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D.L. Fallimenti: che c'è di buono e che c'è di cattivo (Prima Parte)

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1) poter decidere, almeno fino ad una certa classe di volume d'affari, se contabilizzare sul fatturato o sull'incassato. Tra l'altro mi risulta che lo stato italiano contabilizzi sull'incassato (e sul pagato) tanto è vero che per non gonfiare defict e debito ha per anni ritardato i pagamenti alle imprese. E che dette imprese debbano pure pagare le tasse sui soldi che non hanno ancora incassato.

2) Anche nel caso della contabilizzazione sul fatturato, concedere riserve (qui si chiamano "del credere") adeguate. Come minimo un 5% ma in certi settori anche di piu'. 

3) compensare i pagamenti della PA alle imprese con tasse dovute alle stesse imprese alla PA.

4) semplificare il regime delle microattività, rendendo esenti i primi 100'000 euro dall'IVA. 

5) istituire un pubblico registro dei mancati pagamenti, collegato alle procedure fallimentari e di riscossione esecutiva. In questo modo chiunque stia per firmare un contratto puo' conoscere la solvibilità e la posizione debitoria della controparte.

6) Per quanto riguarda le società di capitali, se i debiti superano la metà del capitale sociale i casi sono due: o si aumenta il capitale sociale o si portano i libri in tribunale, per la procedura fallimentare.