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Lo strano caso dell'abolizione dell'IMU

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Come detto da Sandro, il post e' sbrigativo, sono quei post che noi chiamiamo "twitteroni", commenti brevi (ma non banali) sul fatto degl giorno in cui pero' molto resta purtroppo tra le righe. In questo caso l'affermazione che piu' a suscitato scandalo e' stata la seguente:

Il Sig. Rossi ha una casa ma non ha la liquidità per pagare elevate imposte sugli immobili? La casa può essere venduta e così l'imposta evitata. Per vivere in un appartamento, anche uno bello e confortevole, non c'è bisogno di esserne i proprietari.

L'affermazione (certamente provocatoria) intendeva fare il seguente punto: una casa, sia essa la prima, la seconda, o la terza, e' un asset (un'attivita'), al pari di un titolo del debito pubblico italiano e di un conto corrente alle Cayman. Infatti se uno ha 100mila euro puo' decidere di detenerli in una qualsiasi di queste - e altre - forme (i costi di transazione del passaggio da una all'altra forma possono essere alti, ma questo e' un altro problema).

L'ostinazione di considerare la prima casa come un asset diverso, speciale, sacro, tutta un'altra cosa perche' noi o chi ce l'ha lasciata in eredita' ce la siamo sudata (non e' cosi' per ogni asset che si possiede?) e' alla base della confusione scatenata dalla mia affermazione. Un asset produce un ritorno per chi lo possiede. Il titolo del debito pubblico italiano produce interessi. Una casa produce un ritorno monetario se la dai in affitto oppure servizi abitativi di pari valore se ci stai dentro (sia che tu ci stia dentro 12 mesi all'anno -- prima casa -- sia che tu ci stia dentro poche settimane all'anno -- seconda casa). Per consumare quotidianamente servizi abitativi non e' necessario possedere l'asset che li produce, esattamente come per consumare quotidiniamante acqua non e' necessario possedere un pozzo.

"La casa puo' essere venduta" nella provocatoria affermazione in questione significa esattamente questo: il consumo di servizi abitativi puo' essere separato dalla proprieta' dell'asset che li produce.  La soluzione proposta da Sandro,

una soluzione che si potrebbe adottare è quella di postporre il pagamento della tassa fino alla morte dell'occupante, per poi farla pagare al momento dell'eredità. Si eviterebbero in tal modo le storie sulle povere vecchiette senza soldi che abitano in case con imposte così alte da non poterle pagare.

 e' infatti tra le righe di quello che ho scritto, perche' e' equivalente (esattamente equivalente) alla vendita di una frazione della nuda proprieta'. Sandro propone un interessante schema consistente nella cessione di tale frazione allo stato (che per definizione di nuda proprieta' viene incamerata alla morte dell'usufruttuario) a titolo di imposta (o tassa, che dir si voglia; chiedo scusa, in risposta a un altro commento, per la confusione tra tasse e imposte, che sono  cose diverse, lo so bene, ma la semantica non fa sostanza in questo caso; i pragmatici anglosassoni non sono andati in rovina di finanza pubblica per l'assenza di una tale distinzione e vivono benissimo con income tax e property tax)

Un altro argomento che leggo nei commenti e' che l'IMU e' iniqua perche' si tassa un bene che e' stato gia' tassato all'acquisto con reddito tassato quando e' stato prodotto. Faccio solo notare che questo e' vero anche per il bollo dell'auto, il "canone" RAI, e molte altre altre tasse.

il senso della proposta, ma mi sembra che finirebbe per trasformare l'imposta fondiaria in un doppione dell'imposta di successione. Va considerato poi che, in teoria, le imposte o tasse sulla casa sarebbero di pertinenza dei comuni mentre quella di successione spetta allo stato: occorrerebbe congegnare un meccanismo di ripartizione tra i due enti. Come suole, l'intendence suivrà.

Il senso della proposta è quello di evitare problemi di liquidità per soggetti che hanno basso reddito e in generale poca ricchezza liquida ma vivono, per svariate ragioni, in case che hanno imposte elevate (questo significa tipicamente, anche se non sempre, che hanno un buon livello di ricchezza immobiliare).

Provo a spiegare meglio. Supponiamo che nell'anno 2015 io debba pagare una ammontare pari a 100 euro. Affermo di non essere in grado di pagarlo. Mi viene quindi concesso di pagarlo l'anno successivo, accrescendo la somma di un interesse r. Nel 2016 ricevo quindi una richiesta di pagamento pari a 100, ammontare per il 2016, più 100x(1+r), ossia l'arretrato per il 2015. Posso pagare o meno, o pagare solo una parte. La parte non pagata viene passata all'anno successivo, applicando un tasso di interesse r, e così via. Questo può essere continuato fino a che la casa viene venduta (al momento del pagamento la ricchezza immobiliare si trasforma in ricchezza liquida e lo stato riceve gli arretrati) o fino alla morte del soggetto con conseguente passaggio di proprietà (gli eredi devono pagare gli arretrati prima di ricevere l'immobile).

Se convenga o meno dilazionare il pagamento dipende dal tasso di interesse applicato. Se per esempio r fosse il tasso d'interesse medio pagato sul debito pubblico più una costante lo Stato potrebbe trarne vantaggio. Per il pagatore ci sarebbe il vantaggio di evitare problemi di liquidità. Faccio anche notare che in questi casi gli eredi potrebbero avere interesse ad aiutare l'occupante dell'abitazione a pagare l'imposta immediatamente. Questo avverrà ogni qualvolta essi hanno ricchezza liquida a disposizione sulla quale ricevono un tasso d'interesse inferiore a r, ossia l'interesse di mora applicato dallo stato.

A me pare che uno schema del genere sia superiore rispetto a quello attuale, in cui occorre pagare senza se e senza ma l'ammontare, ignorando possibili problemi di liquidità. Lo Stato non perde soldi perché l'ammontare pagato cresce a un tasso superiore a quello pagato sul debito. Il contribuente sta meglio perché ha il modo di superare problemi di liquidità.

Io non credo che il numero di persone con grossi problemi di liquidità e incapace di far fronte a IMU o TASI sia effettivamente così alto, ma qualcuno c'è. In ogni caso questo schema eliminerebbe un problema e un alibi. Con valori ragionevoli di r (per esempio, il 3% in più del costo medio del debito pubblico) si scoraggerebbero comportamenti opportunistici e la gran maggioranza pagherebbe comunque l'imposta subito.

Non mi pare nemmeno un problema quello dell'afferenza degli ammontari a diversi enti. Se il titolare della somma è il comune, a tale ente andranno i soldi al momento della vendita della casa o della successione, atto previo alla ripartizione dei beni tra gli eredi.

Una cosa simile c'è nel diritto cantonale svizzero e si chiama ipoteca legale a garanzia di tributi cantonali di diritto pubblico.
Se il contribuente, dotato di proprietà immobiliare, ha problemi gravi di liquidità (insolvenza dichiarata da ufficio esecuzione e fallimenti) tutte le tasse cantonali e comunali non pagate si trasformano in un'ipoteca legale di pari valore che verrà riscossa al momento della vendita o della sucessione. Chi compra viene avvisato dal notaio dovrà pagare in certo importo al fisco. Pratica che vale pero' per tutte le imposte non pagate, non solo per la tassazione della proprietà. Qui il fisco non puo' far fallire nessuno e sotto la soglia di povertà non è possibile procedere per via esecutiva, nemmeno se uno ha la casa. Nel computo delle imposte non pagate sono previsti ovviamente gli interessi di ritardo, calcolati con un interesse legale determinato annualmente.

glissiamo?

dragonfly 18/10/2015 - 15:58

(i costi di transazione del passaggio da una all'altra forma possono essere alti, ma questo e' un altro problema).

sì, è un altro problema che però è rilevante e che il governo si guarda bene dall'affrontare. ad esempio: il registro che per la gioia dei duellanti qua sopra, può essere tassa o anche imposta, ma che comunque  è medievale come concetto (il bollo, la ceralacca) e caro come il fuoco.

si può pensare che in un mercato fortemente illiquido, una riduzione dei costi di transazione abbia effetti vigorosi...magari si poteva cominciare da lì.