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Il Nobel Memorial Prize in Economics ad Angus Deaton

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sì, è vero, questo tipo di argomenti tendono a sfociare in dibattiti insostenibili con i mezzi di un blog e quasi sempre inutilmente estenuanti. non essendo io un seguace di nulla e di nessuno, non ho particolari motivi per dissentire da quanto scritto dal prof. Boldrin. anzi, in generale, credo che nessuno che si interessi a qualunque titolo di scienza, anche senza avere le competenze da ricercatore o la matura comprensione delle questioni teoriche implicate nella ricerca che ha il prof. Boldrin, possa dissentire da quanto sostiene nel commento sopra.

del commento di Andrea Moro mi piaceva l'implicita assunzione della dimensione fortemente storica della ricerca scientifica e dell'idea che la questione del metodo appartiene più all'astrattezza delle interpretazioni popperiane della scienza che alla pratica scientifica come concretamente e storicamente si determina. tutto qui. la tesi di Feyerabend sull'anarchismo metodologico non ha molto a che vedere col tipo di questioni e di "errori" che il prof. Boldrin evidenzia nel suo commento, non affronta formalmente i problemi del "vero", del "falso", del "verificato", del "falsificabile", del "convenzionale", dell'"operativo" nella scienza: si limita più che altro a discutere se e in che misura il metodo scientifico formalizzato da Galilei abbia realmente contribuito al concreto procedere della scienza e se e in che misura le sue violazioni, le sue forzature, le sue eccezioni non siano invece essenziali a questo procedere. a ben leggerla è molto meno estrema e provocatoria di quanto correntemente si ritiene e mi sembrava affine a ciò che più o meno esplicitamente leggevo nel commento di Andrea Moro. associare Feyerabend a di bella e a non so chi altro come nel commento dell'ingegnere mi sembra invece superficiale e ingeneroso. 

ciò detto, non vedo materia per una vera dialettica tra posizioni contrapposte, che potrebbe alimentarsi solo di equivoci e imprecisioni.

Lungi da me accostare Feyerabend alla lista di nomi (provocatoriamente) proposti nel commento sopra.

Non sono un epistemologo ne' un filosofo, quindi questo per me e' un terreno scivoloso. Volevo solo evidenziare che alcune interpretazioni di Feyerabend, possono essere sfruttate come alibi per chi scienziato non e' e, nonostante questo, propugna le sue teorie come scientifiche. Una specie di relativismo scientifico, se mi si permette il paragone.

Tutto questo senza considerare in maniera ne' superficiale ne' ingenerosa il lavoro ed pensiero di Feyerabend, che per altro fornisce spunti di riflessione davvero interessanti.

Rimandiamo ad un'altra sede (se vi sara' l'occasione) una discussione approfondita sul tema che, come si sara' capito, mi sta molto a quore (relativismo grammaticale, per sdrammatizzare!).