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Problemi di credibilità e teoria delle aree monetarie ottimali

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vero

Alessandro Dovis 17/3/2015 - 03:51

E' vero, le argomentazioni a favore dell'entrata nell'euro per l'talia (e Portogallo, Grecia,..) erano centrate sui guadagni di credibilita'. La domanda che ci siamo posti e': possiamo pensare alla ECB come ad una Bundesbank dove i paesi con problemi di credibilita' subiscono passivamente le decisioni senza influenzarle? In caso contrario, e' possibile avere un guadagno di credibilita' anche quando questi paesi hanno un peso nelle decisioni della ECB? Nel paper facciamo vedere come questo e' possibile.

Vero?

Matteo2 17/3/2015 - 23:54

Discorsi incentrati sui guadagni di credibilità certamente ce ne furono, ma erano quelli tecnici richiamati nel modello?

Ho riletto con attenzione le sedute del 12 e 13 dicembre 1978 per l'ingresso nello SME, soprattutto gli interventi di La Malfa e Malagodi. Quando essi parlano di guadagni di credibilità non intendono affatto una credibilità del tipo economico prospettato dal modello, ma una credibilità di tipo politico economico più generale. Dice La Malfa: “Voi, onorevoli colleghi, preferireste una situazione in cui si possa dire che, nel momento in cui si compie un passo avanti, o si tenta di compierlo, sia mancato l’appoggio dell’Italia?” , Malagodi dopo aver elencato le opportunità economiche permesse dalla zona di stabilità monetaria: “lottare contro l’inflazione, lottare contro la scarsità di investimenti, lottare contro la disoccupazione, lottare contro le tendenze neoprotezionistiche che minacciano di rallentare o di soffocare lo sviluppo del commercio intracomunitario” , aggiunge: “Ora, con quale autorità andremo noi a dire la nostra parola in questo imponente insieme di trattative, con quale peso andremo a dirla se in questo momento, di fronte ad un passo essenziale nel progresso verso l’unione economica e monetaria e l’unione politica europea, ci tirassimo indietro, confessando la nostra relativa o totale impotenza?”

Possiamo credere che almeno Andreatta pensasse ad un guadagno di credibilità di tipo tecnico economico stretto? Non pare. Pare invece che egli intendesse la rinuncia alla lira e l'adozione di una moneta che non svalutasse continuamente, un vantaggio per abbattere il differenziale dell'alto costo del denaro dovuto agli alti tassi di interesse richiesti a causa di una moneta instabile, e favorire così gli investimenti.

Ma magari ho cercato nel posto sbagliato e mi sono riferito a persone sbagliate.

L'argomentazione che tu attribuisci ad Andreatta

l'adozione di una moneta che non svalutasse continuamente, un vantaggio per abbattere il differenziale dell'alto costo del denaro dovuto agli alti tassi di interesse richiesti a causa di una moneta instabile, e favorire così gli investimenti.

  coincide perfettamente con quanto descritto nell'articolo.

Ok allora.

Non le attribuisco io le frasi ad Andreatta, c'è un video su youtube dove è lui stesso che le dice esplicitamente:  https://www.youtube.com/watch?v=JL_HTATY8o4

Evidentemente nel 78 i politici anche più accorti apprezzavano solo l'aspetto politico generale, e in quelle due sedute del parlamento, infatti, vi furono molte lamentele da parte di Spaventa. Non fa stupore, invece, che Andreatta avesse le idee più chiare, anche se il video è del 90 credo, mentre penso che nel 78 anche lui non avesse in proposito certezze granitiche.

Io non avevo trovato una frase specifica di Andreatta sull'argomento della credibilità economica, ecco il dubbio, ma, in effetti, pare evidente che questo sia implicito in quello che dice e deduce.

Politica

marcodivice 18/3/2015 - 13:29

Ricordo perfettamente i dibatti sull'ingresso nell'UME in'Italia negli anni 80 e primi anni 90. La tesi era esattamente quella esplicitata in questo post: l'ume e la bce sarebbero stati la garanzia che non avremmo più svalutato e non avremmo fatto ricorso all'inflazione. Questa tesi andava di pari passo con il vincolo esterno, cioè il fatto di non poter svalutare e fare inflazione unito al "ce lo chiede l'Europa" (brutta espressione) avrebbe obbligato il Paese a fare le riforme che non voleva fare. Infine c'era anche un elemento di orgoglio nazionale cioè essere in prima linea in quello che era un processo epocale.

L'aspetto fondamentale però è un altro. Quella generazione politica aveva vissuto la seconda guerra mondiale ed era sinceramente europeista. Lo scopo finale era la creazione di una Stato europeo, e la moneta unica era visto come un mezzo per "forzare" la sua creazione superando le resistenze francesi.

Ci si chiedeva quali fossero i vantaggi per i tedeschi. All'epoca Kohl barattò il potere quasi assoluto della Buba, con la riunificazione. Non solo. Era convinto, e con lui Schaeuble, che bisognasse ancorare fortemente la Germania all'Europa per evitare il riprodursi di vecchie dinamiche: Germania che diventa egemone, coalizione di paesi europei a contrastarla ecc.ecc.

Ricordo che Schaeuble propose direttamente l'Unione Federale, bocciata da Mitterand.

Il processo fu innanzitutto politico