno assoluto a fondo perduto. Per giunta, con simili prerequisiti si riesce quasi dappertutto, in qualsiasi campo, anche se si apre una osteria sotto casa, dove qui invece sembra che bisogna concorrere per l'unico posto di astronauta in palio per l'intero pianeta terra con la speranza di un contratto a tempo limitato se va tutto bene o un posto di lavoro retribuito se va male l'ultimo esame dell'ultimo giorno dell'ultimo anno. La prego aggiunga non altri chiarimenti, ce ne sono purtroppo a sufficienza e per questi lei va ringraziato per sempre, ma qualche speranza in più, altrimenti con un simile quadro, lei converrà, la coscienza consapevole impone di suggerire, e non solo a mia figlia, qualsiasi altra cosa alternativa.

cosa ne pensa? con tutto il rispetto

Forse mi sono spiegato male. Ci sono ogni anno più openings che nuovi phds. Il mio punto era che chi pensa di fare un PhD per poi andare a vivere a new york trovando posto a NYU, anche se fosse molto bravo, è un illuso.

Per il resto, non mi lascerei scoraggiare: un pezzo alla volta il puzzle si mette assieme. Centinaia di persone lo fanno ogni anno. Il processo è casuale, ma come ho detto, ci si affida per questo ai grandi numeri. Se sei bravissimo, un posto nella top 10 lo trovi. Se sei quasi bravissimo, nella top 20 e così via. Non è una garanzia che poi produrrai una tesi pubblicabile su Econometrica, ma quello sta veramente solo a te e alle tue vere capacità. 

Quanto ai requisiti, sono requisiti ideali: chi li ha tutti aspira al nobel, chi ne ha meno trova un posto onesto ad una paga decente. Il bello del mercato USA è che ci sono veramente tutti i livelli di qualità, un match lo si trova sempre. 

Con tutto il rispetto e l'ammirazione, e anzi baciando le medaglie a chi è riuscito vivo dopo questo cerchio dell'inferno, come si fa a chiedere il supermassimo e ad offrire solo una probabilità, pure scarsa per giunta? Questo è pura contraddizione concettuale, è impossibile chiedere un impegno assoluto a fondo perduto. 

"Il danno non sta nei molti, nei moltissimi studenti; sta nell'inganno perpetrato contro di essi, lasciando credere che il pezzo di carta dia diritto a qualcosa; e cioè, nell'opinione universale, all' impiego pubblico sicuro od alla professione tranquilla.", Luigi Einaudi.

Passando all'esperienza personale, io non credo che molti possano sperare di diventare dei bravi professionisti senza dedicare almeno 10 mila ore , ma forse anche 12 mila o 15 mila, della propria vita, ad esercitare la propria specifica arte (post laurea ed in molti casi post master). I 3 anni del dottorato italiano non sono chiaramente sufficienti, a meno di viaggiare a 70 ore a settimana per tutti e 3 anni ed essere particolarmente brillanti.

P.S.: io probabilmente non ero particolarmente brillante, cosí nei primi 10 anni di carriera ho lavorato oltre 30 mila ore, ed effettivamente é stata una ottima decisione :)

Una scelta possibile e' di fare domanda non solo nelle 20-25 migliori universita', ma anche oltre; in posti meno buoni dove la competizione e' piu' abbordabile. La cosa difficile da spiegare (e comprendere) e' la selettivita' del meccanismo. A Pitt, un dipartimento di economia tra 35 e 50 nelle classifiche USA, riceviamo circa 400 domande di ammissione da tutto il mondo. Nelle scuole al top, probabilmente ne ricevono 700 o piu'. Per essere ammessi a MIT o Stanford bisogna essere piu' bravi di almeno 50 dei 100 piu' bravi al mondo. In altre parole, e' tremendamente difficile, Piu' si scende nel ranking del posto dove si fa domanda, piu' la competizione e' abbordabile. Alla fine, i nostri studenti bravi trovano lavoro in universita' decenti, e possono seguire la loro passione per l'economia anche senza andare a lavorare a NYU.

Grazie, è il senso che volevo dare: Vanderbilt si trova piu' o meno nella posizione di Pitt. Gli studenti migliori trovano posti decenti e una volta ogni lustro i migliori riescono a spuntare un top job, ma chi fa decentemente un posto accademico lo trova.