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Giornate nFA 2015: programma e iscrizioni

7 commenti (espandi tutti)

Gentile professor Boldrin,
Innanzitutto ringrazio Lei, il professor Checchi e il prof. Federico per gli interessanti contributi presentati ieri pomeriggio. In quella occasione ho avuto modo di porLe una domanda partendo dall'assunto che affermare categoricamente "la disuguaglianza globale è in diminuzione contrariamente a quanto pensa la vulgata" sia una considerazione che richiede (quantomeno) qualche cautela. A sostegno della mia affermazione avevo citato gli studi del professor Milanovic che per primo ha sostenuto che misurare la disuguaglianza globale di tutti gli abitanti del mondo ("come se fossero tutti cittadini di un'unica grande nazione") è un'operazione che presenta grossi problemi metodologici e statistici. Il mio intervento, al netto di questa premessa, si diramava ulteriormente toccando temi quali le politiche macroeconomiche implementate nei paesi che negli ultimi 20 anni sono stati caratterizzati da un trend decrescente della disuguaglianza dei redditi (paesi latinoamericani) per poi arrivare alla relazione tra crisi finanziarie e disuguaglianze a cui Lei stesso aveva accennato nella sua presentazione.

Credo di aver espresso questi concetti con rispetto e un minimo di argomentazione (il tempo a disposizione non consentiva interventi più approfonditi) pensando di portare un contributo utile allo sviluppo del dibattito successivo. Tuttavia, con mia somma delusione, La sua risposta è stata evasiva e a tratti offensiva. Per prima cosa ha proiettato sullo schermo alle sue spalle l'abstract dell'articolo di Milanovic sottolineandone la parte in cui l'autore sostiene che la disuguaglianza globale è diminuita di circa 2-3 punti dal 1980 alla fine dei '90 (se non sbaglio). Quest'operazione è stata accompagnata da un frase in cui sostanzialmente sosteneva che io fossi talmente intriso di ideologia da affermare consapevolmente delle falsità smentite dai "fatti". Nessun accenno, invece, alle tante questioni metodologiche che l'autore affronta nello stesso articolo rimarcando la necessità di trattare i suoi risultati con cautela. Al mio tentativo di puntualizzare che  in realtà nel mio intervento avevo detto tutt'altro, approfittando del microfono e della Sua posizione (giustamente) privilegiata nel dibattito, sono stato da Lei zittito con la frase "hai torto su tutto, basta non c'è discussione hai torto". Nulla è stato più detto sul resto della domanda tranne qualche accenno al fatto che c'è "gente" che tenta di mettere insieme argomenti completamente slegati come crisi e disuguaglianza (salvo dimenticarsi che proprio Lei aveva fatto questa associazione qualche minuto prima).

Scrivo questo commento per manifestarLe tutto il mio disappunto per il modo in cui ha condotto la discussione "approfittando" della sua posizione da moderatore (mi passi il termine) per sfuggire ad una dibattito che, da aspirante economista quale io sono, avrei voluto portare più sul piano delle politiche che su quello filosofico-valoriale della desiderabilità sociale di una distribuzione dei redditi più o meno egualitaria. La mia delusione è stata tanto più grande poiché, conoscendo la Sua impostazione ideologica, ero (e resto) convinto che un professore del suo calibro avrebbe potuto smontare le mie argomentazioni esprimendo una posizione più articolata di un banale "Stai zitto, hai torto, stai zitto". Una cosa del genere me la sarei aspettata da uno Sgarbi o un Brunetta (che lei stesso ha citato più volte) ma di sicuro non dal prof. Michele Boldrin.

Cordialmente
Antonio Scognamillo

Tu scrivi un bell'articolo che, sulla base di DATI VERIFICABILI, PROVI le tue affermazioni, ed io ti prendo sul serio e poi vediamo che cosa stati argomentando.

Questo commento, come il tuo intervento di sabato, e' fuffa confusa. Io non discuto affermazioni della serie "io penso che il fatto X sia accaduto" se, all'affermazione, non fa seguito almeno un pointer ad una qualche verifica empirica che X e' effettivamente accaduto. 

Idem per le teorie causali campate in aria: se sostieni che io dovrei preoccuparmi del fatto che le scoregge degli elefanti in India causano lo scioglimento dei ghiacciai ai poli, il burden di rendere il nesso causale interessante e' tuo, non mio. Hai citato Bernanke, nel tuo intervento, come "sostenitore" delle tue tesi sul nesso causale. Ti ho immediatamente mostrato che BB, nel suo blog, dice l'opposto (nel mezzo di una valanga di platitudes, nel suo stile di sempre).  ti scordi questo fatto ed insisti, offeso, che non ti avrei considerato. Male.

Tra l'altro,  sembri non prendere la discussione seriamente neanche ora. Non ti sei nemmeno sforzato di andare a leggere il blog di Milanovic che ti ho mostrato sabato. L'avessi fatto avresti evitato, per la seconda volta, di dire una cazzata. Leggi e scoprila

Vedi, lamentarsi e fare gli offesi quando non si ha nulla da dire e qualcuno te lo ricorda, e' una cosa che, in una certa Italia, vende. E', per esempio, la tattica che la signora Loretta Napoleoni ha tentato quando le ho spiegato che parla di economia a vanvera. Non ha funzionato: nel mio mondo il lamento dell'italiano che sostituisce finta forma a mancata sostanza, irrita solamente.

Se hai delle cose serie e documentate da dire, dille. Altrimenti, lamentati altrove. Ciao, m

Prendo atto

Antonio 16/6/2015 - 17:36

Sulla questione "Milanovic" (del quale ho letto anche gli articoli ed il libro oltre che il blog) Le ripeto per l'ennesima volta che l'autore enfatizza la presenza di problemi metodologici e statistici ("there are three caveats...." Leggi e scoprili) che suggeriscono un minimo di cautela nell'interpretazione dei risultati.... tutto qui. 

Per il resto, mi sono detto deluso (e non ho lamentato di essere offeso) proprio perchè speravo che i dati verificabili e la prova dell'infondatezza delle mie affermazioni venisse dal suo autorevole contributo. 

Saluti

per far ricerca (non l'unica, ma una delle caratteristiche necessarie) e' la capacita' di ammettere d'aver preso un granchio o d'aver straparlato quando e' evidente che cosi' sia.

Tu, figliolo, questa caratteristica chiaramente non ce l'hai. E pur di celare che hai (ripetutamente) preso un granchio e straparlato, straparli ancor piu'.

Peccato, per te. Ti saluto. 

Anche Paolo Mauro ( qui ) presenta dati che mostrano una decrescita del Coefficiente di Gini Globale:

the Gini coefficient of global inequality declined from 69 in 2003 to 65 in 2013,

Che poi lo stesso Milanovic nel post citato da un paio di take-away messages:

There are two take-away messages. The first is that while many national income and wealth inequalities are increasing, or are thought to be unacceptably high, global income inequality is charting  a modest decline. This is not surprising because the bulk of global inequality depends on differences in mean incomes between rich and poor countries, and these are now less than at any time since the end of  World War II. But for this trend to continue, fast growth rates of China and India are crucial. Second take-away message is this: while many national middle classes in rich countries are being hollowed out, a global middle class is emerging. The shape of the world distribution has moved from being bi-polar, with one peak of the distribution among the very poor and another among the rich, to being single-peaked with a more sizable concentration of people into something that may be called the global middle class.

Far presente i caveat posti dall'autore e scordarsi le conclusioni dello stesso autore mi pare abbastanza capzioso. 

Ha un grafico veramente impresionante (anche se la parte sinistra delle curve e formata da pochi punti (3 o 4) e percio non e' nota con precisione):

http://www.maxroser.com/economic-world-history-in-one-chart/