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Problemi di credibilità e teoria delle aree monetarie ottimali

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quella di "svalutare" i salari poerchè non si può svalutare la moneta. Il punto è che, in economia aperta, è la stessa identica cosa... qulche differenza distrbutiva, alla fine, se si svaluta la proporia moneta, ci si fa pagare di meno per il lavoro impiegato nella produzione... con l'inflazione via svalutazione, si ha lo stesso effetto che si produce "colpendo" i salari nominali: si riduce il potere d'acquisto dei lavoratori, ovvero il valore reale dei salari. 

Questa si che e' una frase ricorrente che non rispecchia la realta'.

Svalutare la moneta di un 20% non significa che l'inflazione sara' del 20% !!

Mentre una svalutazione dei salari del 20% e' effettiva !

In questo link Bagnai spiega molto bene la differenza

http://goofynomics.blogspot.it/2012/04/svalutazione-e-salari-ad-usum-piddini.html

Non ho tempo di leggere attentamente l'articolo (ma lo faro').

Il fatto che una svalutazione del 20% non si traduca necessariamente in inflazione del 20% e' dovuto al basso  pass-through di movimenti del tasso di cambio nominale ai prezzi (si veda nota 3). Ora, per lei e' automatico che una svalutazione del cambio si traduca in una riduzione del 20% del prezzo relativo dei beni italiani in valuta estera? Ovvero, il  pass-through e' asimmetrico?  Lei  presume lo sia (io onestamente non lo so, ma sarebbe interessante da studiare)


comunque condivido in toto il pensiero di Alessandro. Da un punto di vista teorico, se il salario reale è disallineato rispetto al suo valore di equilibrio, si svaluta la moneta fino a generare la variazione necessaria, così come lo si fa agendo sul salario nominale, se la via della svalutazione competitiva è preclusa. Comparare la stessa variazione percentuale di grandezze diverse (salari nominali e tassi di cambio) non ha granchè senso. Quello che conta non è che vari del 20% una o l'altra variabile, ma che la variabile su cui si agisce vari nella misura necessaria per arrivare all'equilibrio. 

Detto ciò, Luigi, ha ragione Alessandro nel dire che non possiamo escludere che, dal punto di vista empirco possano esserci asimmetrie, ma la cosa andrebbe validata coi dati e con studi empirici sull'argomento. Sarà deformazione professionale, ma dei semplici grafici con delle correlazioni non possono costituire evidenza emprica sulla quale fondare delle certezze. Possono fornire spunti per degli approfondimenti, questo sì, ma credo che sull'argomento gli economisti debbano ancora approfondire parecchio.