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Letture per il fine settimana, 3-10-2015

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Interessante l'intervista al prof. Bisin, ma si vede che vive in Amerika e non (più) in Europa. I "burocrati europei" non contano niente: le decisioni oggetto dell'articolo si prendono nell'Eurogruppo, al quale partecipano ministri; il ruolo dei burocrati europei è poco più che portare il caffè e fare fotocopie. Le decisioni sono prese da ministri, dei quali si può pensare bene o male, ma che certamente non sono burocrati; questi, come tutti i burocrati del mondo fanno ciò che gli viene detto di fare.

Prendo spunto da questo per mettere a fuoco il mutamento del ruolo delle istituzioni europee sviluppatosi gradualmente negli ultimi 15-20 anni. In pratica quando qualche governo deve prendere un provvedimento necessario ma impopolare, e non vuole assumersene la responsabilità politica si oganizza un'iniziativa europea in tal senso, e poi quando finalmente il provvedimento viene adottato il governo si giustifica "ce lo impone l'Europa".  A questo punto verrebbe la pena di estendere la possibilità di utilizzare questo comodo strumento anche ai comuni cittadini: la UE potrebbe erogare apposite normative che regolino la gestione delle camere degli adolescenti e gli orari di uscita e riento: "rimetti in ordina la tua camera, te lo impone l'Europa"; "devi rientrare alle 22, te lo impone l'Europa" e perchè non un regolamento sulle modalità di spremitura dei tubetti di dentifricio.

Ora devo scappare, a minuti comincia una conferenza: "il problema della calvizie e il ruolo delle istituzioni europee".

Bisogna distinguere i livelli di competenza: è ovvio che ci sono questioni nelle quali l'ultima parola spetta ai governi degli Stati Membri, ma nell'ambito delle sue attribuzioni - quelle previste dai trattati - l'UE conserva il potere d'iniziativa in campo legislativo e tutti i poteri di natura amministrativa. Poi non dimentichiamo la Corte di Giustizia, per molti versi motore dell'integrazione.

Sul fatto che i burocrati facciano quel che gli viene detto di fare io sono meno ottimista, almeno in Italia. Questa nota di Ichino descrive uno stato di cose che non solo è inquietante, ma mi sembra susciti anche poche reazioni:

http://www.pietroichino.it/?p=36112

Mah, accetto la frecciata, ma il problema non e' che non sto in Europa ma che penso da economista per giunta un po' teorico: che le decisioni siano prese da burocrati europei o a da governi che si nascondono dietro il partavento dell'Europa, nulla cambia ai fini del mio discorso/argomento.