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Sui diritti acquisiti, o della discrezionalità politica

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Mia moglie ha cessato la sua attività lavorativa una decina di anni fa; la normativa al tempo vigente (dipendenti privati) prevedeva il diritto alla pensione di vecchiaia al compimento del 60° anno di età. Ora la normativa è cambiata e questo diritto diverrà fruibile 7 o 8 anni dopo. Non c'è un'emergenza economica perchè io, che lavoro ancora, guadagno abbastanza per tutti e due, ma mia moglie è egualmente molto seccata. Un'imposta patrimoniale che oltrepassi il rendimento normale del capitale è una violazione del diritto di proprietà dei cittadini, o almeno ci somiglia molto, così come le ingiustificate lungaggini per rientrare in possesso di un immobile abusivamente occupato, che può anche essere la casa di abitazione, o una di esse. In altre parole in Italia il diritto di proprietà è piuttosto strapazzato. Posso essere d'accordo che modifiare un trattamento pensionistico già in corso sia ingiusto, ma non maggiormente ingiusto di altre manipolazioni alle quali assistiamo continuamente. Ma c'è dell'altro; come qualcuno ha giustamente ricordato quello italiano è un sistema a ripartizione: non c'è alcun fondo accumulato da qualche parte per pagare le pensioni future. I diritti patrimoniali vantati dagli attuali pensionati consistono quindi nel ricevere quanto prelevato dai lavoratori ancora in attività; prelevato forzosamente perchè nessun opting-out è permesso. Chiaramente se si altera il rapporto numerico fra pensionati e lavoratori in attività e si vuole mantenere costante l'erogazione ai pensionati si dovrebbe aumentare l'aliquota contributiva che attualmente è già il 33% (un terzo a carico del lavoratore, due terzi a carico del datore di lavoro) una delle più alte d'Europa. I giovani (e "quasi giovani") sono chiamati a rispettare un "patto generazionale" che è stato stipulato senza consultarli è che di giorno in giorno diventa più gravoso e non è impossibile che come scriveva Hirshman nel secolo XX dopo una ribellione (voice) scelgano in massa la defezione (exit) che in questo caso si configurerebbe come emigrazione. Emigreranno in massa i più brillanti, motivati e produttivi, quelli che sono in grado di produrre un reddito elevato e potenzialmente di pagare alte tasse contributi; per differenza rimarranno i bamboccioni, quelli che si aspettano che qualcun altro risolva i loro problemi; difficilmente saranno in grado di produrre abbastanza per mantenere in equibrio il sistema.

A scanso di equivoci, non espongo quanto sopra con compiacimento, ma con costernazione.