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Il Nobel Memorial Prize in Economics ad Angus Deaton

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mi piace molto questa lettura della storia della scienza alla feyerabend. l'anarchismo metodologico non è una posizione teorica, è un fatto storico che traduce bene la reale pratica della ricerca scientifica. più che a questioni metodologiche, infatti, la speculazione metateorica rilevante (cioè quella che gli scienziati fanno non quando sono troppo immaturi o troppo vetusti) si occupa della composizione e ricomposizione delle grandi cornici concettuali entro le quali inquadrare i risultati della ricerca per renderli produttivi. 

di questo interessante dibattito l'unica cosa che non mi convince è l'uso di questa locuzione "vero e fondamentale" (che mi pare sia una citazione di una cosa scritta su un social da qualcuno). la scienza non ha fondamenti veritativi. la categoria di "verità" non ha niente a che fare con la pratica scientifica. si dovrebbe comprendere fin dalla prima scuola che la scienza non dimostra nessuna verità, la scienza semplicemente "esplora", è attività incessante di esplorazione e dunque accumula materiali rinvenuti, traccia mappe e percorsi, guida e si fa guidare dalla curiosità come dagli interessi e dalle necessità. in questo senso i nobel spesso sottolineano alcuni risultati preziosi che certi individui hanno conseguito a vantaggio dell'attività esplorativa collettiva (penso per esempio ai nobel dati ad Akerlof o a Buchanan, per restare nell'economia), talvolta - come nel caso di Deaton - mi pare che premino più che altro il rigore dell'approccio alla ricerca in quanto tale.

più che l'istituzione in sè a me non piace il modo in cui viene recepita e divulgata, che trasforma un riconoscimento interno al mondo scientifico in un atto scioccamente politico. quel che diventa importante sui media non è il conferimento del nobel in quanto effetto successivo al maturarsi di una carriera o di una scoperta, ma il conferimento in quanto atto che produce echi, suscita interpretazioni e orienta il dibattito politico. questo degrada il nobel a "gesto" e pertanto inevitabilmente gli attribuisce una natura sgradevolmente sottoculturale.