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Problemi di credibilità e teoria delle aree monetarie ottimali

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provo ad aggiungere un paio di considerazioni.
Sulla indipendenza delle banche centrali, credo che il principale vantaggio dell'indipendenza dal fatto che se ti interessa come paese partecipare a un sistema aperto di rapporti con altri paesi, e vuoi attirare investimenti nella tua economia e nel tuo debito pubblico, semplifichi le decisioni di investimento se affidi la politica monetaria ad una istituzione che ha obiettivi e finalità chiare e di lungo termine, piuttosto che necessità elettorali immediate.
Dopo di che, non sarà certo questo il solo fattore di scelta per gli investitori.

Concordo anche sul fatto che una sovranità monetaria usata male non comporti automaticamente una perdita di credibilità. Conta anche, e forse soprattuto, la "storia".
Va anche notato comunque che la credibilità si fà molto prima a perderla che a riacquistarla.

Però quello che questo articolo spiega benissimo, e in maniera accessibile anche ai profani, è perchè quando la credibilità la si è persa possa essere vantaggioso rinunciare alla sovranità monetaria. E illustra anche bene le differenze tra dollarizzazione e unione monetaria ai fini della percezione di credibilità da parte degli esterni.
Guardare alla luce di questo articolo per esempio il fatto che il costo degli interessi sul debito pubblico italiano aumentava molto di più del debito fino all'epoca Euro, per poi sostanzialmente allinearsi a questo, mi pare interessante.

Sono d'accordo che si può fare punto di principio che la sovranità monetaria sia parte integrante e sostanziale della sovranità di una nazione. Sicuramente era il punto della Thatcher, che voleva tenersi libera la possibilità di uscire in qualunque momento dall'unione europea. E questo sarebbe stato reso molto più difficile se il Regno Unito non avesse mantenuto la sua moneta.

Però è un principio che per paesi poco credibili, come il nostro, potrebbe avere forti ricadute economiche negative.