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NIIP, ovvero: il Professor Bagnai e la Contabilità Nazionale

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Siamo tutti consapevoli che uno dei più importanti  problemi che affliggono l'Italia è costituito dal declino del potenziale di crescita e della produttività, sia del lavoro, che dei fattori complessivamente. Tornerò subito su questo aspetto, ma mi sembra corretto ricordare che l'articolo di Stradivari  è improntato sulla constestazione a Bagnai di non tener conto del delta VC nel calcolo del NIIP ed è su questo aspetto che ho chiesto nel post precedente di completare l'analisi allargando il periodo di osservazione per capire se il concetto chiave dell'articolo di Bagnai (2 strumenti per 2 obiettivi nel 1992 a fronte di 1 solo strumento nel 2011) è confermato o meno dai dati dei VC.

Tornando al problema della crescita potenziale essa, come noto, è determinata dalla produttivtà dei fattori e dalla popolazione in eta di lavoro. Non ho competenze specifiche in materia, ma è noto che l'aspetto è stato oggetto di molti approfondimenti da vari punti di vista.

La posizione di Bagnai, riportata chiaramente nel saggio del 2012 "Il tramonto dell'Euro" e spiegata in profondità in questo post http://goofynomics.blogspot.fr/2012/03/cosa-sapete-della-produttivita.html  si rifà al modelo Kaldor-Thirlwall  ed è sintetizzata in queste righe che riporto testualmente (tratte dall'articolo sopra citato) "se un paese riesce (ad esempio adottando un tasso di cambio sostenibile) a promuovere le proprie esportazioni, il suo prodotto cresce, il che determina un incremento della produttività, il che determina una riduzione del CLUP, il che determina un aumento della competitività, il che determina un ulteriore aumento delle esportazioni, e si ricomincia (il modello è esposto in dettaglio da Anthony Thirlwall, 2002, The Nature of Economic Growth, Cheltenham: Edward Elgar"

Ora, vedendo i dati che riporta Bagnai, è, di fatto, abbastanza curioso osservare che tutte le volte che si è introdotta una rigidità sul cambio la ns prodututtività ha smesso di crescere e, sopratutto, è peggiorata relativamente a quella tedesca.  Invito a leggere attentamente il paragrafo intitolato Sintesi del post sopra indicato dal quale si capisce la posizione del'autore che è magistralmente sintetizzata in questo capoverso del post: "Non sto dicendo che la rivalutazione della Germania risolverebbe tutti i problemi. Certo, essere entrati in un sistema che, a differenza dello SME, la esclude, ha creato degli ovvi problemi accessori, che si sarebbero potuti evitare. Ma è altrettanto certo che in Italia ci sono molte cose da migliorare. Solo che è suicida farlo in un contesto nel quale istituzioni macroeconomiche palesemente fallimentari ci tolgono risorse e prospettive".

Quindi Bagnai riconosce che ".... in italia ci sono molte cose da migliorare. Solo che è suicida farlo in un contesto nel quale istituzioni macroeconomiche palesemente fallimentari ci tolgono risorse e prospettive". In sotanza dice Bagnai, non basta tornare a cambi flessibili per rimettere in carreggiata la ns crescita, ma fare le riforme necessarie dal lato dell'offerta rimanendo nel sistema dei cambi fissi attuali ci porterà ad essere tutti "tedeschi", e cioè avere una strutturale CA fortemente attiva e quindi, nella sostanta, condizionare la ns crescita al successo dell'export e quindi di fatto, "vivere sulla crescita dei consumi e degli investimenti altrui". Pensiamo che questo sia un modello sostenibile? Certo, lo può essere per un piccolo paese (e la Germania, come l'Italia ecc, se prese da sole lo sono), ma quando un'area valutaria di oltre 450 milioni di individui adotta questo modello che ripercussioni si determinano sul GDP mondiale?

Ecco perché, tornando al problema della crescita della produttività, forse il probelma del cambio va affrotato e non sottaciuto. E' vero, ha ragione JP nel suo commento: negli ultimi 2 anni prima l'Islanda, poi la Spagna hanno ripeso a crescere. Ma lo hanno fatto diventando la prima un esportatore netto che ha quasi superato il surplus tedesco (relativamente al proprio GDP) la seconda tornando ad essere attiva sulla CA e tutte comunque dando una bella sforbiciata all'import, via disoccupazione e calo della domanda interna. Ma prima di magnificare le soti di questi paesi che, secondo la vulgata comune,  ce l'hanno fatta, andiamo a vedere quanto la politica fiscale, tramite deficit di bilancio, ha sostento il ciclo! La spagna, tanto per dire, ha chiuso il 2014 con defict/PIL a -5,2% vs il -2,9% Italia: forse con un 2% in più di sostegno fiscale anche noi saremmo cresciti, o no?

Ripeto il concetto per non rischiare di essere fraiteso: è possibile che si esca, in Europa, dal pantano in cui siamo adottando tutti la politica mercantilistica dei tedeschi?

"Ripeto il concetto per non rischiare di essere fraiteso: è possibile che si esca, in Europa, dal pantano in cui siamo adottando tutti la politica mercantilistica dei tedeschi?"

 

la risposta alla domanda sarebbe "si" se i paesi dell'unione smettessero di considerarsi reciprocamente concorrenti, ma forse per arrivare questo bisognerebbe che "la politica" facesse qualche passo avanti.

tanta carne al fuoco, e tanti spunti interessanti..io proporrei di procedere per gradi, cioè cercando di raggiungere un punto di convergenza su un aspetto per volta, e passare poi al successivo..:-)

a) partiamo dalla storiella che  "l'italia sta vivendo una crisi di debito estero, che dall'ingresso dell'euro in avanti è esploso per finanziare gli ingenti deficit commerciali verso il nord Europa". Sei d'accordo con me che questa interpretazione della crisi italiana, sostenuta da AB (vedi mio link sopra) è sbagliata? Sei d'accordo che anche AB cade nell'errore di estendere all'italia la spiegazione della crisi spagnola irlandese? Paul Krugman, novembre 2012:"Italy is often grouped with Greece, Spain, etc. in discussions of the euro crisis. Yet its story is quite different. There were no massive capital inflows; debt is high, but deficits aren’t. The most striking thing about Italy is a remarkably dismal productivity performance since the mid to late 1990s".

b) se siamo d'accordo sul punto che la crisi italiana non risiede nell'alto debito estero e/o privato e negli sbilanci commerciali (come detto piu volte: questo è il film di altri paesi in crisi), allora possiamo procedere oltre: da cosa dipende il declino italiano? E soprattutto, quali sono le prossime mosse da fare per arrestare il declino? PJ

 

 

 

Rispondo a tutti con calma piu' tardi.

Nel frattempo credo possiate trovare interessante questo paper (http://www.haas.berkeley.edu/groups/finance/Diagnosing.pdf) nel quale si dimostra empiricamente che il declino della produttivita' italiana non e' dovuto all'introduzione dell'Euro. 

S.

In this paper, we try to explain why Italian productivity stopped growing twenty years ago. We find no evidence that this slowdown is due to the adoption of the euro or to the impact of Chinese competition. ..In other words, familism and cronyism are the ultimate cause of the

 (Zingales e Pellegrino)

----- Questo è molto interessante, specialmente per le decine di migliaia di imprese italiane scomparse in coincidenza e successivamente all'adozione dell'euro e all'apertura alla Cina del 2001. Il bello di fare l'economista è che ti spiega come l'evidenza inganni. Imprenditori, management consultant (e comuni mortali) notano che dopo che il cambio sale da 1 a 1,5 dollari e verso la Germania è bloccato e dopo che si rimuovono le barriere alle importazioni dalla Cina per cui queste salgono da zero a 40 miliardi interi comparti dell'industria italiana scompaiono. E dato che i margini di profitto si riducono anche per quelle che sopravvivono ci sono meno investimenti e poi meno produttività di conseguenza. Cioè se interi settori industriali vengono decimati dal cambio sopravvalutato e dalla concorrenza a basso costo ne soffre anche la produttività. Senza contare l'aumento costante della tassazione (che non figura nello studio di Zinglaes), tipo che in Cina rimborsano l'IVA a chi esporta e da noi è salita dal 15% al 22% nel periodo.Tutto questo è però un illusione ottica perchè c'è uno studio econometrico che dice che i coefficienti non sono significativi nella regressione... per cui se anche avessimo avuto un cambio più basso del 30% e barriere verso la Cina le imprese sarebbero morte lo stesso, i margini di profitto sarebbero crollati lo stesso...

Beh... se si vuole giocare al gioco della matematica però ci sono anche altri e più cazzuti  che hanno dimostrato il contrario, teoricamente ed empiricamente. Ralph Gomory e William Baumol http://people.stern.nyu.edu/rgomory/academic_papers/82_national.pdf o http://mitpress.mit.edu/books/global-trade-and-conflicting-national-inte... (Gomory è un matematico puro che era a capo della ricerca di IBM, Baumol anche lui insomma..). Per fortuna anche in economia c'è chi riconcilia l'evidenza (aprire alla Cina e sopravvalutare il cambio distruggono la tua industria....) con la matematica. Non che sia necessario, perchè nessuno che abbia qualche esperienza pratica di imprese crederebbe che il "familismo" delle piccole e medie imprese italiane sia la causa principale dell'improvviso crollo dal 2000 circa in poi di quasi tutta l'industria italiana come Zingales. "...In other words, familism and cronyism are the ultimate cause of the Italian disease...." (Zingales)

Bisogna anche avere il senso del ridicolo : l'indice della produzione industriale italiana era a 110 nel 2000 e oggi è crollato a 91 (dati FRED...) ed è stato il peso dell'atavico"familismo" degli imprenditori italiani medio piccoli che si è fatto sentire tutto in un colpo...Il cambio agganciato al marco, la tassazione asfissiante, il costo del lavoro cinese... nahhh...quelli nelle equazioni non risultano significativi al test del TFP....

Tra i tanti costi inutili e sprechi che appesantiscono l'economia occidentale non bisogna dimenticare quelli della ricerca universitaria in economia. Per curiosità: ci sono anche dei piccoli imprenditori che leggono questo forum ?

Davvero, imbarazzante l'arrogante ignoranza che lei manifesta con questi suoi noiosi e mal informati commenti, signore mio.

Ma li ha letti i due testi che ci consiglia? Ha visto di cosa parlano? Ha visto quando son stati scritti e quali dati, if any utilizzano? Davvero lei e' cosi' arrogante da pensare che ci giungano come delle novita'?

Ha perfettamente ragione: a Roma tre il dottorato fa schifo ed un MBA, se si paga, non si nega a nessuno. Continui a fare il trader, lavoro socialmente utile e spero per lei profittevole. Nel contempo, si lecchi in privato le sue frustrazioni per non essere riuscito a scrivere una tesi di dottarato decente e per non aver molta dimestichezza con la matematica (pura, ovviamente, come quella di Gomory che tanta salivazione le provoca) ... in questo forum sono scarsamente rilevanti, anzi un po' ridicole.

...Gomory e Baumol sono stati semplicemente ignorati finora, non contraddetti...così come Maurice Allais...

Comunque, sempre per curiosità: ci sono anche dei management consultant (che almeno fanno l'MBA e qualche studio empirico per cui gli si da più considerazione ) che leggono questo forum e trovano anche loro che il nepotismo familistico dei piccoli imprenditori padani è la causa principale del crollo dell'industria italiana ?

Voglio dire: se è una cosa solo tra accademici per carità, tutto OK vi si lascia stare tranquielli, ma fuori ci sono anche il 99,8% degli italiani per i quali l'economia dovrebbe essere un poco come la medicina e l'ingegneria, qualcosa che aiuta a risolvere qualche problema pratico, specie adesso... E' come se quando c'è un epidemia che falcidia la popolazione  i medici che dovrebbero trovare il vaccino passano il loro tempo a spiegarti che non esiste e si merita di morire

Questo che riporto qui sotto e' l'output per worker italiano come share di quello francese.

Colpa dell'Euro??

Output per worker

"E' come se quando c'è un epidemia che falcidia la popolazione  i medici che dovrebbero trovare il vaccino passano il loro tempo a spiegarti che non esiste e si merita di morire"

scusa Giovanni, ma a me la situazione del nostro Paese ricorda piu quella di un paziente con una malattia molto chiara, ed una cura altrettanto chiara che i dottori/economisti di tutto il mondo stanno suggerendo di seguire da circa 20 anni...ma il nostro Paese/paziente anzichè seguire questi consigli, ha preferito mettersi davanti alla TV o al PC e farsi abbindolare di volta in volta dall'apprendista stregone di turno, che propone di superare la malattia senza il minimo effetto collaterale...anzi, molti di loro contestano pure l'esistenza di una malattia...

Condivido con molti di voi che il problema della produttività in Italia non è dato (solo) dal cambio fisso (ma, forse anche questo influisce se il citato paradima di Kaldor-Thirlwall  regge alla prova dell'analisi empirica. E questo io non lo so, ma forse qualcuno di voi lo sa?) . Il saggio linkato da Stradivari è un esempio in tal senso. Ricordo, lato opposto,  anche gli studi fatti dal Prof Daveri e la sua equipe sugli effetti "perversi" della flessibilità del lavoro sul lato  Capex: nelle sue ricerche Daveri ha più volte incontrato situazioni nelle quali si preferiva sostituire lavoro (liberalizzato e quindi a basso prezzo) a capitale con la conseguenza logica di avere presto una obsolescenza del cap fisso, e conseguente calo della produttività dei fattori, ecc. ecc. Ma questo filone su Noise è ben conosciuto e quindi non aggiunge più di tando ricordarlo (ed io non ho competenze aggiuntive da apportare).

Quello che invece mi sembra molto interessante ed attuale approfondire è la situazione in cui versa al momento l'Area Euro tutta incardinata, per volontà della sua leadership tedesca,  al rispetto di patti vecchi e nuovi circa i bilanci pubblici, le imbalances (quelle che fanno comodo!) da correggere (fra parentesi, dell'enorme  e continuamente reiterata negli anni eccedenza di CA dei tedeschi nessuno nella Commissione Europea dice niente a livello ufficiale, ne, tantomeno, si permette di prospettare l'apertura di una procedura d'infrazione!) ecc.

Segnalo questo breve post illuminante al riguardo: https://www.bondvigilantes.com/italiano/2015/01/28/leuropa-ha-bisogno-di-un-pacchetto-di-stimolo-fiscale-tedesco-ma-non-lo-avra/

Ripeto la mia domanda di fondo: come si può pensare di tornare stabilmente a crescere se si affida tutto all'Export?

Quanto può durare un'area valutaria così grande  basata su questa unica linea strategica?

Vorrei sollecitare anche il prf Boldrin, che stimo per la competenza  ed ammiro per la franchezza con la quale argomenta le sue posizioni, su questo.

Grazie

 

 

 

Non so bene cosa sia un "paradigma" in economia ma quando sento chiedere se il

"paradima di Kaldor-Thirlwall  regge alla prova dell'analisi empirica" 

mi viene l'orticaria. Per svariate ragioni

1) Anzitutto che la classe di modelli Kaldor-Dixon-Thirlwall sono sia antichi, che poco coerenti, che mirati a catturare lo svilupo REGIONALE, ossia di aree geografiche relativamente piccole ed omogenee all'interno di uno stato nazionale:

2) Il supporto empirico per le predizioni teoriche del modello (quelle che lo discriminano dagli altri, ovviamente) e' fra il debole e l'inesistente;

3) L'applicabilita' al caso italiano e' una fantasia prodotta dalla scarsa conoscenza che Bagnai ha della materia (nel migliore dei casi) oppure dal cinico uso della profonda ignoranza dellla questione che il pubblico che l'ascolta possiede.  

4) L'unico statement che questa letteratura ha prodotto e che ha una qualche corrispondenza empirica e' la cosidetta "legge [sic!] di Verdoorn" (trattasi di uno dei pochi paper "famosi" pubblicati in italiano su L'Industria, poco dopo la guerra) la quale e' fatta di due parti

4.a) L'osservazione statistica secondo cui l'output (GNP) cresce assieme alla produttivita' (del lavoro) e che, nei dati, la seconda (P) cresce meno del primo (Y).

4.b) L'interpretazione teorica di questi dati offerta prima da Kaldor e poi da altri la quale argomenta che e' la crescita di Y (esogena) a causare quella di P, ossia che esistono rendimenti crescenti di scala aggregati tali per cui se il prodotto cresce per uno shock esogeno cresce anche la produttivita' del lavoro.

Ora, ci arriva anche un bambino a capire che l'affermazione empirica e' sia abbastanza ragionevole ed ovvia (alla fine dice che P e Y sono "cointegrate", nel linguaggio di chi fa time series analysis) che consistente con mille altre teorie (per esempio, tanto per farmi pubblicita', quella che David Levine ed io abbiamo esposto nei nostri lavori sull'innovazione in condizioni di competizione o, per rimanere in testi di scuola, con l'idea che la TFP sia esogena e labor augmenting ...).

QUINDI, chiunque voglia usare la presunta "legge" [risic!] per sostenere idee del tipo "svalutiamo a go go che cosi' cresciamo come razzi" deve lavorare molto ma molto di piu'. Cosa che AB ed i suoi seguaci non riescono nemmeno a capire di dover fare.