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Sui diritti acquisiti, o della discrezionalità politica

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 Le imposte sono comunque universali, una volta soddisfatte certe condizioni, p.e. la proprietà di una casa (IMU) o un reddito minimo di 12.000 euro (IRPEF). 

 La contribuzione INPS non soddisfa questo principio di universalità. Se prendiamo, per esempio, gli sgravi degli oneri contributivi concessi dal Jobs Act appare evidente che le pensioni future pagate ai nuovi assunti saranno pagate solo con i contributi degli iscritti all’INPS, non certo da chi è iscritto agli ordini.

Le baby pensioni le stanno pagando con i contributi degli iscritti all’INPS, non con i contributi di chi è iscritto agli ordini. 

Inoltre, a parità di reddito, non tutti pagano la stessa contribuzione, contrariamente alle imposte. I dipendenti pagano il 33%, i commercianti il 24%, gli iscritti alla gestione separata il 27,72% e gli iscritti agli ordini hanno una loro contribuzione. 

 

Anche da un punto di vista economico-finanziario, le tasse sono un ricavo a titolo definitivo per lo Stato, i contributi sono registrato come debito nella contabilità dell’INPS, specialmente ora che vige il contributivo. Ed è proprio questa natura di debito che presuppone un rapporto a prestazioni reciproche. 

 

Per quanto riguarda, gli investimenti immobiliari o le imprese, lì si parla di rischio di investimento e rischio di impresa. Chiunque faccia una cosa del genere sa che le condizioni possono cambiare.

 

Per la previdenza, invece, è una cosa diversa.

 

In un piano pensione a benefici definiti – il c.d. retributivo – il proponente – i.e. lo Stato – si assume coscientemente il rischio di pagare una certa cifra indipendentemente dai contributi versati.  

 

Personalmente penso che dare tutti quei soldi all’INPS costituisce uno spreco del risparmio nazionale, visto che se fossero impiegati in maniera più produttiva – e non solo per pagare le pensioni in cambio di rendimenti legati al PIL dello 0 virgola tanto percento – potrebbero consentire ai lavoratori di avere pensioni più alte e di continuare comunque a pagare le pensioni pregresse.

 

Se si pensa che la soluzione è il taglio delle pensioni, si proceda pure.

 

Poi dopo siamo sicuri che il Paese è pronto a rimettersi in piedi dopo aver prostrato il nonno, che a sua volta ha trasmesso nervosismo ai figli che a loro volta hanno messo in agitazione i nipoti?