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Sui diritti acquisiti, o della discrezionalità politica

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Ti ringrazio per l'attenzione e la risposta. Ma ero già certo che la pensassi come me.

Non per nulla, hai scritto quel magistrale saggio contro la proprietà intellettuale che resterà per sempre una pietra miliare. Sia per l'argomento, sia come esempio di "controcorrentismo".

Ma se veramente fossimo in 1000 (ma ne basterebbero 20) ad avere le idee chiare sulla revisione costituzionale, la rivoluzione intellettuale sarebbe bell'e fatta. Perché i cittadini non ne possono più.

E come insegnava il grande Gaetano Mosca, quando cadono le "formule politiche" cambiano anche le istituzioni. Ed insieme a loro, le classi politiche.

Non e' cosi' semplice. Il passaggio dal "comprendere il mondo" al "cambiare il mondo" (mi si perdoni la citazione implicita del Karletto, che su certe cose vale la pena citare) e' MOLTO piu' difficile e complicato di quanto non solo Karletto stesso sognasse ma anche di quanto noi tutti ci immaginiamo. Credimi :)

Vero, cambiano le une quando cadono le altre.

Ma, da un lato, ci sono i "long and variable lags" che, se non valgono forse piu' per la teoria della moneta, certamente valgono nella determinazione dello hiatus temporale fra quanto un sistema istituzionale diventa incapace d'essere utile a quando viene cambiato. Se gli hiatus non ci fossero non avremmo visto tante civilta', culture e paesi decadere inesorabilmente per decenni e secoli.

Dall'altro quando un sistema istituzionale cade non sempre vi e' spazio o opportunita' per sostituirlo con uno migliore, molte volte viene sostituito da uno peggiore. L'Italia ne sa qualcosa: al giolittismo fece seguito il fascismo ed alla cosidetta "prima repubblica" la "seconda". In entrambi i casi "peso el tacon del buso" :)