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Il Nobel Memorial Prize in Economics ad Angus Deaton

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michele boldrin 15/10/2015 - 19:26

Ho evitato di commentare quanto scritto da Gianfranco Savino perché avrebbe aperto un dibattito troppo complesso. Ma questo commento mi stimola a far capire che il silenzio in questo caso non è assenso. Per svariate ragioni

- Per ogni definizione "maneggiabile" di cosa possa essere la verità negarne l'esistenza e ridurre tutto a "doxa open for public debate" è un errore grave che di fatto impedisce di capire come funzioni la ricerca persino in campi (come quelli delle scienze sociali) dove le ondate di doxa sono più frequenti, ampie e apparentemente vincenti che in altri campi. La verità esiste nella misura in cui il mondo (ed il mondo include i prodotti della nostra mente, come la matematica) rispetta almeno una qualche regola. Che non deve nemmeno essere stabile nel tempo visto che non c'è nulla di "falso" in "datare" le leggi. Infatti, poiché affermazioni in negativo (del tipo "la terra non è rotonda") sono frequentissime e costituiscono il 99,9% per cento di ciò che la ricerca produce, occorre rendersi conto che esse fanno parte della verità scientifica.

- Su metodo vs merito, ha già detto il commento anteriore.

- Che una serie temporale oscilli non implica che non sia una serie convergente. Persino i processi caotici hanno degli attrattori non full measure. L'errore fundamentale di Feyerabend e seguaci è questo: aver confuso la varianza del processo con il suo trend o limite.
 

sì, è vero, questo tipo di argomenti tendono a sfociare in dibattiti insostenibili con i mezzi di un blog e quasi sempre inutilmente estenuanti. non essendo io un seguace di nulla e di nessuno, non ho particolari motivi per dissentire da quanto scritto dal prof. Boldrin. anzi, in generale, credo che nessuno che si interessi a qualunque titolo di scienza, anche senza avere le competenze da ricercatore o la matura comprensione delle questioni teoriche implicate nella ricerca che ha il prof. Boldrin, possa dissentire da quanto sostiene nel commento sopra.

del commento di Andrea Moro mi piaceva l'implicita assunzione della dimensione fortemente storica della ricerca scientifica e dell'idea che la questione del metodo appartiene più all'astrattezza delle interpretazioni popperiane della scienza che alla pratica scientifica come concretamente e storicamente si determina. tutto qui. la tesi di Feyerabend sull'anarchismo metodologico non ha molto a che vedere col tipo di questioni e di "errori" che il prof. Boldrin evidenzia nel suo commento, non affronta formalmente i problemi del "vero", del "falso", del "verificato", del "falsificabile", del "convenzionale", dell'"operativo" nella scienza: si limita più che altro a discutere se e in che misura il metodo scientifico formalizzato da Galilei abbia realmente contribuito al concreto procedere della scienza e se e in che misura le sue violazioni, le sue forzature, le sue eccezioni non siano invece essenziali a questo procedere. a ben leggerla è molto meno estrema e provocatoria di quanto correntemente si ritiene e mi sembrava affine a ciò che più o meno esplicitamente leggevo nel commento di Andrea Moro. associare Feyerabend a di bella e a non so chi altro come nel commento dell'ingegnere mi sembra invece superficiale e ingeneroso. 

ciò detto, non vedo materia per una vera dialettica tra posizioni contrapposte, che potrebbe alimentarsi solo di equivoci e imprecisioni.

Lungi da me accostare Feyerabend alla lista di nomi (provocatoriamente) proposti nel commento sopra.

Non sono un epistemologo ne' un filosofo, quindi questo per me e' un terreno scivoloso. Volevo solo evidenziare che alcune interpretazioni di Feyerabend, possono essere sfruttate come alibi per chi scienziato non e' e, nonostante questo, propugna le sue teorie come scientifiche. Una specie di relativismo scientifico, se mi si permette il paragone.

Tutto questo senza considerare in maniera ne' superficiale ne' ingenerosa il lavoro ed pensiero di Feyerabend, che per altro fornisce spunti di riflessione davvero interessanti.

Rimandiamo ad un'altra sede (se vi sara' l'occasione) una discussione approfondita sul tema che, come si sara' capito, mi sta molto a quore (relativismo grammaticale, per sdrammatizzare!).