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Problemi di credibilità e teoria delle aree monetarie ottimali

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Il ragionamento di Godley ci sta tutto, però torniamo sempre alla questione sollevata anche nell'articolo: perchè è ideale attribuire la sovranità monetaria proprio al livello statale (così da non considerare Italia, Francia o Olanda come entità locali "amministrative")  e non, per dire, al livello regionale? Perchè l'Emilia o la Lombardia è giusto che siano divisioni amministrative, quando ci sono stati come Belgio o Lussemburgo, grandi uguali o molto più piccoli, che hanno facoltà di stampare una propria moneta?

E perchè alla California o alla Pennsylavania sta bene essere entità "amministrative" locali, e non si pongono nemmeno il problema di rigettare il dollaro in cambio di valute locali?

La questione non è immediata...

Quanto al fatto che l'unione monetaria è acefala senza un governo federale, può essere qui che si annida la risposta, ma allora la questione diventa quella di riformare le istituzioni europee (su cui penso che siamo tutti d'accordo, anche se con idee diverse) ma non certo quella di cambiare la valuta.  

E' che non si tratta tanto di dimensioni territoriali, e neppure di omogeneità economica o culturale, ma di legittimazione democratica. E' arduo stabilire quale sia la dimensione ideale dell'ente locale-amministrativo come quella dello stato sovrano. Ma si può sostenere che le politiche monetarie debbano restare tra le possibilità dell'organo elettivo democraticamente legittimato, quale che sia la sua dimensione.
Questo mi pare sostenesse Godley (che attribuisce lo stesso pensiero addirittura alla Thatcher), anche per ragioni di principio. Il fatto che questo potere sia stato usato male (ricorso sistematico alla tassa da inflazione) non è argomento sufficiente per privarsene, e ridurre così gli organismi democraticamente eletti a enti amministrativi. Lo si usi meglio, piuttosto.

Su questa interpretazione di Godley posso anche seguire il suo ragionamento...chiaro, la questione si sposta dalla politica valutaria e monetaria in sè, al problema della rappresentanza (che senso ha il nostro voto alle europee, quando il parlamento europeo non decide nulla nella sostanza?).

C'è tuttavia un piccolo bug nel ragionamento (almeno..secondo me):  "le politiche monetarie debbano restare tra le possibilità dell'organo elettivo democraticamente legittimato, quale che sia la sua dimensione". Ed è il seguente. La politica monetaria è, di consuetudine, affidata alla banca centrale, la quale è, secondo tradizione, un'instituzione indipendente e terza rispetto all'esecutivo democraticamente eletto. Vale per la BCE come per la Banca d'Italia. E' chiaro che il governo possa "condizionare" la banca centrale, decidendone per esempio il board, però è altrettanto vero che la politica monetaria va concertata e negoziata con la banca centrale, e non è quindi, direttamente, nelle mani dei rappresentanti dei cittadini.

Con questo non voglio invalidare il ragionamento/interpretazione di Godley, ma solo rilevare un aspetto spesso trascurato, ma tuttavia oggettivo, che introduce un'asimmetria tra politica fiscale e politica monetaria.  

Mi pare che in generale le banche centrali siano si indipendenti, ma che le regole generali entro le quali questa indipendenza si esprima siano comunque frutto di una legislazione "sovrana".

La "politica" ha direi tre possibilità per influire sulla banca centrale:

  • la prima fissare le regole generali entro le quali può operare nel regolare la moneta
  • la seconda nel fissare le regole di governo dell'ente (chi prende le decisioni, come etc.)
  • la terza nel nominare le persone che sono titolate a decidere

L'indipendenza della banca centrale si esplica essenzialmente nel fatto che le persone nominate possono, entro i limiti di regole generali "stabili", prendere le decisioni che loro, e non altri, ritengono più adeguate, e che le regole di governo dell'istituzione consentano un espressione effettivamente libera dei convincimenti di ogni decisore (per esempio evitando che le persone possano essere rimosse, salvo violazioni di legge accertate da un magistrato).

Che il sistema di regole sia fatto da un organo elettivo democraticamente legittimato, piuttosto che da un organo sovranazionale non democraticamente eletto direttamente, può forse cambiare  la percezione generale che le scelte della banca centrale siano fatte nell'interesse degli elettori o meno.
Ma rimane, in generale, una questione di percezione. Importante certo, ma solo relativamente rilevante in termini economici.
Anche perchè la "bontà" delle politiche monetarie viene valutata non solo internamente, ma soprattutto, in una economia aperta, dagli "esterni" al proprio sistema democratico.

E se siamo "sovrani", ma la nostra moneta non viene accettata da nessuno, non credo sia un grande vantaggio.

intervento che condivido in toto, il finale spiega magistralmente dove volessi andare a parare con il commento precedente. 

anche nella mia idea di profano.
Vantaggi e svantaggi dell'indipendenza delle banche centrali dal potere politico sono oggetto delle discussioni tra economisti (e non) da secoli, non sono alla mia portata.
Noto solo che la BCE è stata creata sul modello della Bundesbank, che era ed è tra le più indipendenti delle banche centrali, mentre esistono anche modelli diversi e ci sono ragioni per sostenere questi e per sostenere quelli.
Per me, al mio intuitivo livello di comprensione, i vantaggi (dell'indipendenza) superano gli svantaggi, per le ragioni ben chiarite qui sopra.
Anche se il fatto che una sovranità monetaria usata male possa condurre a perdite di credibilità, e quindi essere dannosa per chi la possiede, è solo una possibilità, pure concreta e probabile, ma non una necessità.

Faccio notare però una piccola distinzione di accento, relativamente all'articolo di Godley, e forse alle esternazioni della Thatcher.
Il ritenere che talune scelte politiche (tali sono le strategie monetarie) debbano essere tra le possibilità degli organi elettivi democraticamente legittimati è anche una posizione di principio, che trascende il calcolo dei vantaggi e degli svantaggi.
In questa come in ogni questione di macroeconomia sono sempre da considerare anche fattori extra-economici; e tra questi hanno quartiere, e non sono da sottovalutare affatto, pure le questioni di principio.

provo ad aggiungere un paio di considerazioni.
Sulla indipendenza delle banche centrali, credo che il principale vantaggio dell'indipendenza dal fatto che se ti interessa come paese partecipare a un sistema aperto di rapporti con altri paesi, e vuoi attirare investimenti nella tua economia e nel tuo debito pubblico, semplifichi le decisioni di investimento se affidi la politica monetaria ad una istituzione che ha obiettivi e finalità chiare e di lungo termine, piuttosto che necessità elettorali immediate.
Dopo di che, non sarà certo questo il solo fattore di scelta per gli investitori.

Concordo anche sul fatto che una sovranità monetaria usata male non comporti automaticamente una perdita di credibilità. Conta anche, e forse soprattuto, la "storia".
Va anche notato comunque che la credibilità si fà molto prima a perderla che a riacquistarla.

Però quello che questo articolo spiega benissimo, e in maniera accessibile anche ai profani, è perchè quando la credibilità la si è persa possa essere vantaggioso rinunciare alla sovranità monetaria. E illustra anche bene le differenze tra dollarizzazione e unione monetaria ai fini della percezione di credibilità da parte degli esterni.
Guardare alla luce di questo articolo per esempio il fatto che il costo degli interessi sul debito pubblico italiano aumentava molto di più del debito fino all'epoca Euro, per poi sostanzialmente allinearsi a questo, mi pare interessante.

Sono d'accordo che si può fare punto di principio che la sovranità monetaria sia parte integrante e sostanziale della sovranità di una nazione. Sicuramente era il punto della Thatcher, che voleva tenersi libera la possibilità di uscire in qualunque momento dall'unione europea. E questo sarebbe stato reso molto più difficile se il Regno Unito non avesse mantenuto la sua moneta.

Però è un principio che per paesi poco credibili, come il nostro, potrebbe avere forti ricadute economiche negative.