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Sui diritti acquisiti, o della discrezionalità politica

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Egregi,

purtroppo state utilizzando termini che in questo paese non hanno alcuna definizione giuridica.
Perciò, la discussione risulterà infinita. Come costruire un castello su sabbie mobili.
Se al contrario esistessero, in Costituzione, le semplici definizioni di tali termini, il problema si risolverebbe da solo. Anche dal punto di vista economico.

So già che qualcuno, volendo parlare di "ciò che è", non di ciò che "dovrebbe essere" (magari  citando Kelsen), riterrà il mio intervento inutile.

E' infatti questo il principio ispiratore di tutto il sistema giuridico italiano: una torre di norme sempre più alta, che sprofonda sempre di più nella melma perché le sue fondamenta (la Costituzione) sono troppo deboli.

Eppure, lo scopo di ogni speculazione teorica dovrebbe essere il miglioramento dello stato di fatto. Criticarlo, ed allo stesso tempo accettarlo, è semplicemente contraddittorio.

Vero

michele boldrin 3/8/2015 - 05:39

Però il nostro punto va un pelino al di là di quanto dici, che condivido. Ossia, osa affermare che non esista costituzione, per bella che sia, capace di fare ciò che vorremmo facesse in questo contesto (ed in altri, ma in questo soprattutto). 

Questo ovviamente non implica che non sia il caso di sforzarsi di migliorarle, le costituzioni. Consapevoli, però, che quella "che funziona sempre" non c'è né mai ci sarà. 

Vi sono istituzioni, imperfette come quelle inglesi, americane e svizzere, che perdurano da 3 o 400 anni, ancora adorate dai loro cittadini.
Ve ne sono altre, come quelle italiane, che dopo 10 anni avevano già mostrato la corda, ed i cui cittadini disprezzano giustamente con tutto il cuore.

Al tempo delle monarchie assolute di diritto divino, veniva teorizzato che non potesse essere altrimenti, perché era così dappertutto (nonostante il parlamento inglese avesse già imposto alla monarchia un habeas corpus ancora oggi molto più garantista del nostro). Eppure, non appare dimenticato un John Locke che teorizzò istituzioni completamente diverse, ispirando poi la dichiarazione di Philadelphia e l'Atto dei Diritti (che l'Italia non ha) di tutti gli stati USA e della sua Costituzione (primi 10 emendamenti).

Se parliamo con una donna somala, essa è convita che l'infibulazione sia pratica universale, male piccolo ma inevitabile, e convincerà la propira figlia alla necessità dell'operazione.

Voglio dire che è sempre sbagliato rinunciare ad elaborare una teoria solo perché si è indotti a pensare che sia "così dappertutto", o "sia sempre stato così". Se fosse così, Marconi non avrebbe mai inventato la radio, essendo in quel tempo le onde radio ritenute incapaci di superare le montagne.

In altre parole, la qualità di un gioco dipende dalle sue regole. Capisco che stiamo ancora giocando, ma perché neanche provare a proporre una loro modifica? Questo non significherebbe smettere di giocare.

In particolare, per quanto concerne il contesto previdenziale, questo è incluso in quel trattatello di argomento costituzionale di cui ho mandato una traccia a NfA. Durante la pausa estiva dovrei riuscire a finirlo.

E per questo ci si prova ed ogni tanto si scrive e si teorizza. Non mi fraintendere.

Però occorre essere coscienti delle limitazioni intrinseche a questo nostro volontarismo, altrimenti (non è il caso tuo ma è spesso il caso di molti) si finisce nei sogni degli "ismì che tutto risolvono. E lungo quella strada si sprecano energie altrimenti utili.

In ogni caso, che il nostro paese, fra altri ma il nostro in prima fila, abbia seri problemi di disegno costituzionale e che l'intero assetto costituzional-istituzionale italiano sia grandemente migliorabile non ci piove. Ma, credo, saremmo forse in 1000 a pensarla cosi' oggi come oggi. Tema scomparso da qualsiasi dibattito pubblico, purtroppo. 

Ti ringrazio per l'attenzione e la risposta. Ma ero già certo che la pensassi come me.

Non per nulla, hai scritto quel magistrale saggio contro la proprietà intellettuale che resterà per sempre una pietra miliare. Sia per l'argomento, sia come esempio di "controcorrentismo".

Ma se veramente fossimo in 1000 (ma ne basterebbero 20) ad avere le idee chiare sulla revisione costituzionale, la rivoluzione intellettuale sarebbe bell'e fatta. Perché i cittadini non ne possono più.

E come insegnava il grande Gaetano Mosca, quando cadono le "formule politiche" cambiano anche le istituzioni. Ed insieme a loro, le classi politiche.

Non e' cosi' semplice. Il passaggio dal "comprendere il mondo" al "cambiare il mondo" (mi si perdoni la citazione implicita del Karletto, che su certe cose vale la pena citare) e' MOLTO piu' difficile e complicato di quanto non solo Karletto stesso sognasse ma anche di quanto noi tutti ci immaginiamo. Credimi :)

Vero, cambiano le une quando cadono le altre.

Ma, da un lato, ci sono i "long and variable lags" che, se non valgono forse piu' per la teoria della moneta, certamente valgono nella determinazione dello hiatus temporale fra quanto un sistema istituzionale diventa incapace d'essere utile a quando viene cambiato. Se gli hiatus non ci fossero non avremmo visto tante civilta', culture e paesi decadere inesorabilmente per decenni e secoli.

Dall'altro quando un sistema istituzionale cade non sempre vi e' spazio o opportunita' per sostituirlo con uno migliore, molte volte viene sostituito da uno peggiore. L'Italia ne sa qualcosa: al giolittismo fece seguito il fascismo ed alla cosidetta "prima repubblica" la "seconda". In entrambi i casi "peso el tacon del buso" :)