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Sui diritti acquisiti, o della discrezionalità politica

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Giovanni, molto dipende anche dall'entità di Y e di come è suddiviso (Y1 e Y2) tra lavoratore (che vede in busta il primo) ed azienda, che paga il secondo senza pero' farlo apparire in busta. Nel caso italiano Y è enorme. Vale 1/3 della busta paga lordo-azienda. Poi  ci sono altri contributi obbligatori ed infine le imposte; la busta si dimezza.

A fronte di questo il netto ricevuto è basso e quindi questo rappresenta un sacrificio poi in termini di consumi. Si accetta piu' o meno con la speranza che prima o poi "tocchi a me". Un grande prelievo oggi crea quindi grandi aspettative per il domani.

Nel caso svizzero (da cui ho attinto parecchio per la l'articolo che scrissi qui) la trattenuta previdenziale lorda (Y) del sistema a compartizione è del 10%, suddivisa in parti uguali tra lavoratore e datore. Non dico che questo comporti assenza di aspettative ma c'è da dire che essendo il sistema abbastanza stabile (e la svizzera economicamente pure) non c'è necessita ogni anno di riformarlo o di adeguare prelievi e prestazioni. Le modifiche al sistema pensionistico (revisioni) sono calendarizzate ogni 10 anni , dopo aver preso atto di come ha funzionato la precedente revisione decennale. Essendo questo solo uno dei due pilastri (l'altro è quello a capitalizzazione, privato, solitamente attorno al 16%) si minimizzano gli effetti di lievissime limature decnnali nel primo. Come risultato qui il termine "diritti acquisiti" è praticamente assente dal dibattito politico.