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Sui diritti acquisiti, o della discrezionalità politica

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Osservo:

- non tutte le imposte sono universali. Esistono imposte che vengono pagate solo da una parte dei cittadini (per esempio i proprietari di immobili) e sono destinate a voci particolari di spesa (per esempio l'illuminazione e  manutenzione delle strade cittadine etc).

Da questo punto di vista, non vedo una differenza sostanziale tra (certe) imposte e i contributi: la legge prevede che i lavoratori siano obbligati a versare certe somme che sono utilizzate per pagare le pensioni ai pensionati. Così come i proprietari immobiliari sono obbligati a versare somme destinate alla manutenzione delle strade. Questo al netto delle casse autonome, in cui il funzionamento è analogo ma autogestito dalla categoria.

Il futuro trattamento pensionistico dovrebbe essere ragionevolmente prevedibile, ma dovrebbe esserlo anche il futuro carico fiscale, perchè anche in base ad esso si operano scelte di vita. Il che non è.

Per la grande maggioranza degli italiani, la grande maggioranza dei risparmi accumulati in generazioni sono conservate sotto forma di investimento immobiliare. Le imposte sugli immobili sono triplicate nel corso degli ultimi dieci anni, stravolgendo le condizioni economiche dei molti che avevano pensato di assicurarsi un reddito investendo in appartamenti da affittare.

Lo stesso discorso può essere fatto per chi ha impiantato imprese investendo capitali ingenti o 

ha intrapreso una carriera di studi lunga e costosa per ottenere una qualifica professionale che, all'epoca della scelta, assicurava un certo ritorno o reddito, che oggi è assai ridotto non solo per la crisi economica ma anche per l'aumento della pressione fiscale.

Quello che voglio dire è che nessun contribuente ha un diritto certo e acquisito per sempre a una determinata pressione fiscale, cioè a tenersi in tasca una quota minima garantita del reddito che guadagna dal suo lavoro. E perchè mai i pensionati avrebbero il diritto di incassare le somme previste a spese dei contribuenti, senza se e senza ma, anche se i contribuenti schiantano sotto la pressione fiscale e contributiva? A me pare insostenibile. 

 

 

 Le imposte sono comunque universali, una volta soddisfatte certe condizioni, p.e. la proprietà di una casa (IMU) o un reddito minimo di 12.000 euro (IRPEF). 

 La contribuzione INPS non soddisfa questo principio di universalità. Se prendiamo, per esempio, gli sgravi degli oneri contributivi concessi dal Jobs Act appare evidente che le pensioni future pagate ai nuovi assunti saranno pagate solo con i contributi degli iscritti all’INPS, non certo da chi è iscritto agli ordini.

Le baby pensioni le stanno pagando con i contributi degli iscritti all’INPS, non con i contributi di chi è iscritto agli ordini. 

Inoltre, a parità di reddito, non tutti pagano la stessa contribuzione, contrariamente alle imposte. I dipendenti pagano il 33%, i commercianti il 24%, gli iscritti alla gestione separata il 27,72% e gli iscritti agli ordini hanno una loro contribuzione. 

 

Anche da un punto di vista economico-finanziario, le tasse sono un ricavo a titolo definitivo per lo Stato, i contributi sono registrato come debito nella contabilità dell’INPS, specialmente ora che vige il contributivo. Ed è proprio questa natura di debito che presuppone un rapporto a prestazioni reciproche. 

 

Per quanto riguarda, gli investimenti immobiliari o le imprese, lì si parla di rischio di investimento e rischio di impresa. Chiunque faccia una cosa del genere sa che le condizioni possono cambiare.

 

Per la previdenza, invece, è una cosa diversa.

 

In un piano pensione a benefici definiti – il c.d. retributivo – il proponente – i.e. lo Stato – si assume coscientemente il rischio di pagare una certa cifra indipendentemente dai contributi versati.  

 

Personalmente penso che dare tutti quei soldi all’INPS costituisce uno spreco del risparmio nazionale, visto che se fossero impiegati in maniera più produttiva – e non solo per pagare le pensioni in cambio di rendimenti legati al PIL dello 0 virgola tanto percento – potrebbero consentire ai lavoratori di avere pensioni più alte e di continuare comunque a pagare le pensioni pregresse.

 

Se si pensa che la soluzione è il taglio delle pensioni, si proceda pure.

 

Poi dopo siamo sicuri che il Paese è pronto a rimettersi in piedi dopo aver prostrato il nonno, che a sua volta ha trasmesso nervosismo ai figli che a loro volta hanno messo in agitazione i nipoti?