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Sovranità nazionale e mercati finanziari

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A me sembra che quanto proposto ridurrebbe il costo del debito fatto esternamente ad un dato Paese, ma sia sostanzialmente impraticabile. La cessione del quinto e simili meccanismi funzionano perche' all'interno di uno Paese lo Stato ha monopolio della giustizia e della forza e l'individuo non puo' sottrarsi. In contesto internazionale non c'e' una legge ben definita, manca chi abbia titolo legale alla coercizione forzosa, e la sensibilita' presente e' che coercizioni forzose da uno Stato su un altro non siano auspicabili ne' utili. Poi il diritto di prelievo sarebbe ex-ante, mentre l'esercizio della riscossione privilegiata in caso di problemi del debitore dovrebbe comunque essere esercitata coercitivamente ex-post in caso di bancarotta, con tutti i problemi delle trattative o eventuali coercizioni ex-post.
In generale, ritengo che indebitarsi all'estero da parte di uno Stato sovrano oltre una percentuale modesta (diciamo 10% del PIL) sia una pessima idea, e specularmente per il complesso dei creditori avere un'esposizione complessiva globale verso uno Stato sovrano oltre il 10% del suo PIL sia sbagliato, nel caso generale. E' molto meglio che ogni Stato si indebiti coi suoi contribuenti ed elettori. Con loro ha una sorta di contratto, mentre l'unico vero vincolo di uno Stato sovrano verso i creditori esteri sono considerazioni di credibilita', affidabilita', immagine. Esposizioni superiori appaiono ragionevoli in contesti molto integrati come l'area Euro (ad un certo punto credo l'Italia era in debito del 50% del suo PIL e forse piu' con l'estero), ma come si e' visto a sufficienza l'evoluzione degli squilibri ha chiarito che anche in area Euro che esposizioni eccessive erano concretamente troppo rischiose. In passato ci sono state limitazioni di sovranita' ex-ante ma mi sembra sempre estorte con la forza e mantenute con la coercizionie effettiva di uno Stato estremamente piu' potente su uno Stato succube e sottomesso. Non mi sembra un modello ne' utile ne' auspicabile da riprodurre oggi. Insomma, per me e' meglio limitare l'indebitamento, e le organizzazioni internazionali e gli Stati devono evitare di salvare i creditori privati e le banche che prestano ad uno Stato sovrano insolvente. Questa strategia non e' utile a trattare i debiti di Stati falliti come la Grecia e probabilmente falliti come l'Italia. Per la Grecia sarebbe onesto e utile ammettere che era insolvente gia' ai tempi del primo salvataggio e farla fallire, azzerando il debito a spese dei creditori. Mantenere il debito Greco e allo stesso tempo chiedere pezzi di sovranita' in cambio di aiuti ha solo senso se l'obiettivo finale e' un'unione europea che diventi uno Stato sostanzialmente centralista finanziariamente e politicamente, un esito che personalmente vedo negativamente. E' meglio per me che ogni Stato rimanga sovrano e libero di fare e rescindere contratti (anche di debito) come desidera, col solo costo della sua credibilita' internazionale come sottoscrittore di contratti e debitore. Questa mi sembra la soluzione piu' soddisfacente anche per evitare una cattiva offerta politica interna agli Stati falliti o semi-falliti, tesa ad addebitare la colpa a complotti internazionali esteri, e a proporre soluzioni nazional-sovraniste che nascondono ed eludono la soluzione dei reali problemi interni.