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Il Nobel Memorial Prize in Economics ad Angus Deaton

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C'è un vero e proprio mercato delle pubblicazioni, specie ora che c'è Internet e non è necessario metter su una rivista. Troppe riviste, troppi articoli, troppo di tutto. Avevo un lavoro in inglese che nessun giornale maggiore mi ha accettato. L'ho mandato ad uno di quelli che si pubblicizzano per e mail, lo hanno accettato richiedendo delle revisioni ridicole, e chiedendo anche  1.500 euro di contributo (5.000 per un anno). Ho rifiutato, e mi hanno fatto lo sconto: 1.000 euro. Ho rifiutato ancora ed il presso è sceso a 359 euro!!!!!!! A questo punto, sentiti gli altri autori, pagheremo. Ormai il lavoro è troppo datato.... Perdono!!!!!!!!!

se pubblichi in quelle riviste non ti legge nessuno.  E quindi è uno spreco di soldi. In realtà, spesso non si leggono neppure gli articoli in riviste tradizionali di seconda fascia

d'altra parte pubblicare in riviste di prima fascia, almeno in medicina, è difficilissimo, specie su argomenti come la gestione del SSN che ha specificità poco comprensibili all'estero (es. l'impatto delle esenzioni dal ticket su qualità e costi). Se non altro lo mettiamo in CV. Per me, a 63 anni,  poco importa (anche perchè in italiano è stato pubblicato su riviste importanti), ma per i miei coautori, giovin poulain universitari, qualcosa conta. Il problemaè del rumore informativo nella ricerca è anche questo, la necessità di pubblicazioni per far carriera in ambito professionale e universitario (oltre a un pò di narcisismo diffuso).

Prima di mandare un lavoro a una rivista così poco seria, pensateci bene. Certe pubblicazioni possono diventare un boomerang, nel migliore dei casi possono essere ignorate, in altri essere viste come un difetto! Prima di mandare il vostro lavoro, date un occhio qui:

http://scholarlyoa.com/