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Sui diritti acquisiti, o della discrezionalità politica

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Premesso che sono incompetente di materie giuridiche, approfitto della sua competenza in materia per porLe due domande.
Sfogliando qua e la mi pare che il principio rebus sic stantibus da Lei citato sia accolto con molta reticenza, soprattutto nei paesi del codice napoleonico come il nostro, pur essendo esso in apparenza assai ragionevole. Mi pare di intuire la ragione: non è tanto il fatto che esso sia in palese contrasto con  il pacta sunt servanda, ma il senso stesso di un accordo vincolante.
Come già evidenziato dal dibattito originale, quasiasi accordo/contratto diviene significativo soltanto in quei casi in cui senza di esso, al momento della sua applicazione, il contraente (stato o privato è indifferente) non si comporterebbe come previsto dal contratto se questo non ci fosse.
In tutti quei casi in cui la condotta prevista dal contratto è anche conveniente, il contratto è superfluo.
Ammettendo che i contratti/accordi siano condizionati nella loro efficacia al perdurare delle condizioni di convenienza reciproca che - evidentemente, almeno se sono stati liberamente sottoscritti - avevano quando furono firmati, si intacca il loro significato.

Per questo forse, anche quando il principio viene accolto, esso è inserito preliminarmente nel contratto stesso, enumerando esplicitamente quelle condizioni che, se verificatesi, risolverebbero il contratto o giustificherebbero la sua rinegoziazione.
E' il caso della revisione del prezzo che il codice degli appalti prevede qualora il costo dei matariali sia aumentato di più del 10% che cita Lei.
L'eccezione è prevista già nel contratto generale, e soprattutto quantificata (10%).
E' arduo stabilire quali condizioni siano "imprevedibili" ed "eccezionali" in modo non arbitrario, soprattutto se il potere di stabilirlo è in capo a uno dei contraenti (lo Stato).

Anche se il sistema pensionistico attuale è a ripartizione, il contribuente e futuro pensionato misura le sue possibilità ed opera le sue scelte di vita (anche) in base alle aspettative che questo contratto gli offre. E non solo da quando inizia a percepire la pensione: in teoria (anche in pratica, per i più previdenti) da quando inizia a versare contributi.
Quindi qualunque "riforma" delle pensioni si voglia operare, questa deve garantire, certo, sostenibilità per i bilanci dello Stato, ma anche per i bilanci delle famiglie.
E' necessario tenere conto di questa esigenza: l'ammontare della futura pensione deve essere noto con ragionevole precisione al contribuente con largo anticipo; e non imprevedibile poiché modificabile senza difficoltà da ogni futura maggioranza parlamentare.