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Sui CPT

Francesco Forti 13/8/2015 - 12:11

Ora che so cosa vuol dire la sigla ho rintracciato e scaricato i dati XLS. Grazie.
A prima vista c'è una cosa che non torna. Prendendo in considerazione gli aggregati massimi (spese correnti, spese in conto capitale, spese totali; entrate correnti, in conto capitale e totali) sia per PA che per SPA (settore pubblico allargato) le entrate eccedono sempre le spese. Il che per una nazione che da decenni è in costante deficit mi dice che qualche cosa non va nei dati. Eppure ho trattato i loro dati in modo automatico, con tabelle Pivot. Difficile quindi fare un calcolo sui residui fiscali (con o senza previdenza) se alla radice risulta che nel 2013 entrano in PA 850,554 miliardi e ne escono 808,815. Non abbiamo un avanzo di 40 miliardi (anzi dovremmo avere un disavanzo di 49) quindi a quei dati manca qualche cosa (nelle spese) per completare un quadro. Oppure c'è qualche cosa di troppo, nelle entrate. O entrambe le cose.

Preso atto dei dati riepilogativi ISTAT (vedere qui a pagina 18) l'unica soluzione è che i CPT includano piu' volte entrate in enti (locali e regionali) che sono uscite di altri ma non adeguatamente trattate. Infatti ISTAT indica 772,479 miliardi di entrate e 826,262 miliardi di spese, dati ben distanti da quanto elaborabile con i CPT. Ed allora a cosa servono?

Nota: sulle discrepanze con i dati ISTAT se ne accenna anche qui ma il link al pdf che le spiega ora non funziona. Mi pare che comunque la somme dei due errori (+40 miliardi invece che -49) non possa essere chiamata "discrepanza". Siamo oltre il 5% del PIL e quindi il 10% della spesa pubblica.

Nota: sulle discrepanze con i dati ISTAT se ne accenna anche qui ma il link al pdf che le spiega ora non funziona

Qui puoi trovare la nota metodologica.

Due note:

  1. L'uso dei CPT per giustificare una narrativa incentrata su degli enormi trasferimenti territoriali non l'ho inventato io, hai già notato che Lodovico Pizzati li ha usati, con vari caveat, in alcuni articoli qui su NfA. Sono stati usati come evidenza in questo senso, oltre che in innumerevoli articoli giornalistici, anche da soggetti istituzionali [1].
  2. L'intuizione che togliendo le poste previdenziali i residui fiscali a favore delle regioni del sud si assottigliano sensibilmente, ed a volte scompaiono, non è mia (a me l'ha fatta notare Massimo Costa qualche anno fa). Qui sullo stesso punto ad esempio Maria Flavia Ambrosanio, Massimo Bordignon e Floriana Cerniglia, 2008, un testo che è molto critico sui CPT.

Pur prendendo i dati grezzi dei CPT con le pinze, dubito che possa essere messa in dubbio la tesi che il problema italiano non sia determinato da trasferimenti geografici (e che questi anzi siano insufficienti per promuovere investimenti in conto capitale tali da incentivare una convergenza), ma da trasferimenti intergenerazionali, e che quindi il problema sia essenzialmente dovuto alla struttura demografica del paese.

trovo utile l'insistenza di Riolo sulla struttura demografica italiana, ma da profano mi chiedo, e chiedo agli esperti e a Riolo stesso:

- quanto può l'immissione di immigrati, che Riolo propone a decine di milioni in non tanti anni, favorire di per sé la crescita?

- è realistica un'immissione di questa grandezza senza crescita?

- una crescita robusta non è invece una pre-condizione necessaria per un'immissione di immigrati di quell'ordine di grandezza?

Aggiungerei che il tipo di crescita influirebbe sulla qualità dell'immigrazione. Il mio dubbio è che, sebbene interdipendenti, la crescita abbia una qualche priorità su di un'immigrazione così massiccia.

Spero non siano domande troppo stupide, o domande a cui è già stata data risposta qui.

- è realistica un'immissione di questa grandezza senza crescita?

 

Lo scenario centrale di previsione dell'ISTAT per la popolazione italiana nel 2040 ipotizza una immissione di quell'ordine di grandezza (vado a memoria ed ad occhio, 11 milioni di stranieri ed una decina di milioni di naturalizzati, se riesco a trovare il tempo stasera o domani verifico e pubblicherò un grafico su quella stima, ma sono certo che l'ordine di grandezza sia lo stesso).

 

- una crescita robusta non è invece una pre-condizione necessaria per un'immissione di immigrati di quell'ordine di grandezza?

 

Una crescita robusta con la struttura demografica italiana non è realizzabile. Una crescita fragile sì, se si riesce a trasformare tutto il paese in un mitico iperproduttivo nord-est devoto esclusivamente all'export, e magari convincere i partner commerciali a non svalutare mai (e.g. Cina, USA, BRICs...).

L'Italia ha bisogno di riforme strutturali E di 20/25/30 milioni di immigrati nei prossimi 25 anni, e se non si aggiungono anche politiche a supporto della fertilità continuerà ad avere bisogno di immigrati anche dopo.

Se l'immigrazione è costituita da gente che lavora e consuma, certo che c'è crescita. Bisogna vedere, direi, quanto lavora (produttività) e quanto puo' quindi consumare.
A conti fatti la cosa funziona se l'immigrazione è selezionata. Si dice. Pero' non ne sono del tutto convinto. Certo, accettare solo ing. o altri tipi di laureati, o quadri tecnici già skillati aiuta. Ma forse anche "disperati di tutto il mondo unitevi" potrebbe funzionare se sanno tirarsi su le maniche e dare un calcio nel culo ai "lavativi". A me pare che già oggi una massa di disperati capaci pero' di lavorare per offrire servizi utili a tutti ed a buon prezzo stiano producendo piu' valore aggiunto di tanti laureati in materie umanistiche. Opps, mi è scappato.

Ho analizzato lo scenario centrale di previsione dell'ISTAT per la popolazione italiana per l'anno 2040, quindi per i prossimi 25 anni. Il risultato é che, sotto ipotesi iper ottimistiche (la naturalizzazione di tutti i 4 milioni e passa di residenti stranieri attualmente in Italia, nessun residente, cittadino o meno, che emigri piú dall'Italia dal 2015 in poi, mi viene che servono per realizzarlo 16 milioni e mezzo di immigrati!

Spero che chiunque usi quello scenario centrale per fare previsioni sulla sostenibilitá magari del sistema previdenziale, lo usi con un bel po' di sale ... 

ISTAT 2040 centrale 16485589 v2

bisogna vedere anche dove si stabilisce questa popolazione, all'interno dell'Italia. Per ora i flussi sono prevalentemente verso Nord, il che in un periodo di calo del PIL ha impoverito molto di piu' il Nord del Sud, secondo i dati di PIL procapite a livello reginale. Vedere qui un articolo di Alberto Lusiani su Scenarieconomici.it

Allora, con calma e con tutti i puntini necessari sulle "i".
Non mi interessa chi abbia in passato (qui in nFA o altrove) usato questi dati per dimostrare A o NON-A.
Non mi interessa che si voglia mostrare o di-mostrare.
Dico solo che se l'obbiettivo è quello di indagare sui residui fiscali, un sistema come il CPT che già nel saldo nazionale tra entrate e spese 2013 (ultimo dato, quindi in base alla nota il piu' perfetto e rettificato possibile) indica un +40 (miliardi) mentre nella realtà (ISTAT e non solo) è -49, presenta un grosso problema di fondo e cioe' che non serve ad un beato *****. Si tratta di importi che sommati sarebbero equivalenti a diverse finanziarie "lacrime e sangue", non bruscolini, non "discrepanze".
Ora io non sono un professore in economia e nemmeno in medicina ma come prassi dell'analisi statistica dei dati direi che prima di indagare sull'ombelico ed i suoi peli (il saldo tra spese ed entrate regionali con o senza la previdenza) vado a vedere se il complesso dei dati presenti nel dataset corrisponde alla realtà almeno per un +/- 1%. Perchè se cerco variazioni minime (per mostrare o dimostrare) devo essere assolutamente sicuro che dette variazioni siano significative. Se il mio dataset differisce dalla realtà per un 10%, come posso esaltarmi se trovo variazioni dello zerovirgola?

Avevo scritto una risposta chilometrica, ho toccato per sbaglio il backspace, e si è persa ... tra i vari argomenti che toccavo il fatto che la previdenza non fosse un pelo sull'ombelico, ma un elefante in una stanza, e che avevo controllato l'ammontare della previdenza confrontandolo con il bilancio INPS, con il quale differiva per il 2013 per 1 miliardo. Facevo anche notare che 2 dei 3 grafici proposti a Stefano Longano fossero rapporti tra spese, e che guardando allo SPA, i totali di entrate ed uscite sono più ravvicinati. Questo pur trovandomi abbastanza d'accordo con buona parte della tua risposta.